«Io credo nei giovani. Credo nella loro forza, nella loro limpidezza, nella loro coscienza.»

Rocco Chinnici, intervista di Lillo Venezia, I Siciliani, 1983

In una scuola media della periferia di Palermo, alcuni studenti hanno organizzato un gioco che riproduceva le attività di una piazza di spaccio. C’era chi dirigeva le operazioni, chi custodiva la sostanza simulata, chi vendeva e chi contava il denaro. Le bustine contenevano zucchero, le banconote erano ritagliate dalla carta e ciascuno aveva un compito preciso. Quando gli insegnanti hanno chiesto spiegazioni, i ragazzi hanno raccontato che stavano imitando il lavoro dei propri familiari.

L’episodio, riferito dalla Dott.ssa Claudia Caramanna, Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, racconta una realtà nella quale il comportamento criminale può essere assimilato prima ancora di comprenderne il significato. In determinati ambienti, l’esposizione alla criminalità non richiede un reclutamento esplicito: si sviluppa attraverso le relazioni familiari, l’osservazione quotidiana e la progressiva normalizzazione di condotte illecite.

È anche da questa consapevolezza che prende forma il confronto promosso il 27 ottobre 2026 dall’On. Dott.ssa Caterina Chinnici, Deputata al Parlamento europeo, presso la Sala David Sassoli di Esperienza Europa, a Roma. L’incontro, dal titolo «Reclutamento di minori da parte della criminalità organizzata. L’esperienza italiana e le nuove sfide europee», ha riunito rappresentanti della Magistratura, di Europol, del Ministero della Giustizia e del Parlamento italiano, mettendo in relazione le esperienze maturate nei territori con le prospettive di intervento dell’Unione.

Nella riflessione proposta dall’europarlamentare, magistrata con una lunga esperienza nella giustizia minorile, la protezione dei giovani costituisce parte integrante delle politiche di sicurezza. Un’impostazione che guarda oltre il contrasto del singolo reato, interrogandosi sulla capacità delle istituzioni di impedire che bambini e adolescenti diventino risorse operative delle organizzazioni criminali.

Le nuove generazioni della criminalità organizzata

Le organizzazioni criminali operano attraverso mercati, territori e strumenti tecnologici differenti. Nel rapporto The blueprint of criminal opportunism, pubblicato il 26 giugno 2026, Europol ha individuato 731 reti considerate tra le più minacciose nell’Unione europea. La precedente rilevazione del 2024 ne aveva censite 821, ma il confronto non indica necessariamente una diminuzione del fenomeno: nell’aggiornamento del 2026, 533 reti risultano di nuova identificazione, mentre 198 comparivano già nella mappatura precedente. I dati restituiscono un panorama in continua riconfigurazione, nel quale le organizzazioni modificano strutture, relazioni e modalità operative.

L’impiego dei minori risponde a esigenze precise: bambini e adolescenti possono essere utilizzati come vedette, corrieri, addetti allo spaccio o esecutori di atti violenti, mantenendo spesso una conoscenza limitata dell’organizzazione. La distanza dai vertici consente ai responsabili di contenere la propria esposizione investigativa, trasferendo parte dei rischi sui soggetti reclutati. Un documento di intelligence pubblicato da Europol nel novembre 2024 ha rilevato la presenza di minori in oltre il 70% dei mercati criminali considerati nell’analisi, dato che riguarda la diffusione del fenomeno nei diversi settori illeciti e non la percentuale dei giovani coinvolti nelle organizzazioni.

Il quadro illustrato dall’On. Dott.ssa Caterina Chinnici durante il convegno richiama esperienze maturate in diversi Paesi europei, dal traffico di stupefacenti alle frodi informatiche, fino al reclutamento di giovani per commettere omicidi. La diffusione transnazionale di queste pratiche rende sempre meno adeguata una lettura limitata ai tradizionali contesti mafiosi. Le ragioni del coinvolgimento, d’altra parte, non possono essere ricondotte alle sole esigenze operative delle reti criminali. Lo studio Addressing the recruitment of young people into criminal drugs networks, pubblicato dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) nel giugno 2026, individua una combinazione di fattori individuali, familiari e sociali. Il bisogno di appartenenza, le aspettative economiche e l’esposizione a modelli criminali possono favorire l’avvicinamento alle attività illecite, senza determinare inevitabilmente un percorso deviante.

