La progressiva costruzione di un sistema integrato di strumenti volto a proteggere competitività, resilienza, e autonomia strategica dell'Unione: la politica economica diventa parte integrante della sicurezza strategica europea.

Per lungo tempo sicurezza e politica economica sono state considerate dimensioni prevalentemente distinte dell'azione dell'Unione Europea e dei suoi Stati membri, tuttavia la crescente interdipendenza delle economie globali e il progressivo deterioramento del contesto geopolitico rendono sempre più evidente come vulnerabilità economiche, dipendenze strategiche, e rischi per la sicurezza siano interdipendenti. Già con la pandemia, ma in particolar modo con l’invasione russa dell’Ucraina, le interruzioni delle catene di approvvigionamento (in particolar modo nel settore energetico), le restrizioni all'esportazione di tecnologie e materie prime, e l'impiego di strumenti economici per perseguire obiettivi geopolitici hanno mostrato come l'apertura dei mercati, tradizionale elemento di forza dell'economia europea, si possa facilmente tramutare in fonte di vulnerabilità, soprattutto qualora dipendenze fondamentali non risultino sufficientemente diversificate o resilienti. È in questo contesto che la Commissione Europea e l'Alto Rappresentante hanno presentato, il 20 giugno 2023, la European Economic Security Strategy.

La Strategia non nasce come una politica settoriale aggiuntiva, bensì come tentativo di fornire una cornice comune a una serie di strumenti di contenimento dei rischi che attraversano commercio, industria, tecnologia, ricerca, e sicurezza. La sua impostazione parte da una tensione di base: come può l'Unione rimanere un'economia aperta, competitiva e integrata nei mercati globali senza rendersi eccessivamente esposta alle vulnerabilità che derivano da tali interdipendenze? La risposta delineata con il documento del 2023 si fonda su tre direttrici strategiche: promuovendo la competitività europea, proteggendo l'Unione dai rischi economici, e collaborando con partner internazionali “affidabili”; sintetizzate nei concetti di promote, protect, and partner.

Il percorso avviato nel 2023 non si è esaurito con l'adozione della Strategia in quanto già nel gennaio 2024 la Commissione ha presentato un primo pacchetto di nuove iniziative in materia di screening degli investimenti, controlli sulle esportazioni, investimenti esteri dell'UE e sicurezza della ricerca, esplicitamente qualificato come attuazione della Strategia del 2023. Successivamente, nel dicembre 2025, la Commissione ha diffuso la comunicazione Strengthening EU economic security con la quale costruisce sulla precedente Strategia proponendo un approccio più proattivo all'impiego degli strumenti già esistenti e individuando sei aree considerate ad alto rischio sulle quali concentrare future iniziative. A tali nuove indicazioni sono seguiti nuovi strumenti attuativi nel 2026.

La ‘European Economic Security Strategy’ del 2023 ed i suoi pilastri: dalla sicurezza economica alla gestione delle interdipendenze

La Strategia trova le sue radici nella Dichiarazione di Versailles sottoscritta nel Marzo del 2022 dai leader dei Paesi membri proprio in risposta all’invasione Russa avvenuta appena il mese prima. Già in tale documento emergeva con chiarezza la necessità di rafforzare la resilienza e l'autonomia dell'Unione in alcuni ambiti ritenuti strategici, con particolare riferimento alla sicurezza energetica e alimentare, alla riduzione delle dipendenze strategiche, e al rafforzamento delle capacità di difesa.

Su queste premesse, il 20 giugno 2023 la Commissione Europea e l'Alto Rappresentante hanno dunque presentato la European Economic Security Strategy la quale si basa sul presupposto fondamentale che gli interessi economici e di sicurezza siano sempre più interconnessi e debbano necessariamente rafforzarsi reciprocamente. Nella comunicazione si individuano quattro principali categorie di rischio economico cui l'Unione deve far fronte: 1) la resilienza delle catene di approvvigionamento; 2) la sicurezza delle infrastrutture critiche, tanto fisiche quanto digitali; 3) la sicurezza delle tecnologie e il rischio di fuga tecnologica (cd. technology leakage); 4) la strumentalizzazione delle dipendenze economiche e la coercizione economica.

