Rotte strategiche e vulnerabilità del Mediterraneo

Si è tenuto questa mattina a Roma, nella cornice istituzionale di Casina Valadier, il Defence Summit 2026 organizzato da Moody's. L'incontro si è confermato un appuntamento di primo piano per l'ecosistema della difesa e della sicurezza nazionale, delineando un quadro chiaro sulle interconnessioni sempre più strette tra la stabilità geopolitica, la risk intelligence e la tutela delle catene globali del valore. I lavori, aperti dai saluti introduttivi di Fabian Mazza per Moody's, hanno immediatamente trovato una forte spinta strategica nel Keynote Speech del Generale Aurelio Colagrande (NATO ACT), il quale ha illustrato le risposte strutturali dell'Alleanza Atlantica di fronte alle attuali minacce asimmetriche ed economiche, seguito dall'analisi metodologica e predittiva presentata dagli esperti Maurizio Savina e Domenico Piscitelli.

Il cuore pulsante del dibattito si è concentrato sulla centralità del dominio marittimo, oggi più che mai teatro delle principali tensioni globali. L'instabilità cronica che caratterizza i colli di bottiglia strategici del commercio globale, come lo Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso o lo Stretto di Hormuz, sta ridisegnando la geografia economica internazionale.

In questo scenario, il bacino del Mediterraneo si scopre vulnerabile: se da un lato si conferma un'arteria insostituibile per i flussi energetici e commerciali europei, dall'altro è esposto a minacce ibride che non colpiscono più solo i mercati via nave, ma si estendono alla protezione vitale delle infrastrutture sottomarine, come i cavi dati e i gasdotti. La difesa delle rotte commerciali non è quindi unicamente una questione militare, ma un pilastro della sicurezza economica nazionale, legata a doppio filo all'efficacia delle missioni navali internazionali e alla capacità del sistema-paese di proteggere le proprie supply chain.

Governance marittima e resilienza industriale

Questa complessa realtà ha trovato un riscontro operativo immediato nel confronto ravvicinato tra istituzioni e comparto industriale. Nella prima tavola rotonda della giornata, moderata dal Prof. Paolo Deruda, gli alti rappresentanti della Guardia Costiera e del Ministero della Difesa hanno dialogato sulla necessità di una governance marittima integrata, in grado di coniugare la sorveglianza costiera con la deterrenza in alto mare. Subito dopo, la discussione si è allargata alle dinamiche industriali e tecnologiche, dove i contributi di realtà di primo piano come ALIS, Cetena S.p.A. (Gruppo Fincantieri), RINA Consulting ed Elesia S.p.A. hanno evidenziato come la resilienza dei sistemi logistici e portuali sia la vera chiave per blindare l'approvvigionamento tecnologico da shock geopolitici esterni.

A completare la riflessione è stato il successivo panel di chiusura, arricchito dall'intervento del Generale Luciano Carta (già Direttore dell'AISE), insieme alla Prof.ssa Elisabetta Trenta (Osservatorio sulla Sicurezza Nazionale), al Prof. Alberto Pagani (Università di Bologna), a Claudio Todaro (OSSISNa) e a Paolo Aliberti (Moody's). Gli esperti hanno tracciato la convergenza tra minacce economiche, attacchi cibernetici e continuità aziendale, ribadendo che la stabilità dell'industria strategica è ormai indissociabile dalla sicurezza nazionale.

La risk intelligence come fattore di resilienza

Nelle conclusioni affidate nuovamente a Fabian Mazza, è emerso chiaramente il messaggio finale del summit: per difendere l'autonomia strategica dell'Italia non è più sufficiente gestire le emergenze, ma serve una risk intelligence avanzata e predittiva, capace di anticipare le crisi prima che queste possano bloccare le rotte fisiche o digitali del Paese.

Un elemento di riflessione che si ricava dai lavori della giornata riguarda il contesto nel quale le vulnerabilità possono propagarsi rapidamente da un settore all'altro, prendere in considerazione una minaccia prima ancora di analizzarla pienamente è essenziale per costruire una strategia di sicurezza consapevole. La valutazione del rischio non può basarsi soltanto sui mezzi a disposizione di un potenziale avversario, ma deve considerare anche la sua volontà di agire: se le capacità possono essere acquisite o sviluppate, la determinazione a perseguire un obiettivo può tradursi in azione anche attraverso strumenti asimmetrici, come gli attacchi cyber e le operazioni di guerra ibrida. È quindi nella capacità di riconoscere per tempo intenzioni, vulnerabilità e possibili modalità di attacco che si misura una parte fondamentale della resilienza nazionale.

Domenico Soranno

Autore di contributi per DYNAMES dedicati alla sicurezza e alle dinamiche dei conflitti.