Il Consiglio dei ministri, riunito il 4 agosto 2026, ha approvato su proposta del Ministro della difesa Guido Crosetto il disegno di legge per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale. Il testo interviene prevalentemente sul Codice dell’ordinamento militare e distribuisce la trasformazione lungo l’intera catena che conduce dall’indirizzo politico alla capacità operativa: organizzazione del vertice, integrazione interforze, contrasto alla minaccia ibrida, dominio cibernetico, sistemi senza equipaggio, personale specialistico, tutela giuridica, infrastrutture, ricerca e procedure di acquisizione.
Il provvedimento è stato approvato dal Governo e avvia ora il percorso parlamentare. Il comunicato del Consiglio dei ministri conferma le principali direttrici già emerse nello schema: riorganizzazione del vertice interforze, istituzione del Comando interforze Cyber Intel e del Centro contro la minaccia ibrida, disciplina dei sistemi senza equipaggio, valorizzazione degli specialisti cyber, sostegno alla ricerca militare e accelerazione delle procedure di acquisizione.
Il disegno di legge mantiene un impianto organico che collega organizzazione, capacità operative e strumenti amministrativi. La logica complessiva è chiara: la prontezza non dipende esclusivamente dai mezzi disponibili, ma dalla capacità dello Stato di decidere, integrare competenze, trattenere professionalità, proteggere infrastrutture e trasformare rapidamente risorse e innovazione in effetti operativi.
Le sette analisi del dossier
Difendere lo Stato nell’era della guerra ibrida: cultura della difesa, nuovi teatri operativi e competizione informativa
La cultura della difesa, la protezione dello spazio informativo e il riconoscimento della minaccia ibrida come condizione permanente della competizione.
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Dalla tecnologia alla prontezza: il ruolo strategico del personale militare
Competenze, alloggi, mobilità, tutele e incentivi come componenti di una politica del capitale umano orientata alla prontezza operativa.
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Cyber, autonomia e competenze
Spazio cibernetico, autorità cyber, brevetto di Specialista Cyber Militare e sistemi unmanned letti come architettura di capacità, non come interventi tecnici isolati.
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Dalla difesa “a comparti” alla governance della decisione
La riorganizzazione del vertice, l’interforze e il raccordo interministeriale come strumenti per governare crisi energetiche, ambientali, tecnologiche e militari.
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Infrastrutture della Difesa: dal supporto logistico al dominio operativo
Patrimonio immobiliare, energia, reti digitali, procedure ambientali e Difesa Servizi come elementi della resilienza e della continuità operativa nazionale.
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La fine dell’innocenza dottrinale: il DDL Difesa come imperativo di sovranità multidominio
Una lettura strategica del provvedimento come tentativo di colmare il ritardo decisionale, superare i silos e adattare il comando alla velocità della competizione contemporanea.
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Difesa e politica industriale nel nuovo DDL: industria, innovazione e cooperazione internazionale al servizio della capacità strategica nazionale
Politica industriale, cooperazione internazionale, sicurezza energetica e ricerca tecnologica come componenti integrate della capacità strategica nazionale.
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L’architettura della riforma
Il primo asse riguarda la qualità della decisione. Il testo modifica la struttura dello Stato maggiore della difesa, introduce due figure di Sottocapo con funzioni distinte, ridefinisce il Comitato dei Capi e colloca al vertice militare un’articolazione più chiaramente interforze. Il nuovo Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida dovrebbe sviluppare esercitazioni complesse, anche interministeriali e inter-agenzia, sperimentare concetti operativi e contribuire alla dottrina. Parallelamente, l’esperienza in organismi interforze entra progressivamente tra i requisiti per l’avanzamento ai gradi più elevati.
Questa scelta interviene sulla cultura organizzativa prima ancora che sulla struttura formale. Il DDL assume che una crisi contemporanea non possa essere letta attraverso una sola Forza armata o un unico settore amministrativo. Cyber, energia, ambiente, logistica, infrastrutture e informazione convergono nello stesso spazio strategico. L’interforze diventa quindi un metodo di formazione del decisore e una condizione per abbreviare il tempo necessario a costruire una risposta coerente.
Nuove attribuzioni sulla cultura della difesa e sulla memoria storica; riorganizzazione dello Stato maggiore; Comitato dei Capi; Centro interforze contro la minaccia ibrida; requisiti di esperienza interforze.
Rappresentanza e assistenza giuridica, responsabilità per danni in situazioni eccezionali, disciplina dei sistemi militari senza equipaggio e specificità delle aree operative e addestrative.
Definizione dello spazio cibernetico di interesse nazionale, attribuzioni del Capo di stato maggiore della difesa quale autorità cyber, brevetto, ferme e incentivi per gli specialisti.
Valutazioni ambientali dedicate, alloggi e immobili, cooperazione con Stati esteri, riconoscimento di prove esterne, fondo per la ricerca militare, procedure negoziali e valorizzazione degli asset.
Cyber e sistemi senza equipaggio: dal riconoscimento giuridico alla capacità
Il nucleo più esplicitamente innovativo riguarda lo spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato, il cui perimetro sarà identificato e aggiornato dal Ministro della difesa. Al Capo di stato maggiore della difesa sono riconosciute la qualifica di autorità cyber del Ministero e la responsabilità unica dei dati, ferme restando le competenze delle altre autorità nazionali. Il Reparto informazioni e sicurezza assume inoltre la denominazione di Comando interforze Cyber Intel.