A fronte di tali rischi vengono delineate le tre priorità strategiche già menzionate, le quali portano con sé diversi obiettivi e strumenti attuativi:

Promuovere la competitività del Mercato Interno, il quale viene identificato come primo e principale baluardo dell’indipendenza e prosperità dell’Unione, ed il quale deve essere reso sempre più innovativo e resiliente tramite strumenti concreti quali il NextGenerationEU e il Fondo di Coesione, e la proposizione del Critical Raw Materials Act, il quale si propone di facilitare l’estrazione, così come il riciclo, di materie prime critiche all’interno del territorio dell’Unione, riducendo così la dipendenza da paesi terzi; in particolare, tali sforzi andrebbero concentrati in settori considerati strategici quali quelli legati allo sviluppo di semi-conduttori avanzati, tecnologie cd. Quantiche, biotecnologie, energie green, e materie prime critiche;

Proteggere l’Unione dai rischi alla sicurezza economica già individuati attraverso una serie di strumenti di de-risking e di tutela degli interessi economici e strategici europei, fra i quali rientrano il rafforzamento dello screening degli investimenti esteri (FDI Screening regulation), i controlli sulle esportazioni di beni e tecnologie dual-use, le misure volte a contrastare technology leakage, e gli strumenti destinati a rafforzare la sicurezza delle infrastrutture e degli ecosistemi digitali (ad es. il Cyber Resilience Act e la NIS2 Directive). A questi si affiancano iniziative nel campo della ricerca, volte a prevenire l'esposizione dei programmi europei a rischi di interferenza o trasferimento indesiderato di conoscenze, e la EU Standardisation Strategy, volta ad aumentare il soft power dell’Unione nell’ambito scientifico;

Collaborare con Partner che condividono tali preoccupazioni ed intessere strategie comuni, mirando a rafforzare la cooperazione in particolare con quei partner internazionali che condividano interessi e principi compatibili con quelli Europei, attraverso la diversificazione delle relazioni economiche, la costruzione di partenariati nelle catene di approvvigionamento strategiche, e una maggiore cooperazione nel campo delle tecnologie e della sicurezza economica.

L'adozione della Strategia del 2023 ha rappresentato l'avvio di un processo di progressiva implementazione e rafforzamento degli strumenti di sicurezza economica dell'Unione. Già nei mesi successivi, infatti, la Commissione ha avviato una serie di iniziative volte a tradurre le tre direttrici della Strategia in misure operative più specifiche e nel gennaio 2024 è stato presentato un primo pacchetto di cinque iniziative riguardanti, tra l'altro, il rafforzamento dello screening degli investimenti esteri, una maggiore coordinazione dei controlli sulle esportazioni di beni dual-use, l'analisi dei rischi connessi agli investimenti europei verso Paesi terzi (cd. outbound investments), il sostegno alla ricerca e sviluppo di tecnologie a potenziale dual-use, e il rafforzamento della research security, espressione che indica l’insieme delle misure volte a proteggere la ricerca e l’innovazione europee da rischi di interferenza, appropriazione indebita, o trasferimento indesiderato di conoscenze e tecnologie e che possano quindi comprometterne la sicurezza.

La Comunicazione del 2025, ‘Strengthening EU Economic Security’: dalla protezione alla gestione strategica del rischio

Dalla Strategia delineata nel 2023 e dalle prime iniziative volte alla sua attuazione, l'approccio europeo alla sicurezza economica è progressivamente maturato, anche alla luce delle consultazioni previste dalla Strategia e dell'evoluzione del contesto geopolitico, arrivando nel Dicembre 2025 alla pubblicazione della nuova Comunicazione ‘Strengthening EU Economic Security’ resa allor più necessaria dai rischi emergenti dallo scenario geopolitico, quali l’instabilità del commercio e degli investimenti globali, la proliferazione di pratiche predatorie prendenti di mira catene di approvvigionamento e tecnologiche, nonché il continuo deterioramento della sicurezza, derivanti non solo dall’aggravarsi dei conflitti e delle tensioni geopolitiche ma anche dall’aumento dell’incidenza dei cosiddetti attacchi ibridi.

Alla luce di tali considerazioni la Comunicazione, oltre a riaffermare le tre direttrici strategiche principali del Promote-Protect-Partner, propone un’ulteriore variazione di paradigma che vedrebbe gli sforzi dell’Unione spostarsi da una postura meramente reattiva e difensiva ad una implementazione proattiva e sistematica dei suoi strumenti e linee strategiche. A tale nuovo paradigma coincidono quattro nuove direttrici operative, concrete modalità d’intervento, consistenti nel: 1) migliorare la raccolta di informazioni strategiche; 2) dissuadere i paesi antagonisti dallo strumentalizzare le dipendenze economiche 3) ridurre l’esposizione delle proprie economie a tali dipendenze; e 4) prevenire azioni che possano minare le proprie strategie di de-risking.

