← Torna agli Eventi
Resoconto post-evento

Brussels Dialogues

Il nuovo paradigma della Sicurezza e Difesa. Riflessioni dalla tavola rotonda del 14 ottobre 2026 al Parlamento europeo.

Data14 ottobre 2026
SedeParlamento europeo · Sala Spinelli 1H1
FormatoTavola rotonda strategica su invito

Premessa

Portare “Cultura della Difesa e Sicurezza” nel dibattito europeo era un passaggio fondamentale. Farlo attraverso la formula della tavola rotonda, nel rispetto della Chatham House Rule, è stata una scelta di metodo condivisa con LUISS – Scuola di Giornalismo e la mia partner del progetto Giovanna Cozzolino di FORM&ATP: creare uno spazio nel quale prospettive istituzionali, industriali, militari, accademiche, professionali e dell’informazione potessero confrontarsi con maggiore libertà. È con questo spirito che l’incontro al Parlamento Europeo, ospiti dell’On. Elena Donazzan, ha preso vita e ha restituito un confronto particolarmente ricco.

Nel corso della discussione, il necessario riferimento ai processi, agli strumenti e alle architetture attraverso cui organizzazioni sovranazionali come Unione Europea e NATO costruiscono capacità e sicurezza ha progressivamente lasciato emergere una dimensione ancora più profonda: quella sociale, democratica e umana della fase di trasformazione che stiamo vivendo. Era, in fondo, il punto al quale ci aspettavamo di arrivare. Perché difesa, sicurezza e resilienza non riguardano soltanto gli apparati che se ne occupano professionalmente: interrogano ciò che una società considera essenziale, ciò che è disposta a proteggere e la capacità delle sue componenti di riconoscersi in responsabilità, finalità e linguaggi comuni.

È qui che assume significato l’approccio whole-of-society. La resilienza non si costruisce all’interno di un’unica istituzione, né può essere affidata esclusivamente alla dimensione militare. Richiede il contributo coordinato di istituzioni, industria, mondo dell’informazione e della comunicazione, ricerca, professioni, corpi intermedi, comunità e cittadini. In questo quadro, comunicazione e relazioni pubbliche diventano infrastrutture immateriali della resilienza democratica: strumenti per rendere comprensibili fenomeni complessi, costruire fiducia prima delle crisi, avvicinare mondi che non sempre dialogano e prevenire che la distanza tra istituzioni e società si trasformi in incomprensione. È la stessa prospettiva che ho recentemente proposto nel percorso della Commissione FERPI “Sicurezza, Difesa e Resilienza”. ferpi.it

Il tempo, tuttavia, è tiranno e, al contempo, galantuomo. Una Roundtable di due ore non avrebbe potuto esaurire la profondità delle esperienze e dei punti di vista presenti al tavolo. Per questo il 14 ottobre non rappresenta una conclusione, ma l’avvio di un percorso di approfondimento. Dopo la restituzione sintetica e non attribuita curata da Danilo Mattera, nel rispetto della Chatham House Rule, i lavori proseguono attraverso una raccolta di contributi firmati e prospettive differenti sulle questioni emerse dal confronto.

L’obiettivo non è costruire una posizione unitaria, né proporre una narrazione precostituita della difesa, ma mettere a disposizione chiavi di lettura, interrogativi, esperienze e competenze capaci di alimentare il dibattito e, soprattutto, diventare patrimonio utile nei percorsi di formazione e aggiornamento di giornalisti, comunicatori, relatori e portavoce, nonché dei professionisti pubblici e privati chiamati a informare, comunicare o rappresentare i temi della difesa e della sicurezza.

Riflessioni da Bruxelles

Per affrontare le sfide insite in contesto internazionale sempre più volatile e conteso, le istituzioni europee e i singoli stati membri dovranno farsi promotori di un dibattito serio e costruttivo, volto al pragmatismo e scevro da istanze ideologiche. Un dibattito che sia – da un lato – capace di raccordare le prospettive dei vari stakeholders interessati e – dall’altro – in grado di tenere in considerazione le istanze della cittadinanza, contribuendo alla formazione e alla diffusione di una cultura della difesa e della sicurezza ampiamente condivisa nello spazio politico europeo e nazionale.

