La parte meno visibile della sicurezza nazionale

Quando si parla di Difesa, l’attenzione si concentra quasi inevitabilmente su reparti, mezzi, missioni e tecnologie. È la dimensione visibile dello strumento militare, ma non l’unica. Prima dell’impiego operativo, ogni capacità attraversa una filiera amministrativa fatta di programmazione, bilancio, reclutamento, formazione, appalti, infrastrutture, trattamento economico, contenzioso, protezione dei dati, sicurezza sul lavoro, standard tecnici e rapporti con l’industria. La Difesa non è solo Forza Armata, ma anche una delle sue amministrazioni più complesse. Nella competizione tecnologica, industriale e cognitiva, la qualità di questa macchina incide direttamente sulla capacità nazionale. Il personale civile non ne costituisce la retrovia: assicura continuità, competenza specialistica e legalità dell’azione amministrativa.

Il passaggio ordinamentale più rilevante degli ultimi anni è la separazione tra Segretariato Generale della Difesa (SEGREDIFESA) e Direzione Nazionale degli Armamenti (DNA). Il D.P.C.M. 20 giugno 2024, n. 99, adottato in attuazione dell’art. 4, comma 2, del D.L. 22 giugno 2023, n. 75, ha distinto le due cariche; il D.M. 20 marzo 2025 ne ha definito l’articolazione degli uffici. La riforma, promossa dal Ministro Guido Crosetto, mira a rendere più chiara la catena delle responsabilità e a rafforzare ricerca, innovazione tecnologica, politica industriale e procurement militare, valorizzando al contempo la dirigenza civile.

La separazione non crea due amministrazioni estranee, ma distingue funzioni che devono restare coordinate. SEGREDIFESA governa l’area amministrativa generale e assicura l’unità di indirizzo delle Direzioni Generali; la DNA, sulla base degli indirizzi del Ministro e delle direttive tecnico-operative del Capo di Stato Maggiore della Difesa, traduce i requisiti militari in programmi di ricerca, sviluppo, produzione e acquisizione. Il primo garantisce continuità, legalità e coordinamento; la seconda raccorda fabbisogno operativo, tecnologia, industria e cooperazione internazionale. La capacità militare nasce dalla tenuta di questo raccordo, non dalla prevalenza di una funzione sull’altra.

Fonti: Ministero della Difesa, Brochure “Segretariato Generale della Difesa”, maggio 2026; D.P.C.M. 20 giugno 2024, n. 99; D.M. 20 marzo 2025; D.L. 22 giugno 2023, n. 75, convertito dalla L. 10 agosto 2023, n. 112.

Il Segretariato Generale come governo della continuità

Il Segretario Generale della Difesa (SGD) è il vertice amministrativo del Dicastero e oggi è ricoperto dal Consigliere Fabio Mattei, nominato nel marzo 2025. Egli dipende direttamente dal Ministro della Difesa per le attribuzioni amministrative e, limitatamente a quelle tecnico-operative, dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano. È coadiuvato dal Vice Segretario Generale, il Generale di Corpo d’Armata Mauro D’Ubaldi, già Comandante Logistico dell’Esercito e prezioso relatore alla conferenza “Cultura della Difesa” del 18 settembre 2025 e del relativo Report. Un abbinamento vincente perché l’affiancamento di un Vice militare di grande esperienza a un Segretario civile raccorda la responsabilità dell’alta amministrazione con la conoscenza delle esigenze tecnico-operative. SEGREDIFESA indirizza, coordina e controlla le Direzioni Generali, governa le risorse e l’organizzazione degli organismi dipendenti e presidia, tra l’altro, relazioni sindacali, affari giuridici, economici, disciplinari e sociali del personale della Difesa.

Sono funzioni poco esposte nello spazio pubblico, ma decisive per il funzionamento quotidiano del Ministero. Bilancio, controllo di gestione, protezione dei dati, formazione specialistica, approvvigionamenti, contenzioso e sicurezza sul lavoro non sono attività collaterali: permettono di attuare decisioni politiche e militari entro regole certe, con risorse disponibili e responsabilità individuabili. Senza questa base, anche un programma avanzato resta vulnerabile nei tempi, nei costi e nella sostenibilità.

Il valore strategico di SEGREDIFESA emerge nel lungo periodo. I programmi della Difesa attraversano più esercizi finanziari e producono effetti giuridici, industriali e organizzativi che superano i singoli cicli decisionali. La continuità amministrativa è quindi una componente della prontezza: consente allo Stato di mantenere gli impegni e di correggere le scelte senza disperdere competenze e memoria istituzionale.

