Il panorama globale delle minacce aziendali ha raggiunto un punto di svolta, collocando la sicurezza dei dati e la cybersecurity al primo posto tra i rischi percepiti dai dirigenti: l'86% dei responsabili dell'internal audit (CAE) la considera una priorità assoluta1. Subito dopo si posizionano la disruption digitale e l'intelligenza artificiale, indicate come rischioso fattore chiave dal 52% degli intervistati, parallelamente a un'adozione dell'AI nelle grandi imprese europee arrivata al 55%2. Ma cosa genera concretamente questo rischio e quale ruolo gioca l'intelligenza artificiale rispetto all'intelligenza umana?

Le radici del rischio cyber: vettori di attacco e vulnerabilità

Il rischio informatico non nasce in modo isolato, ma è alimentato dall'estrema interconnessione aziendale e dalla rapidità con cui si evolvono le minacce.

Tra i principali fattori generatori evidenziati dai dati emergono:

  • l'evoluzione dell'ingegneria sociale: gli attacchi informatici non puntano solo a violare barriere tecnologiche, ma sfruttano sempre più la manipolazione psicologica delle persone. Tecniche come il phishing sofisticato o gli attacchi ClickFix ingannano gli utenti per far installare malware sui sistemi. Un esempio emblematico è rappresentato dal colosso britannico Marks&Spencer, che ha subito perdite stimate in circa 300 milioni di sterline a causa di attacchi di phishing che imitavano figure chiave dell'azienda;
  • comportamenti interni e l'uso non autorizzato (Shadow AI): l'introduzione spontanea di strumenti tecnologici genera pesanti punti ciechi. Circa il 34% dell'uso professionale dell'AI generativa avviene in modo non autorizzato tramite modelli usati dal personale a livello domestico3. Inoltre, l'integrazione di chatbot aziendali ha saturato le richieste di approvazione di identità e accessi, ritardando i consueti aggiornamenti di sicurezza;
  • dipendenze strategiche e terze parti: la concentrazione dei servizi cloud rappresenta una vulnerabilità geopolitica e strategica, dato che solo il 15% della capacità cloud risiede in Europa, costringendo a dipendere da provider esteri con limitata possibilità di audit diretto4. A ciò si aggiungono rischi di infiltrazione criminale: ad esempio, lavoratori freelance nordcoreani hanno utilizzato programmi come Claude per creare false identità elaborate e farsi assumere da imprese europee.

Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Umana: dov'è il vero pericolo?

Inquadrare l'intelligenza artificiale come un pericolo contrapposto a quella umana richiede di distinguere tra lo strumento e chi lo manovra.

L'AI agisce come un potente moltiplicatore di forza per il cybercrimine, consentendo di automatizzare le minacce e di aumentarne frequenza, sofisticazione e velocità. La pericolosità dei modelli frontier è ormai concreta: nell'aprile 2026, il modello Claude Mythos 5 è stato trattenuto e non rilasciato sul mercato proprio per il timore che potesse essere impiegato per violare banche di rilevanza sistemica.

Allo stesso modo, l'emergere di agenti IA autonomi capaci di eseguire mansioni complesse impone di ripensare da zero le autorizzazioni di accesso e i controlli interni.

Tuttavia, l'AI non opera in un vuoto neutrale: l'innesco, la direzione e l'applicazione dipendono sempre dall'iniziativa e dall'uso umano. Il pericolo principale non risiede nell'algoritmo in sé, ma nell'intersezione tra la vulnerabilità dei comportamenti individuali e le carenze di governance.

Quando le decisioni aziendali vengono delegate a modelli AI opachi o quando il personale non possiede adeguate competenze informatiche, si creano falle drammatiche.

Le conseguenze reali di queste falle sono tangibili: l'incidente cyber da 2 miliardi di sterline subito dal produttore Jaguar Land Rover ha avuto un impatto diretto persino sul PIL del Regno Unito.

Considerazioni finali per le organizzazioni

L'intelligenza artificiale e la sicurezza informatica non possono essere gestite come semplici adempimenti tecnici. Per difendersi in modo efficace, le imprese devono seguire direttrici chiare:

  1. preservare il presidio umano (Human-in-the-loop): assicurare che la responsabilità finale, l'etica e la valutazione critica delle decisioni rimangano saldamente in mano alle persone;
  2. investire nell'alfabetizzazione digitale: promuovere una formazione mirata sull'AI e sui rischi comportamentali per evitare che il personale diventi involontariamente il punto d'ingresso degli attacchi;
  3. adottare una governance dinamica: superare le rigide revisioni annuali a favore di analisi di scenario e monitoraggi continui dei rischi interconnessi.

In conclusione, se l'intelligenza artificiale fornisce ai cybercriminali armi sempre più veloci e affilate, è la capacità strategica, etica e difensiva dell'intelligenza umana a stabilire se la tecnologia si trasformerà in una minaccia ingestibile o in una leva di resilienza aziendale.

Note

  1. Dati assunti dal Report “Risk in Focus 2026-2027” di IIA – Institute of Internal Auditors. ↩
  2. Dati assunti dal Report “Risk in Focus 2026-2027” di IIA – Institute of Internal Auditors. ↩
  3. Dati assunti dal Report “Risk in Focus 2026-2027” di IIA – Institute of Internal Auditors. ↩
  4. Dati assunti dal Report “Risk in Focus 2026-2027” di IIA – Institute of Internal Auditors. ↩