Il turismo lento e la valorizzazione integrata dei territori montani e rurali rappresentano oggi una delle sfide più strategiche per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile dell’Appennino. In questo scenario, il Cammino Naturale dei Parchi (CNP) costituisce un laboratorio d’eccellenza per la connessione tra aree protette, risorse culturali e comunità locali. Ideato per legare ecosistemi fragili e ricchezze storiche attraverso un itinerario di grande respiro interregionale tra Lazio e Abruzzo, il tracciato ha tagliato il traguardo del primo decennio di attività. La ricorrenza, celebrata attraverso una due giorni di incontri istituzionali e attività escursionistiche promossa dall’Associazione per il Cammino Naturale dei Parchi (ACNP) con il patrocinio della Regione Lazio, ha offerto l’occasione per un bilancio approfondito sullo stato dell’arte e sulle prospettive future di un’infrastruttura verde che unisce natura, economia e coesione sociale. La tesi che emerge dal confronto tra amministratori, esperti e associazioni è duplice: da un lato, il cammino ha dimostrato una straordinaria capacità di radicamento territoriale e di promozione della biodiversità; dall’altro, la sua piena maturazione richiede ora il superamento di alcune criticità strutturali, prime fra tutte l’individuazione di un soggetto gestore stabile e una governance coordinata in grado di garantire manutenzione ordinaria, promozione unitaria e standard di fruizione omogenei lungo l’intero tracciato.

Dalle origini alla rete: il valore ecologico e culturale dei territori attraversati

Nato dieci anni fa per volontà di enti parco, associazioni ambientaliste e operatori locali, il Cammino Naturale dei Parchi si snoda attraverso un mosaico paesaggistico di eccezionale valore naturalistico, collegando riserve, parchi regionali e borghi storici dell’Appennino centrale. Le relazioni tecniche presentate nel corso del workshop celebrativo, curate da rappresentanti ed esperti dell’Associazione ACNP come Leonardo Pucci, Emilia De Sanctis e Massimo Pacifici, insieme al contributo di istituzioni scientifiche e museali come il Museo Civico Naturalistico dei Monti Prenestini diretto da Libero Middei, hanno evidenziato come il tracciato non sia soltanto una via escursionistica, ma un vero e proprio corridoio ecologico e culturale. L’attraversamento di aree di straordinario pregio ambientale, dai Monti Prenestini ai Monti Simbruini, ente capofila delle aree protette coinvolte, rappresentato dal presidente Alberto Foppoli, permette di riscoprire un patrimonio di biodiversità vegetale e animale che necessita di forme rigorose di tutela attiva. Al contempo, il cammino assolve a una funzione economica fondamentale per le aree interne, contrastare lo spopolamento e stimolare micro-economie legate all’accoglienza diffusa, alla ristorazione tipica e all’artigianato locale.

Durante il fine settimana di celebrazioni, culminato nel trekking lungo la quarta tappa che collega Capranica Prenestina a Guadagnolo, il centro abitato più alto della Regione Lazio, i partecipanti hanno potuto toccare con mano l’efficacia di questo modello di fruizione rispettosa, guidati da naturalisti e accompagnatori di FederTrek e Trekking Italia. Tuttavia, la straordinaria partecipazione di pubblico, con decine di esperti, guide professionali e amministratori locali intervenuti, ha confermato che l’interesse verso il turismo lento necessita di risposte istituzionali adeguate e durature per evitare che la manutenzione dei sentieri e la promozione turistica restino affidate unicamente al generoso volontariato associativo.

Governance, criticità e prospettive per il futuro soggetto gestore

Il nodo centrale emerso dalla tavola rotonda che ha animato la sessione congressuale riguarda la governance e la futura individuazione di un soggetto gestore formale per il Cammino Naturale dei Parchi. Nonostante l’impegno profuso dall’Associazione ACNP, guidata dal presidente Sandro Caracci e coordinata negli interventi da figure istituzionali come Maurizio Fontana, e la cooperazione virtuosa tra enti locali, Regioni e associazioni come FederTrek e l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), il CNP sconta la difficoltà di operare all’interno di un quadro normativo e amministrativo frammentato.

La mancanza di un ente capofila con funzioni di coordinamento permanente per la gestione dei flussi, la segnaletica, la manutenzione straordinaria e la comunicazione digitale rischia di frenare le potenzialità di crescita dell’itinerario. Durante il dibattito, arricchito dai contributi di esperti del settore, giornalisti e rappresentanti istituzionali tra cui il delegato della Regione Lazio Federico Pompili, è emersa con forza la necessità di strutturare un modello di governance partecipata che veda la regia pubblica in stretta sinergia con il tessuto associativo e imprenditoriale locale. Investire sulla digitalizzazione dei dati territoriali, sulla tracciabilità dei percorsi, sulla formazione di operatori turistici qualificati e sulla messa in rete dei servizi di mobilità dolce diventa essenziale per consolidare il CNP come prodotto turistico competitivo sui mercati nazionali e internazionali.

Il decennale rappresenta dunque un punto di arrivo ma, soprattutto, un manifesto programmatico per il prossimo decennio. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare una straordinaria intuizione progettuale in un sistema stabile, capace di coniugare la tutela rigorosa degli habitat naturali con un’offerta di turismo sostenibile moderna, inclusiva e radicata nell’identità delle comunità appenniniche.

Domenico Letizia

Domenico Letizia

Giornalista pubblicista, saggista e analista, collabora con testate nazionali occupandosi di geopolitica, diritti umani, Blue Economy e sostenibilità. Approfondisce Artico, Canada, sicurezza energetica e sviluppo dei mercati globali, unendo attività editoriale, comunicazione e partecipazione pubblica.