La DNA e il ciclo della capacità

La Direzione Nazionale degli Armamenti, guidata dal 4 giugno 2025 dall’Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani, presidia il punto nel quale il fabbisogno militare incontra ricerca, sperimentazione, industria, innovazione tecnologica e programmi di armamento. Il Direttore è affiancato dal Vice Direttore Nazionale degli Armamenti, la Dirigente Generale Dott.ssa Luisa Riccardi – graditissima relatrice alla presentazione del Report sulla “Cultura della Difesa” del 21 maggio 2026 – che assicura la componente civile al vertice dell’area tecnico-industriale. L’attuale assetto è quindi speculare: al Segretario Generale civile si affianca un Vice militare; al Direttore Nazionale militare, un Vice civile. La compresenza porta nello stesso livello decisionale esperienza operativa, continuità amministrativa e competenza giuridico-manageriale. La funzione della DNA non si esaurisce nell’acquisto di mezzi o sistemi d’arma: comprende il governo tecnico-amministrativo dell’intero ciclo che conduce dal requisito operativo alla disponibilità della capacità.

Una tecnologia diventa capacità solo quando è valutata, finanziata, contrattualizzata, testata, certificata, integrata e sostenuta nel tempo. Alla DNA spetta coordinare questi passaggi, evitando che l’innovazione resti un prototipo o che il requisito operativo non trovi una soluzione industriale praticabile. Il Ministro Guido Crosetto ha collegato la nuova configurazione della Direzione al rafforzamento della governance e alla gestione integrata di risorse e programmi. Il compito è reso più complesso da programmi multinazionali, filiere transnazionali e dal dialogo con industria, università, centri di ricerca e imprese dual-use. La distinzione tra SEGREDIFESA e DNA separa le responsabilità senza interrompere il ciclo unitario che conduce alla prontezza.

Fonti: NATO, Industrial Capacity Expansion Pledge, 2024; NATO, Updated Defence Production Action Plan, 2025.

Il personale civile come capitale istituzionale

La Direzione Generale per il Personale Civile (PERSOCIV), oggi diretta dalla Dott.ssa Maria De Paolis, amministra una componente che non può essere definita per sottrazione come semplice “personale non militare”. Cura reclutamento, stato giuridico, impiego, mobilità, formazione, disciplina, trattamento economico e previdenziale, pari opportunità, welfare, tutela assistenziale, relazioni sindacali e contenzioso. Sono funzioni che incidono sulla capacità del Ministero di acquisire e trattenere competenze, governare le carriere, prevenire conflitti e assicurare continuità organizzativa.

Il contributo civile emerge nelle professionalità che rendono applicabili le decisioni: giuristi, ingegneri, informatici, funzionari contabili, esperti di contratti, tecnici infrastrutturali e specialisti del personale e dei dati. La componente militare assicura comando, disciplina, impiego e prontezza operativa; quella civile garantisce memoria amministrativa, legalità degli atti, sostenibilità dei programmi e continuità professionale. Sono funzioni distinte, la cui efficacia dipende dall’integrazione entro responsabilità chiare e una cultura comune.

La lezione NATO: dalla spesa alla capacità

La prospettiva NATO amplia il quadro. Il NATO Defence Planning Process (NDPP) assegna agli Alleati obiettivi di capacità e valuta, attraverso un ciclo periodico, la coerenza tra politiche nazionali, piani e risorse; il punto non è soltanto quanto si spende, ma che cosa quella spesa rende effettivamente disponibile: forze pronte, sistemi interoperabili, scorte, infrastrutture, sostegno logistico e resilienza a lungo termine.

L’Industrial Capacity Expansion Pledge del 2024 impegna gli Alleati ad ampliare la produzione, accelerare il procurement multinazionale, applicare gli standard NATO e proteggere le filiere critiche. L’Updated Defence Production Action Plan del 2025 sviluppa questa linea attraverso domanda aggregata, ordini di lungo periodo, conoscenza della capacità produttiva e resilienza delle supply chain. Per l’amministrazione nazionale la conseguenza è concreta: lo stanziamento produce deterrenza quando diventa contratto eseguibile, consegna verificata, sistema interoperabile e supporto sostenibile. Le competenze civili e tecnico-amministrative sono parte di questo risultato.