In tale scenario vengono individuate sei aree principali “ad alto rischio” sulle quali concentrare gli sforzi di breve termine e per ciascuna delle quali la Comunicazione individua specifici rischi e corrispondenti obiettivi di intervento:

Area ad alto rischioPrincipali rischi individuatiObiettivi e risposta dell’Unione
1. Dipendenze nelle catene di approvvigionamento di beni e servizi strategici, 60% o più della fornitura dell'UE dipende da un singolo Paese terzo o da operatori di Paesi terzi; già state strumentalizzate (ad esempio, attraverso dazi doganali); particolarmente problematiche in settori critici quali tecnologico, farmaceutico, finanziario, ed aeronautico(i) strumentalizzazione a scopi coercitivi, (ii) vulnerabilità economiche strutturali in momenti di crisi (in particolare, in relazione all’ordine e sanità pubblica), (iii) interruzioni di servizi critici (in particolare, nel settore digitale), (iv) rischi per le capacità di difesa e (v) sovranità alimentareRidurre progressivamente le dipendenze ad alto rischio e prevenire la formazione di nuove dipendenze, attraverso diversificazione e rafforzamento della resilienza delle catene di approvvigionamento
2. Investimenti esteri in entrata i quali, mentre normalmente contribuiscono ad incrementare la competitività e resilienza del Mercato unico, supportando l’innovazione e il technology transfer, possono portare con sé rischi ad elevato potenziale in determinate forme, anche in settori non strategici(i) rischi per la sicurezza pubblica derivanti dall'accesso a dati sensibili, infrastrutture strategiche, e tecnologie critiche, (ii) rischi di resilienza economica, ad esempio incrementando le dipendenze discusse sopra, e (iii) rischi per competitività e creazione di valore aggiunto, ad esempio qualora l'investimento non produca un adeguato technology transfer o determini la perdita di capacità e competenze strategichePreservare l'attrattività del Mercato unico evitando dipendenze strategiche; rafforzare lo screening degli investimenti esteri e individuare gli investimenti caratterizzati da profili di rischio elevato
3. Base industriale della difesa e dello spazio, la cui rilevanza è emersa con particolare evidenza alla luce dei più recenti sviluppi geopolitici(i) perdita di capacità produttive e tecnologiche strategiche; (ii) delocalizzazione; (iii) dipendenza da soggetti esterni; (iv) vulnerabilità delle catene di fornitura e (v) rischio di perdita di capacità industriale e tecnologica.Rafforzare la base industriale europea attraverso investimenti pubblici e privati, incentivi alla domanda, e sostegno allo sviluppo di tecnologie e componenti critici; mitigazione dei rischi connessi agli investimenti esteri; promozione della crescita delle Start-up europee
4. Tecnologie critiche(i) dipendenza tecnologica dall'esterno; (ii) perdita di capacità di sviluppo e di leadership; (iii) rischio di trasferimento o dispersione di tecnologie strategicheSviluppare e mantenere la leadership europea nelle tecnologie critiche, creando un ambiente favorevole all'innovazione e riducendo dipendenze e rischi di technology leakage
5. Accesso a informazioni e dati sensibiliAccesso da parte di soggetti potenzialmente ostili a informazioni e dati sensibili, con conseguenti rischi per la sicurezza e l'ordine pubblicoLimitare l'accesso ai dati e alle informazioni sensibili da parte di soggetti che potrebbero rappresentare un rischio e rafforzarne la protezione
6. Infrastrutture criticheRischi derivanti da sabotaggio, spionaggio e attacchi fisici o informatici, con potenziali effetti sistemici sull'economia europeaRafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche e applicare efficacemente gli strumenti già esistenti volti a prevenire spionaggio, sabotaggio, e attacchi fisici o cibernetici

La sicurezza economica viene quindi estesa oltre la protezione delle sole attività considerate strategiche nella Strategia del 2023, includendo anche quelle interdipendenze, infrastrutture, e risorse informative la cui compromissione potrebbe produrre effetti sistemici sulla capacità dell'Unione di perseguire i propri interessi.

Per intervenire su tali aree di rischio, la Comunicazione non introduce un unico nuovo strumento, ma propone un impiego strategico, efficiente, e proattivo di un ampio ventaglio di strumenti già disponibili facenti leva sui punti di forza dell’Unione stessa, quali:

Commercio e concorrenza, come accordi commerciali, strumenti antitrust, e ulteriori strumenti come la Foreign Subsidies Regulation;

Resilienza e Cybersecurity, come il Cyber Resilience Act, la NIS2 Directive, la revisione del Cyber Security Act, e la Public Procurement Directive;

Sicurezza ed Ordine Pubblico, come la FDI Screening Regulation, il regolamento sugli Export di beni dual-use, e altre misure volte a supportare la research security;

Anti-coercizione e misure restrittive

Finanziamento pubblico e relative restrizioni, come restrizioni per l’accesso a fondi europei, e l'applicazione del Competitiveness Coordination Tool e articolo 136 del Regolamenti Finanziario dell’UE;

Ulteriori iniziative settoriali, come il CHIPS Act 2.0, European Innovation Act, ed Industrial Accelerator Act

Accanto a tali strumenti settoriali, la Comunicazione individua alcune azioni trasversali considerate fondamentali per rendere più efficace l'intero sistema, a partire dal rafforzamento della raccolta e condivisione delle informazioni, dal coordinamento tra Stati membri e istituzioni europee, e dal coinvolgimento più strutturato degli attori industriali nei processi di valutazione del rischio.