Fonti: Europol, The blueprint of criminal opportunism, 2026; Europol, The recruitment of young perpetrators for criminal networks, 2024; EUDA, Addressing the recruitment of young people into criminal drugs networks, 2026.

Reclutare a distanza: la criminalità come servizio

Il cambiamento più significativo riguarda le modalità attraverso le quali le organizzazioni individuano e impiegano nuovi esecutori. Durante il convegno, il Dott. Alfredo Nunzi, Vicedirettore Esecutivo per la Governance facente funzioni di Europol, ha richiamato il modello del crime-as-a-service, nel quale attività e competenze criminali vengono offerte a soggetti differenti, senza richiedere necessariamente un’appartenenza stabile alla stessa organizzazione. Una delle sue manifestazioni più pericolose è il violence-as-a-service: la commissione di atti violenti su richiesta, attraverso persone reclutate e coordinate anche a distanza.

Piattaforme sociali, applicazioni di messaggistica e ambienti di gioco in rete permettono di raggiungere adolescenti estranei ai circuiti criminali tradizionali. I primi contatti possono assumere la forma di offerte economiche, promesse di riconoscimento sociale o richieste apparentemente innocue. Successivamente, le comunicazioni possono essere trasferite su canali cifrati, attraverso i quali vengono impartite istruzioni operative. Europol ha documentato anche l’utilizzo di linguaggi codificati e simboli propri della cultura digitale giovanile. Talvolta le attività criminali vengono presentate come sfide o missioni, secondo meccanismi di gamification che possono attenuare la percezione delle conseguenze.

Per contrastare queste pratiche, nell’aprile 2025 è stata istituita la Operational Taskforce GRIMM, dedicata alle reti che reclutano giovani per commettere atti violenti. Nel primo anno di attività, Europol ha registrato 280 arresti, l’individuazione di oltre 14.000 profili digitali nell’ambito delle indagini e l’identificazione di più di 1.417 persone collegate al fenomeno. Il Dott. Nunzi ha sottolineato soprattutto il valore della cooperazione investigativa e dello scambio informativo: quando mandanti, reclutatori ed esecutori operano in Stati differenti, le informazioni raccolte da una singola autorità possono non essere sufficienti a ricostruire l’intera organizzazione del reato.

Il reclutamento digitale, peraltro, non sostituisce quello familiare o territoriale. Le due modalità possono coesistere, consentendo alle reti criminali di conservare il controllo dei propri ambienti tradizionali e raggiungere soggetti privi di precedenti legami con l’organizzazione.

Fonti: Europol, Operational Taskforce GRIMM, 2025-2026; Europol, The recruitment of young perpetrators for criminal networks, 2024.

Tra responsabilità penale e necessità di protezione

Il coinvolgimento dei minori nelle attività criminali presenta una difficoltà giuridica peculiare. Chi partecipa materialmente a un reato può trovarsi in condizioni di coercizione, manipolazione o grave condizionamento, che richiedono una valutazione autonoma rispetto alla condotta commessa. Nell’ordinamento italiano, l’articolo 97 del Codice Penale esclude l’imputabilità dei minori di quattordici anni; per quelli di età compresa tra quattordici e diciotto anni, l’articolo 98 richiede l’accertamento della capacità di intendere e di volere. La non imputabilità non impedisce, ricorrendone i presupposti, l’attivazione degli strumenti di tutela civile e delle misure educative previste dalla legge.

Nei contesti mafiosi questa distinzione assume particolare importanza. L’ambiente familiare può contribuire alla formazione di comportamenti devianti, ma l’appartenenza a un determinato nucleo non costituisce, di per sé, una condizione sufficiente per presumere un pregiudizio educativo. A Palermo, la collaborazione sviluppata dal 2023 tra Procura minorile, Procura ordinaria e Direzione Distrettuale Antimafia ha rafforzato lo scambio di informazioni sui nuclei familiari coinvolti in procedimenti relativi alla criminalità organizzata. La relazione della Corte d’Appello di Palermo sull’amministrazione della giustizia nel 2025 documenta l’applicazione dei protocolli «Minori e mafia» e «Liberi di scegliere», con l’avvio di procedimenti riguardanti la responsabilità genitoriale e l’attivazione di interventi di sostegno nei casi di grave pregiudizio.

