Il New Democratic Party (NDP) sta attraversando una delle trasformazioni più radicali della sua storia recente, impegnato in un complesso tentativo di ricostruzione politica ed elettorale che punta a ridefinire l’identità della sinistra canadese. Devastato dal peggior risultato alle urne della sua storia nelle elezioni generali del 2025, che ha portato alle immediate dimissioni dello storico leader Jagmeet Singh, e schiacciato da un pesante debito finanziario, il partito si trova oggi a dover ricostruire la propria presenza parlamentare a partire da una rappresentanza ridotta ai minimi termini. L’elezione a marzo 2026 di Avi Lewis, giornalista, documentarista di fama, intellettuale progressista e figura chiave del celebre Leap Manifesto, ha segnato una netta svolta a sinistra, approvata al primo scrutinio dal 56% degli iscritti.
Nel suo primo semestre alla guida dell’NDP, pur senza un seggio alla Camera dei Comuni per aver scelto di non candidarsi nelle tornate suppletive estive, Lewis ha impostato una strategia d’impatto incentrata sulla grande metropoli di Toronto. La dirigenza del partito considera i quartieri urbani e progressisti della capitale dell’Ontario, come Davenport e Parkdale, il vero punto di partenza per recuperare lo status di forza politica ufficiale. I segnali emersi dalle recenti consultazioni a Beaches—East York, dove l’NDP ha triplicato la propria quota di voti rispetto al 2025 pur senza conquistare il seggio, indicano per Lewis la bontà di un modello organizzativo permanente: un’azione politica basata non sulla sola propaganda elettorale, ma sulla creazione di centri comunitari di aggregazione radicati sul territorio.
Questa riorganizzazione interna si intreccia in modo indissolubile con l’escalation delle tensioni internazionali e, soprattutto, con la drammatica guerra commerciale scatenata dall’amministrazione statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, che ha imposto dazi punitivi del 50% su un ampio listino di merci canadesi. Di fronte alle ritorsioni fiscali per circa 28 miliardi di dollari varate dal governo liberale guidato dal Primo Ministro Mark Carney, l’NDP di Avi Lewis ha scelto una postura di rottura, criticando la fragilità del modello liberale e promuovendo una risposta ancora più aggressiva e sovranista sul piano economico. Nel corso dei vertici d’emergenza ad Ottawa, Lewis ha espresso pieno sostegno alla decisione di interrompere le trattative con Washington quando le condizioni poste dagli Stati Uniti minacciavano la sovranità nazionale, ma ha contestualmente sollecitato un piano di “Trump-proofing” dell'economia canadese. La ricetta dell’NDP per proteggere i lavoratori non si limita a sussidi salariali con rigide clausole di salvaguardia per evitare che i fondi pubblici finiscano in dividendi aziendali, né al solo potenziamento dell’assicurazione contro la disoccupazione; Lewis ha infatti chiesto apertamente l’introduzione di tasse d’esportazione e quote punitive sulle risorse strategiche di cui l’economia americana non può fare a meno, come petrolio, gas naturale, carbone termico, potassio e minerali critici.
Secondo il leader socialdemocratico, il Canada deve giocare la sua carta più forte per colpire gli interessi economici d’oltreconfine e reinvestire i proventi di queste imposte nella transizione ecologica, nel rafforzamento della rete elettrica nazionale e nella creazione di manifattura a impatto zero. Questa strategia di protezione dei lavoratori e affrancamento dalla dipendenza industriale americana si riflette coerentemente anche nella visione di politica estera dell'NDP, caratterizzata da una decisa rottura con l’atlantismo ortodosso dei Liberali e dei Conservatori. Sul piano della difesa, Lewis ha rifiutato fermamente l’obiettivo NATO di destinare il 2% del Prodotto Interno Lordo alle spese militari, sostenendo che le risorse finanziarie del Paese debbano essere integralmente destinate all’emergenza climatica, alla sanità pubblica universale e all’assistenza sociale anziché all’acquisto di sistemi d’arma di fabbricazione statunitense.
Nel contesto delle crisi geopolitiche globali, il nuovo corso dell’NDP si distingue per un pacifismo assertivo e per una posizione di aperto supporto ai diritti umani nei teatri di conflitto. In merito al Medio Oriente, Lewis, appartenente a una storicamente nota famiglia dell’ebraismo progressista canadese, ha assunto posizioni di netto antisionismo, accusando apertamente il governo israeliano di genocidio nella Striscia di Gaza e chiedendo che Ottawa utilizzi ogni strumento diplomatico ed economico, incluse le sanzioni e l’embargo sulle armi, per isolare Tel Aviv.
Allo stesso tempo, rispetto al conflitto in Ucraina e alle altre crisi internazionali, l’NDP continua a promuovere una diplomazia multilaterale fondata sulla de-escalation e sulla sovranità dei popoli, respingendo l’allineamento incondizionato con le priorità di sicurezza definite a Washington. Attraverso questa combinazione di democrazia partecipativa di base, nazionalismo economico verde e una politica estera disallineata dai blocchi tradizionali, Avi Lewis cerca di trasformare l’NDP da forza politica d’opposizione ridotta ai margini a catalizzatore del malcontento della classe lavoratrice e dei movimenti sociali, scommettendo sul fatto che l’unica risposta efficace all’aggressività del trumpismo sia un profondo e coraggioso rinnovamento della democrazia sociale canadese.
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