Fonti: NATO, Defence Planning Process; NATO, Industrial Capacity Expansion Pledge, 2024; NATO, Updated Defence Production Action Plan, 2025.

Il paradosso della modernizzazione

Con la complessità tecnologica cresce il bisogno di amministrazione qualificata. Il Rapid Adoption Action Plan della NATO, approvato nel 2025, punta a ridurre i tempi di adozione mediante acquisizioni più rapide, test, verifica e formazione dei responsabili di procurement e pianificazione. DIANA opera nella stessa direzione collegando imprese, centri e utilizzatori finali. Il nodo non è individuare una tecnologia promettente, ma condurla dal laboratorio all’impiego a condizioni giuridiche, tecniche e operative affidabili.

Per questa ragione, agilità e legalità non sono termini alternativi. Accelerare significa eliminare duplicazioni, anticipare la verifica dei requisiti, rendere più chiara la responsabilità decisionale e accettare un margine di rischio controllato. Non significa ridurre le garanzie, attenuare i controlli o trasferire all’industria la decisione strategica; un’amministrazione moderna deve essere più veloce proprio perché sa dove esercitare il controllo e con quali criteri.

Fonti: NATO, Rapid Adoption Action Plan, 2025; NATO DIANA.

Amministrazione abilitante della Difesa

L’espressione «amministrazione abilitante della Difesa» descrive l’insieme delle funzioni civili, tecniche, giuridiche, contabili, infrastrutturali, contrattuali e organizzative che traducono indirizzi politici, risorse, requisiti operativi e innovazione in strumenti disponibili, sostenibili e interoperabili. «Abilitante» non è un’assoluzione della burocrazia, ma un criterio di risultato. L’amministrazione adempie alla propria funzione quando riduce i tempi senza comprimere le garanzie, standardizza senza irrigidire, controlla senza paralizzare, mantiene distinta la responsabilità pubblica dal dialogo con industria e Forze Armate e investe sul personale civile.

Ne deriva una conseguenza ordinamentale e strategica: la Difesa del futuro sarà più tecnologica, integrata e interoperabile, ma anche più dipendente dalla qualità della propria amministrazione. La capacità di governare la complessità diventerà parte della capacità militare stessa.

Il capitale umano della prontezza

La misura utile non è il volume dell’apparato amministrativo, ma il contributo offerto alla preparazione, al sostegno e alla disponibilità dello strumento militare. La modernizzazione richiede competenze in procurement militare, capability planning NATO, contrattualistica internazionale, cyber, intelligenza artificiale, protezione dei dati, standardizzazione, gestione dei programmi e innovazione dual-use. Sono professionalità difficili da reclutare e trattenere senza percorsi formativi e di carriera coerenti.

Rendere la carriera civile nella Difesa più attrattiva è una scelta di sicurezza nazionale. Il reclutamento deve essere collegato alla programmazione delle competenze, alla formazione continua e alla mobilità professionale. Servono inoltre percorsi di lavoro integrati, nei quali chi formula il requisito operativo, chi governa la procedura, chi negozia con l’industria e chi assicura la sostenibilità giuridico-contabile condividano tempi e linguaggi, senza confondere i ruoli.

La cultura della Difesa non può fermarsi alla sola dimensione operativa. Ogni capacità impiegata è il risultato di decisioni precedenti: programmazione, finanziamento, acquisizione, verifica, addestramento, manutenzione e amministrazione. La forza dello Stato si manifesta nell’impiego dei suoi strumenti, ma si costruisce nella capacità, meno visibile, di prepararli, sostenerli e conservarne l’efficacia nel tempo.

Fonti: Brochure SEGREDIFESA, maggio 2026; Ministero della Difesa, profili istituzionali di SEGREDIFESA, DNA e PERSOCIV, 2025-2026; NATO, Industrial Capacity Expansion Pledge; Updated Defence Production Action Plan; Rapid Adoption Action Plan; NATO DIANA.

“La capacità militare si costruisce prima dell’impiego: nella filiera che traduce risorse, competenze, contratti e tecnologia in prontezza operativa”
Michele Punzi

Michele Punzi

Consulente editoriale di DYNAMES. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche della Sicurezza, si occupa di governance pubblica, sicurezza nazionale, diritto delle istituzioni e analisi strategica, con particolare attenzione al rapporto tra amministrazioni, territorio, resilienza istituzionale e trasformazioni geopolitiche. Contribuisce alla definizione dell’indirizzo editoriale della piattaforma.