Il 12 ottobre 2026, l'Auditorium Adriano Visconti di Palazzo Aeronautica a Roma ha ospitato il convegno "Facciamo Sistema – Difendiamo il presente, Pianifichiamo il futuro: Insieme, più in alto". Promosso dall'Aeronautica Militare con la collaborazione scientifica dell'Istituto Affari Internazionali (IAI) e del Centro Studi Militari Aerospaziali (CESMA), l'evento ha riunito i vertici della Difesa, rappresentanti delle istituzioni, dell'industria e del mondo accademico e della ricerca. L'obiettivo dichiarato dell'iniziativa è tracciare le linee di sviluppo capacitivo dello strumento aerospaziale italiano proiettate fino all'orizzonte del 2044, coordinando le esigenze operative di breve e medio periodo con la pianificazione delle tecnologie emergenti.

1. Il punto di partenza: il paradigma Crosetto e il superamento dei silos

Ad aprire i lavori è stato l'intervento del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha definito il quadro politico e concettuale dell'intero convegno. Nel suo messaggio, il Ministro ha richiamato la necessità di una vera e propria discontinuità di metodo di fronte alla rapidità dei mutamenti geopolitici internazionali:“Viviamo in un mondo in cui gli equilibri internazionali sono cambiati e continuano a cambiare rapidamente. Questo ci impone di cambiare approccio. Non possiamo più ragionare per compartimenti separati. La sicurezza nazionale è una sola e, per garantirla, dobbiamo mettere insieme tutte le risorse di cui il Paese dispone. Ciò significa che ciascuno deve fare la propria parte, mettendo le proprie competenze a disposizione di un obiettivo comune”

Le parole del Ministro mettono a fuoco un principio cardine della moderna governance della Difesa: la sicurezza nazionale non è un dominio frammentabile, né un'attribuzione esclusiva dello strumento militare. Di fronte alla natura fluida e pervasiva delle minacce moderne, la postura strategica di una Nazione richiede l'abbattimento dei tradizionali "silos" verticali — siano essi interforze, burocratici o tra settore pubblico e privato — per passare a una vera architettura a rete. Quanto detto si traduce, in maniera tangibile, attraverso l’integrazione delle competenze operative delle Forze Armate con l’eccellenza industriale, il supporto del mondo accademico e la flessibilità del tessuto delle Piccole e Medie Imprese (PMI) aerospaziali. Questo perché la deterrenza moderna non nasce dall’isolamento delle singole eccellenze, ma dalla capacità istituzionale di orchestrare e mettere a fatto comune le risorse strategiche della nazione.

Un altro passaggio chiave della visione espressa dal Ministro Crosetto riguarda la relazione dinamica tra l'operatività immediata e la proiezione capacitiva di lungo termine: “Guardare al futuro significa anche assumersi la responsabilità del presente. La prima responsabilità del Ministro della Difesa, delle Forze Armate e, in questo caso, dell’Aeronautica Militare è garantire la sicurezza nell’Italia di oggi”

Quanto affermato dal Sig. Ministro nel suo intervento di apertura, sintetizza la struttura duale su cui è stato articolato il convegno stesso, ossia:

  • Proteggere il presente attraverso la prontezza operativa, l'efficienza dei sistemi d'arma, la sostenibilità delle catene logistiche e la sicurezza delle infrastrutture nazionali di fronte alle minacce attuali;
  • Pianificare il futuro attraverso i tempestivi investimenti nella ricerca, innovazione tecnologica, nel dominio spaziale, nell’intelligenza artificiale e nell’integrazione multi-dominio; il tutto con la finalità di garantire la deterrenza di domani prima che una futura crisi esploda.