È su questo terreno che l’esperienza della Dott.ssa Claudia Caramanna assume particolare interesse: l’utilizzo tempestivo delle informazioni investigative può consentire alla Magistratura minorile di intervenire prima che l’esposizione criminale si traduca in un coinvolgimento stabile. Alla medesima esigenza risponde il lavoro sviluppato dal Dott. Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania, che ha ripercorso la genesi del progetto «Liberi di scegliere». L’esperienza maturata inizialmente a Reggio Calabria ha mostrato come, nelle famiglie mafiose, la trasmissione di modelli fondati sull’intimidazione e sulla violenza possa compromettere profondamente la libertà educativa dei figli. Il contributo dei due magistrati restituisce così il valore di una tutela capace di intervenire sulle condizioni concrete di vita del minore, senza confondere l’accertamento delle responsabilità degli adulti con la protezione dei figli.

«Liberi di scegliere»: dalla prassi giudiziaria alla Legge

La L. 17 luglio 2026, n. 131, entrata in vigore il 9 agosto e conosciuta come «Liberi di scegliere», introduce una disciplina specifica per la protezione e l’assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento inseriti in contesti di criminalità organizzata. Il provvedimento recepisce l’esperienza sviluppata dalla Magistratura minorile e progressivamente estesa attraverso protocolli interistituzionali, tra cui quello nazionale rinnovato il 7 maggio 2024.

Il percorso legislativo, maturato nell’ambito dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presieduta dall’On. Chiara Colosimo, si è concluso con l’approvazione definitiva del Senato il 15 luglio 2026, al termine di un confronto caratterizzato da un’ampia convergenza parlamentare. Nel suo intervento, la Presidente Colosimo ha richiamato la componente culturale del problema, mostrando come l’immaginario mafioso possa essere trasmesso ai bambini attraverso comportamenti, simboli e rappresentazioni apparentemente innocue. La riflessione ha riguardato la responsabilità genitoriale e la condizione delle donne che intendono sottrarsi ai contesti criminali insieme ai propri figli, spesso affrontando rischi personali e difficoltà materiali.

La disciplina prevede misure di protezione personale e assistenza sociale ed economica nei confronti dei destinatari individuati dalla Legge, quando sussistano le condizioni di grave e concreto pregiudizio previste dal provvedimento. Sono contemplati interventi rivolti agli adulti di riferimento e, a specifiche condizioni, ai giovani maggiorenni che necessitino di proseguire il percorso di emancipazione. Non si introducono automatismi nella separazione dei figli dai genitori coinvolti in attività criminali: le misure richiedono una valutazione individualizzata, proporzionata alle situazioni accertate.

Particolare importanza rivestono le modifiche alle disposizioni processuali in materia di comunicazioni tra Autorità giudiziarie e Polizia giudiziaria, che rafforzano la possibilità di individuare tempestivamente situazioni di pregiudizio. L’effettività della Legge dipenderà, tuttavia, anche dalla disponibilità di strutture di accoglienza, servizi specializzati, assistenza economica e percorsi educativi continuativi. Un’esigenza richiamata dalla Dott.ssa Maria Alessandra Ruberto, Direttrice Generale per la Giustizia minorile e riparativa del Ministero della Giustizia, che ha posto l’attenzione sul ruolo dei servizi minorili nell’attuazione dei provvedimenti giudiziari e nella costruzione di opportunità alternative ai circuiti criminali.

La protezione non si esaurisce, dunque, nella decisione del Giudice. Richiede un accompagnamento capace di rendere effettiva la possibilità di allontanarsi dall’ambiente di origine, proseguire gli studi e sviluppare un’autonomia personale. È questa la prospettiva nella quale «Liberi di scegliere» affianca alla repressione delle condotte illecite un intervento sulla trasmissione dei modelli criminali.