Questa la sintesi dei Bruxelles Dialogues, lo strategic roundtable sviluppato dal centro studi DYNAMES, FORM&ATP e Scuola di Giornalismo LUISS – con il patrocinio della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI) – tenutosi nella cornice dell’Altiero Spinelli Building del Parlamento Europeo lo scorso 14 ottobre. L’iniziativa – ospitata dall’On. Elena Donazzan, Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia e membro della Commissione Sicurezza e Difesa – si inserisce nel più ampio progetto “Cultura della Difesa” avviatosi con la presentazione del volume Cultura della Difesa. Comunicazione, Geopolitica, Formazione per l’Interesse Nazionale (a cura di Vincenzo D’Anna, edito da LUISS University Press) presso la Camera dei deputati del Parlamento italiano lo scorso maggio.

Le tre domande del confronto

La tavola rotonda svoltasi a Bruxelles ha visto la partecipazione di personalità provenienti da vari settori: rappresentanti delle istituzioni politiche e militari europee e nazionali; esponenti dell’industria; professionisti del settore dell’informazione; membri del settore della formazione e giovani laureati. I partecipanti alla tavola rotonda si sono confrontati su tre questioni fondamentali:

Il contesto strategico europeo

I lavori hanno evidenziato come lo sviluppo di uno nuovo paradigma della sicurezza e difesa non possa prescindere da una rivalutazione del panorama di sicurezza continentale. Sebbene l’istituzione di organizzazioni internazionali e sovrannazionali abbia significativamente contribuito alla creazione di uno spazio comunitario pacificato, il confronto in aula ha evidenziato come la condizione europea rappresenti un’eccezione nel panorama politico globale. In questo senso, alcuni partecipanti hanno rimarcato come il ricorso all’utilizzo della forza per la risoluzione di controversie resti uno strumento ancora attuale nello scenario internazionale, anche nelle immediate periferie dello spazio comunitario. Lo studio accurato e sistematico degli avvenimenti storici verificatisi tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e i primi decenni degli anni 2000 viene ritenuto – quindi – essenziale sia per supportare i decisori politici nella definizione delle strategie atte al raggiungimento degli obiettivi politici attesi sia per permettere ai cittadini di meglio comprendere e giudicare le scelte attuate dai propri rappresentanti.

Nell’analisi dell’attuale contesto di sicurezza europeo, i partecipanti si sono detti perlopiù concordi nel riconoscere come gli stati europei non si trovino in una condizione di belligeranza. Altresì, è stato rimarcato come l’evolversi del contesto internazionale – e in particolar modo di quello continentale – imponga un rafforzamento delle capacità di deterrenza e difesa dell’Unione. Una chiara definizione degli interessi strategici da perseguire sarà dirimente per la costituzione di uno strumento militare funzionale al raggiungimento di tali obiettivi. In questo senso, riprendendo il concetto di Mediterraneo Allargato proprio del dibattito politico italiano, alcuni partecipanti hanno sottolineato come concentrarsi esclusivamente sul fronte Est possa distogliere l’attenzione su quadranti altrettanto rilevanti per gli interessi europei, come l’area MENA (Middle East and North Africa) e il Circolo Polare Artico. Ad ogni modo, il conflitto russo-ucraino resta da attenzionare per comprendere a pieno quali siano le capacità militari da attenzionare per salvaguardare i cittadini europei.

Lo scenario attuale rende evidente la necessità di dover sviluppare capacità utili per operare in contesti multi-dominio, non più caratterizzati da una netta separazione tra tempo di pace e tempo di guerra. La maggiore permeabilità tra le dimensioni menzionate risulta ancora più evidente se si tiene in considerazione la maggiore pervasività della componente elettromagnetica e cognitiva nei conflitti contemporanei. Inoltre, l’attuazione di tattiche di guerra ibrida in tempo di pace – ad esempio, mediante lo sviluppo di campagne di disinformazioni attuate da potenze revisioniste con l’obiettivo di alimentare il conflitto sociale negli stati interessati – testimonia come il confronto abbia ormai valicato il confine del campo di battaglia, andando a interessare soggetti potenzialmente incapaci di sottrarsi a tali dinamiche.

