Introduzione

Tra il 10 e il 14 ottobre 2026 tre interventi pubblici hanno messo a fuoco, da angolazioni diverse, i nodi della sicurezza italiana ed europea: quelli di Paolo Gentiloni e di Guido Crosetto alla Festa dell'Ottimismo del Foglio, e quello della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento, alla vigilia del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. I tre discorsi non coincidono su tutto, ma convergono su quattro punti: la distinzione tra pace e resa, il ruolo dell'Europa al tavolo negoziale, l'ampiezza delle minacce oltre il campo di battaglia e l'urgenza di colmare le lacune di capacità, a partire dalla difesa aerea.

Gentiloni: l'Ucraina come discrimine, l'Europa come potenza

Intervistato a Firenze, presso Palazzo Vecchio, da Paola Peduzzi, l'ex Presidente del Consiglio ed ex commissario europeo all'Economia ha sostenuto che il sostegno a Kyiv non è più soltanto una scelta di politica estera. È diventato, a suo giudizio, un criterio per valutare l'atteggiamento verso democrazia ed Europa, su cui non è possibile transigere. Il passaggio logico è rilevante per chi analizza le politiche di sicurezza: la credibilità di una posizione si misura nel momento della decisione, non in quello della dichiarazione. Finché si discute, ha osservato, le formule possono restare ambigue; quando si governa, bisogna scegliere se sostenere o meno.

Sul ruolo dell'Unione ha offerto una lettura controcorrente. Spesso si lamenta l'assenza di una politica estera europea, ma sull'Ucraina l'Ue, a suo avviso, ne ha avuta una «super»: ha scelto di sostenere la resistenza ucraina anche senza gli Stati Uniti, in uno scenario che molti consideravano perso in partenza. Il passaggio più rilevante sul piano della difesa riguarda l'autonomia. Nessuna delle grandi sfide può essere risolta dai singoli Stati nazionali, e la pressione americana spinge l'Europa a diventare una potenza, il che significa provvedere da sé alla propria sicurezza. Netta infine la sua valutazione dell'intesa sul gasolio russo annunciata dagli Stati Uniti: una scelta che definisce vergognosa. Pur ritenendo limitato l'impatto pratico, per via dei problemi di raffinazione della Russia, ne sottolinea il valore di segnale.

Crosetto: dalla questione di principio alle vulnerabilità concrete

Intervistato da Stefano Cingolani, il Ministro della Difesa ha preso le mosse da un principio: la posizione dell'Italia sulla guerra in Ucraina non dovrebbe essere materia di divisione, perché discende da valori costituzionali che stanno al di sopra delle appartenenze, e il giudizio del Paese è rimasto invariato rispetto ai governi precedenti. Sull'equidistanza non ha lasciato margini: tra il bene e il male, ha detto, non si può restare neutrali né fingere di non vedere.

Il ragionamento si è poi spostato sul piano della minaccia, quando gli è stato chiesto perché un Paese lontano dal fronte dovrebbe sentirsi esposto. Crosetto ha risposto da responsabile del dicastero, precisando di non voler evocare scenari di invasione ma di dover partire dai fatti. L'Italia, ha spiegato, subisce ogni giorno centinaia di attacchi informatici contro infrastrutture civili e militari, in larga parte riconducibili a Russia e Cina, accompagnati da altrettanti tentativi di disinformazione. A suo giudizio, il quadro è reso più preoccupante da un'asimmetria: nessun Paese della NATO pensa di invadere la Russia, eppure Mosca ha trasformato metà della propria economia in economia di guerra, con 1,5 milioni di uomini reclutati e circa 30mila giovani al mese che muoiono in Ucraina, cifre che sono sue e che vanno quindi attribuite a lui. Il perché di questo atteggiamento, ha ammesso, non lo conosce, ma di fronte a un comportamento simile ritiene doveroso preoccuparsi. Dalle intenzioni altrui il Ministro è passato alle lacune di casa propria. Il fronte più scoperto, in Italia come nel resto d'Europa, è la difesa aerea, che richiede investimenti in tecnologie sia fisiche sia cibernetiche. L'esempio che ha scelto è tra i più concreti del dibattito strategico recente: con i droni a basso costo, anche un'organizzazione terroristica potrebbe procurarsene duecento e mettere in seria difficoltà un sistema non preparato. Ne emerge l'asimmetria tra il costo dell'offesa e quello della difesa, che è oggi uno dei nodi centrali della pianificazione militare.