Fonti: L. 17 luglio 2026, n. 131; Ministero della Giustizia, Protocollo «Liberi di scegliere», 7 maggio 2024; Corte d’Appello di Palermo, Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025; Senato della Repubblica, A.S. 1951.

Dall’esperienza italiana alle prospettive europee

Il 18 giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sul reclutamento dei minori da parte della criminalità organizzata, sollecitando il rafforzamento degli strumenti preventivi, investigativi e di protezione. L’iniziativa, sostenuta attivamente dall’On. Dott.ssa Caterina Chinnici, si inserisce nel suo impegno sui temi della giustizia minorile, dei diritti dell’infanzia e del contrasto alla criminalità organizzata. L’esperienza maturata nelle istituzioni giudiziarie italiane e nel Parlamento europeo consente di collegare le esigenze dei territori alla formazione delle politiche dell’Unione.

La risoluzione, priva di efficacia legislativa vincolante, si colloca in un percorso già avviato dalla Commissione europea. Il piano d’azione contro il traffico di stupefacenti, adottato nel dicembre 2025, prevede, nell’azione n. 7, lo sviluppo di strumenti comuni per prevenire il reclutamento dei giovani nelle reti del narcotraffico. Nell’intervento introduttivo, l’europarlamentare ha insistito sull’esigenza di una risposta multidisciplinare, capace di far dialogare sicurezza, giustizia, istruzione e protezione sociale. Ha inoltre richiamato l’opportunità di aggiornare la disciplina europea sulla criminalità organizzata, prevedendo specifiche disposizioni sul reclutamento dei minori e rafforzando gli strumenti di tutela nell’ambiente digitale.

Il Digital Services Act, Regolamento (UE) 2022/2065, stabilisce già obblighi per le piattaforme in rete, comprese garanzie a tutela dei minori. Le linee guida pubblicate dalla Commissione nel luglio 2025 indicano misure per ridurre l’esposizione all’adescamento e ai rischi connessi alla progettazione dei servizi digitali. L’intervento europeo deve però confrontarsi con organizzazioni che utilizzano piattaforme differenti, comunicazioni cifrate e collegamenti transnazionali, rispetto ai quali assumono rilievo la cooperazione investigativa e l’accesso alle informazioni nel rispetto dei diritti fondamentali.

Il confronto romano ha permesso di esaminare queste prospettive insieme a chi affronta quotidianamente il fenomeno. Il Dott. Antonio Balsamo, Presidente della Corte d’Appello di Palermo, ha richiamato la possibilità di valorizzare l’esperienza italiana attraverso meccanismi europei di protezione transfrontaliera. Un minore intenzionato a sottrarsi a una rete criminale operante in più Paesi potrebbe, infatti, necessitare di misure di assistenza e reinserimento non circoscritte al territorio nazionale. Si tratta di una proposta ancora da sviluppare, che richiede il coordinamento tra ordinamenti differenti e garanzie idonee ad assicurare continuità educativa e protezione personale.

Il Dott. Balsamo ha inoltre evidenziato le potenzialità della giustizia riparativa e il suo possibile collegamento con le iniziative di rigenerazione delle comunità, soprattutto nei territori nei quali lo spaccio e la presenza criminale incidono stabilmente sulla vita quotidiana. La cooperazione europea, in questo senso, non riguarda soltanto l’armonizzazione delle norme o il coordinamento tra Forze di Polizia, ma anche la possibilità di costruire percorsi di tutela capaci di accompagnare i giovani oltre i confini nazionali, valorizzando le esperienze già maturate negli Stati membri.

Fonti: Parlamento europeo, Risoluzione del 18 giugno 2026, 2026/2725(RSP); Commissione europea, COM(2025) 744 final; Commissione europea, Linee guida sulla protezione dei minori nell’ambito del DSA, 2025.

Misurare la prevenzione, rafforzare i territori

L’espansione degli strumenti di tutela pone una questione ulteriore: come verificare che gli interventi riescano effettivamente a impedire il reclutamento? Il rapporto EUDA Protecting young people from recruitment into criminal drug networks, pubblicato il 30 settembre 2026, segnala che le evidenze scientifiche disponibili rimangono frammentate. Esistono programmi promettenti fondati sul sostegno familiare, sull’educazione e sulle iniziative territoriali, ma non è ancora possibile stabilire con sufficiente certezza quali producano i risultati migliori, per quali destinatari e in quali contesti.