2. Dal concetto alla governance operativa: “Fare Sistema” e il modello GCAP

Se l'intervento del Ministro Crosetto ha tracciato il solco politico e culturale — imponendo il superamento dei compartimenti separati (silos) a favore dell'unitarietà della sicurezza nazionale —, la declinazione di questo principio in architettura di governance reale spetta alla leadership militare e al comparto industriale e scientifico del Paese. La sfida centrale discussa a Palazzo Aeronautica risiede infatti nella capacità di trasformare una convergenza d'intenti teorica in procedure, standard cooperativi e modelli di acquisizione idonei ad affrontare la complessità degli scenari contemporanei.

Nella cornice appena presentata vi si inserisce il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, il quale nel suo intervento introduttivo ha esplicitato la valenza pragmatica del “fare sistema”, definendolo come l’azione coordinata orientata alla costruzione delle capacità future: “Fare sistema significa mettere in relazione competenze, innovazione e capacità industriali per costruire oggi le capacità di difesa e deterrenza di domani, in uno scenario internazionale sempre più complesso, caratterizzato dall'evoluzione delle minacce ibride e da equilibri geopolitici in continua trasformazione”

Per la forza armata, il fattore tempo diventa la variabile strategica dominante. Il Generale Conserva ha rimarcato che l'efficacia della deterrenza non dipende dalla reazione estemporanea a una crisi, ma dalla capacità sistemica di anticipare l'evoluzione delle tecnologie e delle minacce. Ciò richiede l'apertura di un dialogo costante e strutturato tra la Difesa, le grandi aziende nazionali del settore aerospaziale, le imprese dei distretti tecnologici regionali e le università.

Il principale banco di prova e simbolo manifesto di questo nuovo approccio è il GCAP (Global Combat Air Programme), il programma condiviso da Italia, Regno Unito e Giappone per lo sviluppo di un sistema di combattimento aereo di sesta generazione.

Come sottolineato nel corso dei lavori, il GCAP non rappresenta semplicemente la sostituzione di una piattaforma tattica con una più avanzata, ma si configura come un vero e proprio ecosistema capacitivo e tecnologico. Il Generale Conserva lo ha definito “l'emblema di tale approccio”, poiché costringe Difesa e industria a lavorare in simbiosi fin dalle fasi embrionali del requisito operativo per sviluppare tecnologie abilitanti (dal calcolo quantistico all'autonomia decisionale, dai sensori integrati alla gestione delle informazioni) capaci di garantire al Paese un vantaggio competitivo essenziale e duraturo.

Per dare concretezza a questo modello, l'analisi emersa dai panel specialistici ha evidenziato la necessità di superare i tradizionali schemi di committenza attraverso un'Integrazione Difesa-Industria “2.0”.

In quest'ottica, uno degli strumenti operativi più rilevanti proposti riguarda l'istituzione e la normalizzazione dei Gruppi Integrati di Progetto — formulazione ispirata agli Integrated Project Team d'impronta anglosassone. Tali strutture miste mirano a riunire, fin dalla fase di concezione dei sistemi d'arma, militari, ingegneri del comparto industriale (come Leonardo, MBDA, ELT Group, Avio Aero), ricercatori ed esperti delle PMI dei distretti aerospaziali. L'adozione di architetture aperte e modulari (Modular Open System Architecture - MOSA) e la condivisione anticipata delle roadmap tecnologiche consentono di ridurre i tempi di sviluppo (time-to-combat), attenuare i rischi di dipendenza estera nelle catene di approvvigionamento e rafforzare la sovranità industriale nazionale.

Quindi, la riflessione sulla governance del “Sistema Paese” avviata dal Generale Conserva evidenzia come la forza di uno strumento militare risieda nelle qualità delle sue relazioni con la base industriale e scientifica. Il modello GCAP e l’integrazione Difesa-industria testimoniano che la sovranità tecnologica e la capacità di deterrenza non sono beni acquistabili “off-the-shelf” ma il risultato di una pianificazione di lungo periodo radicata nella cooperazione istituzionale, nella protezione delle filiere critiche e nella valorizzazione del capitale umano.