Il DDL costruisce inoltre una filiera professionale dedicata: brevetto di Specialista Cyber Militare, ferma quinquennale prorogabile, premio incentivante per le ulteriori ferme biennali e specifica indennità per operatore cyber. È istituito un Fondo per l’incentivazione nel settore della cybersicurezza, con una dotazione di 1,574 milioni di euro per il 2027 e di 15 milioni annui a decorrere dal 2036. La questione strategica resta la capacità di formare e trattenere competenze rare in competizione con il mercato civile.
L’articolo 5 affronta parallelamente i sistemi navali, subacquei e aeromobili senza equipaggio, riconoscendo mezzi a controllo remoto o autonomo e definendo responsabilità, registrazione, certificazione e impiego. È il tentativo di ridurre la distanza tra sviluppo tecnologico e quadro ordinamentale. La sfida successiva sarà dottrinale: stabilire come questi sistemi si integrino con comando umano, regole d’ingaggio, sicurezza, sperimentazione e interoperabilità.
Il personale come infrastruttura della prontezza
Il DDL non contiene un unico capitolo organico sul personale, ma distribuisce misure che incidono sulla sostenibilità dell’impiego. La rappresentanza diretta in giudizio e la tutela per fatti connessi al servizio, gli alloggi, la formazione specialistica cyber, le ferme e gli incentivi compongono un quadro nel quale il capitale umano è trattato come fattore di capacità. La modernizzazione produce deterrenza solo quando esistono persone in grado di impiegare, mantenere e integrare tecnologie complesse dentro una catena decisionale affidabile.
Da questa prospettiva, welfare, mobilità e tutela giuridica non sono elementi separati dalla prontezza. Incidono sull’attrattività delle carriere, sulla disponibilità al trasferimento, sulla permanenza delle competenze e sulla certezza dell’azione in contesti operativi. Il rischio è che gli interventi restino paralleli. La loro efficacia richiederà una politica coerente del personale che colleghi reclutamento, formazione, impiego, progressione, condizioni familiari e riconoscimento delle professionalità critiche.
Infrastrutture e procedure: la velocità entra nella sicurezza nazionale
Il provvedimento interviene anche sul rapporto tra capacità militare e amministrazione. Attribuisce al Ministro della difesa la competenza sull’esclusione dalla valutazione di impatto ambientale dei progetti aventi quale unico obiettivo la difesa nazionale, amplia le possibilità di permuta degli immobili, rafforza la cooperazione con Stati esteri e riconosce, quando necessario, i risultati delle prove effettuate presso centri di test esterni accreditati. È inoltre istituito il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica militare, con una dotazione iniziale di dieci milioni di euro annui a decorrere dal 2026.
Le disposizioni negoziali puntano a ridurre i tempi quando sono in gioco prontezza operativa e continuità delle infrastrutture destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale. Anche la valorizzazione degli asset del Ministero e l’ampliamento degli strumenti di Difesa Servizi S.p.A. rispondono alla ricerca di maggiore flessibilità. Qui si concentra una tensione decisiva: accelerare senza indebolire trasparenza, controllo, sostenibilità finanziaria e tutela degli interessi pubblici. La rapidità è una capacità strategica, ma deve restare governata.
Una lettura trasversale: dalla somma degli strumenti al sistema di capacità
Considerato nel suo insieme, il DDL approvato dal Governo prova a spostare il baricentro della Difesa dalla gestione per comparti alla costruzione di un sistema. Il vertice viene orientato all’integrazione; la minaccia ibrida entra nella formazione e nella dottrina; il cyber viene riconosciuto come dominio, organizzazione e professione; i sistemi senza equipaggio ricevono una cornice giuridica; infrastrutture, ricerca e procurement vengono trattati come fattori della continuità operativa.
Il provvedimento non risolve automaticamente il divario tra norme e capacità. Nuovi comandi, fondi, qualifiche e procedure producono effetti solo se accompagnati da risorse adeguate, decreti attuativi tempestivi, interoperabilità, valutazione dei risultati e una leadership capace di evitare che l’integrazione diventi un ulteriore livello burocratico. La vera misura della riforma sarà la riduzione del ritardo decisionale e operativo.
Catene di comando, esperienza interforze e sperimentazione devono aumentare velocità, coerenza e responsabilità.
Formazione, tutela, mobilità e permanenza delle competenze trasformano investimenti e piattaforme in prontezza reale.
Reti, energia, immobili, sistemi cyber-fisici e logistica concorrono direttamente alla resilienza nazionale.
Semplificazioni, ricerca e procurement devono accorciare i tempi senza sottrarre le scelte strategiche a controllo e valutazione.
Con l’approvazione del Consiglio dei ministri si apre la fase parlamentare. Saranno determinanti le eventuali modifiche apportate dalle Camere, i successivi atti attuativi e la capacità amministrativa di rendere operative le nuove disposizioni. Le sette analisi raccolte in questo dossier osservano la stessa trasformazione da prospettive differenti e complementari: cultura e informazione, capitale umano, cyber, governance, infrastrutture, sovranità multidominio e politica industriale della Difesa.
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