Lo studio propone di sviluppare indicatori comparabili, sperimentazioni locali e valutazioni longitudinali, capaci di osservare gli effetti degli interventi nel tempo. La questione riguarda direttamente l’Amministrazione pubblica: il numero di minori assistiti, di procedimenti avviati o di servizi erogati documenta l’attività svolta dalle istituzioni, ma non dimostra, da solo, che il reclutamento sia stato evitato o che un percorso di emancipazione abbia raggiunto risultati duraturi. La valutazione dovrebbe considerare, con le necessarie garanzie di riservatezza, la continuità scolastica, la stabilità dei percorsi educativi, l’inserimento sociale e l’eventuale persistenza delle condizioni di rischio.

Nei territori nei quali le attività criminali incidono stabilmente sulla vita quotidiana, l’azione giudiziaria può essere accompagnata da politiche educative, servizi di prossimità e interventi di riqualificazione. Anche la giustizia riparativa, conservando i presupposti e le finalità proprie, può contribuire, quando ne ricorrano le condizioni, alla responsabilizzazione delle persone e alla ricostruzione delle relazioni sociali; non si tratta di attribuire alle politiche territoriali compiti propri della Magistratura o delle Forze di Polizia, quanto di rendere disponibili opportunità formative e sociali che riducano la dipendenza dei giovani dagli ambienti criminali.

Fonti: EUDA, Protecting young people from recruitment into criminal drug networks: Research gaps and priorities for stronger prevention and intervention in the European Union, 30 settembre 2026; D.Lgs. 150/2022.

Una responsabilità che guarda al futuro

Il confronto promosso a Roma ha messo in relazione l’esperienza della Magistratura minorile italiana con le esigenze della cooperazione europea, facendo emergere problemi che interessano competenze differenti: dalla circolazione delle informazioni investigative all’attuazione dei provvedimenti di tutela, dalla sicurezza delle piattaforme digitali alla continuità dei percorsi educativi. Gli interventi hanno mostrato l’importanza che ciascuna istituzione contribuisca, nell’ambito delle proprie attribuzioni, a riconoscere le situazioni di rischio e ad affrontarle prima che il coinvolgimento criminale diventi stabile.

È nel rapporto tra esperienze nazionali e iniziativa europea che acquista significato il percorso richiamato dall’On. Dott.ssa Caterina Chinnici. Portare nel dibattito dell’Unione le conoscenze maturate dalla Magistratura e dagli operatori territoriali permette di affrontare il reclutamento minorile anche nella sua dimensione transnazionale, senza perdere di vista le condizioni concrete nelle quali il fenomeno prende forma. Il compito dei prossimi anni sarà tradurre questi indirizzi in strumenti di protezione accessibili, coordinati e capaci di produrre risultati verificabili.

Nel concludere il proprio intervento, l’europarlamentare ha ricordato l’insegnamento del padre, Rocco Chinnici, tra i primi magistrati a riconoscere nel dialogo con i giovani e nella presenza nelle scuole una componente fondamentale dell’impegno contro la mafia. Il richiamo restituisce il senso di una continuità istituzionale che attraversa generazioni e responsabilità differenti: accanto al contrasto delle organizzazioni criminali, la necessità di impedire che esse continuino a riprodurre i propri modelli.

Le reti criminali possono sostituire gli esecutori, ricostruire le strutture colpite dalle indagini e adattarsi a nuovi mercati. Ridurne la capacità di reclutamento significa incidere su uno dei meccanismi che ne consentono la sopravvivenza. Proteggere un minore dal coinvolgimento criminale, allora, significa preservare la possibilità che il suo futuro non sia determinato dall’organizzazione che ha cercato di reclutarlo.

Michele Punzi

Michele Punzi

Consulente editoriale di DYNAMES. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Giuridiche della Sicurezza, si occupa di governance pubblica, sicurezza nazionale, diritto delle istituzioni e analisi strategica, con particolare attenzione al rapporto tra amministrazioni, territorio e resilienza istituzionale.