Crosetto ha affrontato infine il tema delle risorse, difendendo la scelta di contenere di uno 0,3 per cento l'aumento della spesa per la difesa quest'anno. Con i prezzi dell'energia, le guerre e l'instabilità internazionale, ha spiegato, occorre tenere conto delle difficoltà di famiglie e imprese, e la rinuncia non gli è costata sacrificio, perché a suo avviso una società è sicura quando il lavoro permette di mantenere una famiglia, quando il Paese regge le sfide tecnologiche e quando scuole e ospedali funzionano. Una nozione di sicurezza, dunque, che include la difesa ma non si esaurisce in essa.

Meloni in Parlamento: pace giusta e voce europea

Mercoledì 14 ottobre, nelle comunicazioni al Senato e alla Camera in vista del Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio ha dedicato ampio spazio all'Ucraina, ribadendo che la posizione del governo non cambia. La Premier ha rovesciato l'argomento di chi ritiene che la fine dei combattimenti coinciderebbe con la pace: se l'Ucraina smettesse di difendersi, ha detto, non si avrebbe la pace ma l'occupazione di una nazione europea, e la resa non può essere chiamata pace. Solo una soluzione giusta, ha aggiunto, può durare e mettere al sicuro l'Europa e gli interessi italiani. L'azione del governo, ha precisato, poggia su tre pilastri: il sostegno a Kyiv, con particolare attenzione alla popolazione civile, la pressione su Mosca e l'unità euro-atlantica.

Sul piano diplomatico, Meloni ha spiegato che le risoluzioni presentate dalla maggioranza chiedono di sostenere una tregua energetica, cioè la cessazione degli attacchi russi alle centrali elettriche ucraine e di quelli ucraini alle raffinerie russe. In questa cornice ha giudicato molto rischiosa l'intesa sul gasolio russo annunciata dal Presidente statunitense: l'aumento dei prezzi dei carburanti, ha osservato, dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non da quella in Ucraina, per cui il beneficio è dubbio mentre i rischi sono chiari, dalla legittimazione di Mosca alle nuove entrate con cui finanziare il conflitto, fino all'indebolimento implicito della leva sanzionatoria. Una valutazione che, nella sostanza, richiama quella espressa da Gentiloni quattro giorni prima.

Sul versante della difesa, la presidente del Consiglio ha spiegato che il governo ha scelto di non utilizzare tutto il margine di risorse aggiuntive disponibili, ma che i fondi destinati alla difesa non sarebbero comunque spendibili in altri capitoli, respingendo l'idea che più sicurezza significhi meno sanità o istruzione. All'Unione ha infine chiesto di proteggere le infrastrutture critiche dalle minacce ibride, un tema che richiama da vicino gli allarmi su attacchi informatici e disinformazione indicati dal Ministro della Difesa.

Fonti

Francesco Trevisan

Francesco Trevisan

Studente magistrale in Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l’Università di Firenze, ha conseguito la laurea triennale a Gorizia con specializzazione sui partiti politici italiani e il dispiegamento delle forze armate in aree di conflitto globali. I suoi interessi di ricerca riguardano le minacce ibride alle democrazie liberali, le campagne di influenza e disinformazione e la sicurezza del fianco orientale NATO/UE. Ha maturato competenze di analisi OSINT, redazione di rapporti e comunicazione istituzionale, anche attraverso esperienze presso l’Ambasciata d’Italia in Estonia.