3. La sfida dei domini operativi: IAMD, Spazio e Integrazione Informativa

Se il modello GCAP e l'istituzione dei Gruppi Integrati di Progetto definiscono la nuova governance industriale e metodologica introdotta nei paragrafi precedenti, è sul terreno operativo e nella convergenza dei domini che questa architettura deve dimostrare la sua efficacia reale. L'integrazione tra Difesa, industria e ricerca trova infatti la sua primaria applicazione nella risposta a teatri operativi sempre più complessi, dove la frammentazione dei domini tradizionali (terrestre, marittimo, aereo) cede il passo a un'arena d'azione fluida e interconnessa, estesa allo spazio exo-atmosferico, al dominio cibernetico e allo spettro elettromagnetico.

Il primo elemento di rottura emerso dalle analisi di Palazzo Aeronautica riguarda la natura stessa della minaccia aerospaziale. Il panorama geopolitico contemporaneo è caratterizzato dalla simultanea presenza di vettori ad altissima intensità tecnologica — missili ipersonici, armi a lungo raggio e capacità spaziali offensive — e di soluzioni asimmetriche a basso costo, come droni commerciali modificati, munizioni circuitanti (loitering munitions) e sciami di droni.

Questa convergenza altera radicalmente il rapporto costo-efficacia delle operazioni militari e impone un profondo ripensamento del concetto di deterrenza. Come sottolineato nel corso del convegno, la deterrenza moderna non può più basarsi esclusivamente sul possesso di singole piattaforme sofisticate ed elevate, ma deve fondarsi su un'architettura di difesa integrata e adattiva. La risposta strategica non risiede nell'opporre sistemi high-end a minacce low-cost, bensì nella capacità di farli coesistere all'interno di una rete operativa coerente e resiliente.

In questo quadro, la difesa aerospaziale trova nell'Integrated Air and Missile Defence (IAMD) il proprio perno concettuale e tecnologico. L'IAMD evolve da semplice sistema di difesa aerea a vero e proprio sistema connettivo multi-dominio, concepito per collegare istantaneamente una rete distribuita di sensori di sorveglianza, architetture di Comando e Controllo (C2) e nodi di ingaggio.

L'obiettivo prioritario è la costruzione di una kill chain (catena d’ingaggio), ovvero una più performante kill web - rete d’ingaggio (ndr), estremamente rapida e sostenibile, capace di fondere dati eterogenei tramite l'ausilio di algoritmi avanzati e garantire la neutralizzazione tempestiva di un ventaglio di minacce che vanno da vettori balistici e ipersonici a droni a bassa quota. In particolare, per contrastare la drone warfare, l'architettura IAMD integra soluzioni Counter-UAS stratificate, combinando intercettori cinetici (considerando anche e soprattutto effettori economicamente sostenibili) e sistemi non cinetici (come ad esempio la guerra elettromagnetica).

Uno dei contributi concettualmente più rilevanti del convegno riguarda la consacrazione della dimensione orbitale (spazio) come dominio operativo a pieno titolo. È stata infatti tracciata la transizione dal vecchio paradigma di “Supporting Space” (lo spazio inteso come mero strumento passivo di supporto alle forze terrestri, navali ed aeree) al nuovo concetto di "Supported Space".

Riconoscere lo spazio come ambiente conteso, congestionato e potenzialmente ostile significa prendere atto che la libertà di accesso alle orbite non è un dato acquisito, ma una condizione da proteggere attivamente. Tra le priorità strategiche individuate figurano:

  • il passaggio dalla Space Situational Awareness (SSA) alla Space Domain Awareness (SDA), ossia il salto dal semplice tracciamento della posizione degli oggetti in orbita alla più articolata comprensione delle intenzioni, delle capacità e dei comportamenti degli attori spaziali;
  • la protezione dei Defence Planning Systems, ossia la tutela delle infrastrutture orbitali critiche — comunicazioni satellitari sicure, navigazione di precisione, intelligence e sorveglianza da attacchi fisici, cyber o elettromagnetici;
  • sovranità orbitale e filiera nazionale, attraverso il consolidamento della cooperazione tra Aeronautica Militare, Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e i leaders industriali del settore (da Leonardo ad Argotec e D-Orbit) per garantire l'accesso autonomo allo spazio, dal segmento di lancio fino alla gestione dei dati di terra.