La Comunicazione termina con l’evidenziare che non solo la Commissione avrà ampie possibilità di adattare gli strumenti già individuati ed implementati alle esigenze che man mano emergeranno, ma anche che la porta è sempre aperta allo sviluppo di nuove misure. La novità del 2025 non risiede infatti esclusivamente nell'introduzione di nuovi strumenti, ma nella ricomposizione di strumenti già esistenti (ed implementati per altri scopi) all'interno di una strategia comune di sicurezza economica.

In attuazione di quanto contenuto nella Comunicazione, già nel giugno 2026 l'Unione ha compiuto ulteriori passi verso l’adozione di strumenti concreti di sicurezza economica.

Un primo sviluppo è rappresentato dal nuovo Regolamento sul controllo degli investimenti esteri (FDI Screening Regulation) il quale mira a rafforzare l'efficacia e l'armonizzazione dei meccanismi di screening, introducendo un insieme minimo comune di settori e attività nei quali gli investimenti esteri possono assumere rilievo per la sicurezza o l'ordine pubblico, comprendendo, tra gli altri, infrastrutture e servizi essenziali, difesa, tecnologie critiche, prodotti e tecnologie dual-use, materie prime, e altri input strategici.

Nello stesso mese, la Commissione ha presentato il European Technological Sovereignty Package, il quale comprende il Chips Act 2.0, il Cloud and AI Development Act, la strategia europea sull'open source, e una Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in Energy, intervenendo rispettivamente sulla resilienza della filiera dei semiconduttori, sulle capacità europee nel Cloud e nell'Intelligenza Artificiale, sulla riduzione delle dipendenze nello stack tecnologico, e sull'integrazione tra infrastrutture digitali ed energetiche.

La stessa Commissione collega espressamente queste iniziative alla European Economic Security Strategy, evidenziando come la riduzione delle dipendenze tecnologiche e lo sviluppo di capacità industriali e infrastrutturali proprie costituiscano ormai componente essenziale della sicurezza economica europea.

La Politica Economica diventa parte integrante della Sicurezza Strategica Europea

Da questo quadro complessivo deriva un percorso significativo di cambiamento nel modo in cui l'Unione e le sue strutture guardano alla propria politica economica, nella quale la resilienza delle catene di approvvigionamento, la sicurezza delle tecnologie critiche, lo screening degli investimenti esteri, il controllo delle sovvenzioni provenienti da Paesi terzi, e la capacità di reagire alla coercizione economica cessano progressivamente di essere questioni separate e vengono ricondotte a una medesima esigenza di preservare la capacità dell'Unione di perseguire autonomamente i propri interessi economici e strategici, senza però rinunciare ai benefici dell'interdipendenza e dell'apertura dei mercati.

Le iniziative e direttrici strategiche delineate dalla Commissione e dall’Alto Rappresentante non determinano infatti una trasformazione dell'Unione in un'economia chiusa o autosufficiente: queste cercano quanto più di trovare un punto di equilibrio tra un’Unione che sia allo stesso tempo aperta e competitiva ma anche resiliente e libera da dipendenze economiche critiche. Il paradigma delineato dalla Strategia mira infatti a rendere l'interdipendenza del Mercato Unico compatibile con la sicurezza economica, attraverso diversificazione, capacità tecnologica, resilienza, e possibilità di intervento nei confronti delle dipendenze che assumono rilevanza strategica.

La sicurezza economica diventa così una dimensione trasversale della governance europea, capace di collegare politica industriale, commercio, concorrenza, ricerca, tecnologia, infrastrutture, investimenti, difesa, e relazioni esterne.

«La Sicurezza Economica non è una nuova politica settoriale dell'UE, ma una nuova logica attraverso cui strumenti di politica economica vengono progressivamente coordinati per governare le interdipendenze strategiche»

Fonti

Guido Dello Ioio

Guido Dello Ioio

Laureato magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, praticante avvocato presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli ed ex allievo della Scuola Militare “Nunziatella”. Si occupa di antitrust, regolazione dei mercati, sicurezza economica europea, Golden Power e tutela dei settori strategici.