Una cultura della difesa condivisa

Il verificarsi di conflitti in diversi teatri operativi ha reso evidente come la sicurezza dei cittadini europei richieda – contemporaneamente – sia una maggiore profondità industriale sia una più ampia profondità culturale. In merito a quest’ultima componente, diversi partecipanti hanno riconosciuto l’esigenza di farsi promotori di un maggiore coinvolgimento della società civile all’interno del dibattito sulla difesa e la sicurezza europea. Assicurare una maggiore partecipazione dell’opinione pubblica a tale dibattito assume una duplice rilevanza. Da un lato, una maggiore apertura nei confronti dei privati cittadini risulterebbe strumentale per la creazione di una solida cultura della difesa. In questo senso, lo sviluppo di un consenso informato in tema di difesa e sicurezza potrebbe concorrere alla definizione di politiche necessariamente di lungo periodo. Dall’altro lato, un’opinione pubblica maggiormente consapevole ostacolerebbe significativamente l’attuazione di ulteriori campagne disinformative promosse da attori malevoli. Al netto della rilevanza rivestita, i partecipanti non sono raggiunti a una soluzione univoca per favorire la formazione e la diffusione della cultura della difesa all’interno del tessuto sociale nazionale ed europeo: la maggiore discrepanza di opinioni si è registrata in merito ai target di riferimento di eventuali campagna di sensibilizzazioni (Giovani o Adulti) e alle modalità di svolgimento di tali attività (Scuole o specifici momenti di aggregazione/campagne informative assimilabili a quelle attuate in alcuni stati scandinavi).

La profondità industriale

In merito – invece – alla tematica della c.d. profondità industriale, i conflitti attualmente in corso hanno riportato in auge la necessità di ristabilire in tempi brevi stock di munizioni e sistemi d’arma largamente impiegati in combattimento. A differenza della realtà ucraina, dove il procurement militare ha subito significative compressioni in ragione delle esigenze operative, lo scenario europeo presenta una regolamentazione ritenuta da alcuni partecipanti come eccessivamente stringente, e potenzialmente in grado di ostacolare il processo di innovazione tecnologica. Inoltre, la mancanza di una pianificazione industriale di lungo periodo in grado di sostenere un maggiore output produttivo e la frammentazione industriale caratterizzante la difesa europea rischiano di complicare ulteriormente l’acquisizione di capacità fondamentali per la deterrenza e la difesa degli stati membri. I lavori hanno evidenziato come un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo in materia di difesa e una più stretta cooperazione industriale tra gli stati membri possano risultare dirimente per lo sviluppo autonomo di capacità ritenute fondamentali per la deterrenza e la difesa dell’Unione, come le Nine Priority Capabilities Areas (PCAs) identificate dal Consiglio Europeo nel marzo 2025. Da attenzionare – inoltre – l’auspicio di una più articolata e franca collaborazione tra le istituzioni europee e l’Alleanza Atlantica al fine di poter trarre pienamente beneficio dai rispetti punti di forza.

Oltre la contrapposizione «burro o cannoni»

In conclusione, i Bruxelles Dialogues hanno registrato come il nuovo paradigma della difesa europea debba necessariamente superare la tradizionale contrapposizione “burro o cannoni”. Secondo quanto emerso, una tale contrapposizione potrà essere superata solo mediante lo sviluppo di una cultura della difesa e della sicurezza che – valorizzando il capitale umano – sia in grado di far comprendere l’indispensabilità della difesa per la salvaguardia dello stile di vita europeo, ovvero di un modello fondato sullo stato di diritto, guidato da principi democratici e votato al pluralismo.

Galleria fotografica

Alcuni momenti dei Brussels Dialogues, svoltisi presso il Parlamento europeo, Sala Spinelli 1H1.