In quest'architettura complessa, la componente aerospaziale si conferma il principale abilitatore e moltiplicatore di efficacia strategica per tutte le componenti dello strumento militare. Tuttavia, come evidenziato durante il convegno, l'efficacia operativa aerea e spaziale è condizionata da un prerequisito fondamentale: la tempestività e l'accuratezza nella circolazione del dato.

Raccogliere, elaborare e distribuire in tempo reale le informazioni tattiche e strategiche lungo la catena di comando rappresenta il vero fattore determinante per accelerare il processo decisionale, garantire la superiorità informativa e permettere al "Sistema Paese" di anticipare, anziché subire, l'evoluzione delle crisi.

4. Abilitanti tecnologici e sicurezza infrastrutturale: IA, Cyber e autonomia energetica

Se la superiorità nei teatri multi-dominio e nell'architettura IAMD dipende — come evidenziato nel paragrafo precedente — dalla velocità e dall'accuratezza nella distribuzione dei dati, tale capacità non può prescindere da una solida infrastruttura tecnologica ed energetica sottostante. Trasformare la mole esponenziale di informazioni grezze provenienti da sensori radar, satelliti e piattaforme ISR in conoscenza tattica immediata richiede una capacità computazionale senza precedenti. Al contempo, la resilienza di questi sistemi digitali deve essere garantita da basi aeree e nodi logistici dotati di piena autonomia energetica e continuità operativa.

L'integrazione dell'Intelligenza Artificiale (IA) e del supercalcolo (High Performance Computing - HPC) rappresenta il primo grande abilitatore tecnologico per la difesa aerospaziale proiettata al 2044. Come approfondito nella seconda sessione del convegno, l'impiego dell'IA nei sistemi di C2 consente di automatizzare la correlazione delle tracce e supportare i decisori in tempo reale, riducendo drasticamente i tempi della kill chain.

La disponibilità di infrastrutture HPC si rivela inoltre determinante per due aspetti strategici:

  • simulazione e modellizzazione avanzata, ossia la capacità di testare scenari bellici complessi e ottimizzare le catene logistiche o la manutenzione predittiva delle flotte;
  • riduzione del time-to-combat, ossia la drastica contrazione dei tempi necessari per addestrare, validare e rendere operativi i modelli di IA, permettendo al "Sistema Paese" di evolvere con una velocità pari o superiore a quella dei potenziali avversari.

L'adozione dell'IA introduce tuttavia nuove ed elevate vulnerabilità che impongono una riflessione profonda sulla governance e sovranità del dato. Nel corso delle discussioni (che hanno visto gli interventi di esperti come Valeria Sandei di Almaviva Group / Almawave e la Prof.ssa Barbara Caputo), è emerso come le architetture algoritmiche dipendano interamente dall'integrità dei dataset di addestramento.

Una delle minacce più subdole delineate al convegno è l'avvelenamento dei dati (data poisoning). Questo si concretizza con l’infiltrazione avversaria nella Data Supply Chain volta a inserire informazioni falsificate per indurre i modelli decisionali a comportamenti errati o fuorvianti. Garantire la sovranità, l'integrità e la sicurezza del dato diventa quindi un imperativo di sicurezza nazionale. Allo stesso tempo, l'IA si configura come lo scudo indispensabile per la resilienza cibernetica, capace di rilevare gli attacchi in tempo reale e interrompere la cyber kill chain ostile.

Un capitolo di assoluta novità concettuale ha riguardato la transizione energetica, riconsiderata non come mero adempimento ambientale, ma come vero e proprio imperativo operativo e tattico. Una base aerea la cui operatività dipenda esclusivamente da fonti estere o da catene di fornitura vulnerabili costituisce un punto di fragilità strategica.

Per garantire l'autonomia energetica delle infrastrutture militari in scenari di crisi, il piano al 2044 prevede l'integrazione di un mix tecnologico diversificato:

  • fonti rinnovabili e stoccaggio avanzato, ossia l’impiego di fotovoltaico e idrogeno per la resilienza delle installazioni di terra;
  • Small Modular Reactors (SMR), ovvero piccoli reattori nucleari che permettono la produzione di energia nucleare per garantire una produzione continua, ad alta densità e al riparo da interruzioni logistiche;
  • carburanti sostenibili (Sustainable Aviation Fuel - SAF), ossia lo sviluppo di una filiera nazionale autonoma, in linea con le direttive NATO, per evitare dipendenze estere nella logistica dei carburanti avio.

Tale complesso di tecnologie abilitanti mantiene al proprio centro il fattore umano. L'evoluzione dell'addestramento al volo — esemplificata dall'eccellenza dell'International Flight Training School (IFTS) di Decimomannu — dimostra la transizione verso un modello data-driven che combina ambienti sintetici, simulazione digitale avanzata e l'addestramento alla gestione di sciami di droni e sistemi autonomi. Ciononostante, la dottrina strategica e d'impiego nazionale riafferma con fermezza la centralità del principio human-in-the-loop. In concreto, la decisione finale sull'uso della forza e sulla gestione delle operazioni rimane saldamente affidata alla responsabilità dell'essere umano.

5. Conclusione

La disamina condotta nei paragrafi precedenti — dalla convergenza concettuale promossa dal Ministro Crosetto fino alla gestione del dato, dello spazio e dell'autonomia energetica — dimostra come il convegno "Facciamo Sistema" non sia stato concepito come un esercizio teorico isolato. L'evento di Palazzo Aeronautica si inserisce all'interno di un percorso organico e permanente, volto a definire le linee di sviluppo capacitivo dello strumento aerospaziale fino al 2044.

Nelle conclusioni del convegno, il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, ha ripreso il monito iniziale del Ministro Crosetto, ricordando che guardare al futuro implica in primo luogo assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza dell'Italia di oggi.

Come evidenziato dalle analisi scientifiche emerse durante il convegno in analisi, la lezione fondamentale è cristallina: la deterrenza non comincia quando scoppia una crisi, ma si costruisce molto prima. Essa non risiede più nell'esclusivo possesso di singoli sistemi d'arma, per quanto avanzati, ma nella capacità sistemica di orchestrare ricerca, produzione industriale, filiere resilienti, capitale umano e architetture informative integrate.

Costruire la sicurezza nazionale al 2044 significa trasformare l'espressione "Fare Sistema" in una prassi consolidata di governo delle risorse e delle capacità. Soltanto attraverso una regia istituzionale unitaria e il superamento definitivo dei silos verticali, l'Italia potrà garantire la protezione del proprio presente e proiettarsi con sovranità, prontezza e credibilità nello scenario aerospaziale del futuro.

Fonte istituzionale e approfondimento

Per il contesto del convegno si rimanda al comunicato ufficiale dell'Aeronautica Militare – “Facciamo Sistema” (12 ottobre 2026), a cura dello Stato Maggiore Aeronautica, Reparto Comunicazione e Affari Generali – Ufficio Pubblica Informazione. L'articolo qui pubblicato è un contributo originale di Francesco Mitrangolo.

Francesco Mitrangolo

Francesco Mitrangolo

Analista con formazione in sicurezza internazionale, intelligence e difesa, approfondisce tecnologie emergenti, sistemi complessi e innovazione militare. I suoi interessi riguardano C4ISR, UAV, dominio elettromagnetico, cyber warfare, intelligenza artificiale e impatto delle tecnologie disruptive sugli ecosistemi strategici contemporanei.