“La credibilità, in questo schema, non si azzera: si sconta.”

Un disco volante incombe sulla Casa Bianca. Donald Trump attraversa il colonnato presidenziale come il protagonista di una serie animata. Tom Homan, lo "zar del confine", indossa una divisa della polizia di frontiera e arresta veri extraterrestri. Il razzo Artemis II decolla nello spazio. Il senatore democratico Chuck Schumer si strappa il volto e rivela di essere un robot. Trump e JD Vance fuggono da una creatura mostruosa a bordo di un'astronave. Alla fine, dopo il titolo "President Donald J. Trump", una lattina di Diet Coke fluttua tra le stelle.

Il tutto dura appena 36 secondi ed è costruito come una parodia della sigla di Rick and Morty. La didascalia recita: "Hop in… best dimension yet". Salite a bordo: è la dimensione migliore di sempre.

Il dettaglio decisivo non è l'estetica grottesca né la probabile presenza di immagini generate con l'intelligenza artificiale. È il mittente. Il video non arriva da un profilo satirico o dalla pagina personale di Trump: è stato pubblicato il 27 luglio 2026 dall'account ufficiale della Casa Bianca.

La prima reazione è l'incredulità, la seconda dovrebbe essere l'analisi: è una forma ormai consolidata di propaganda algoritmica, nella quale l'istituzione si trasforma in content creator, il presidente in personaggio seriale, il pubblico in fandom.

Una realtà da abitare

Il video non presenta un risultato dell'amministrazione, non illustra una legge e non propone un argomento politico: non contiene praticamente nulla che possa essere discusso, verificato o confutato. Costruisce invece un universo.

La frase "best dimension yet" non è soltanto una citazione della struttura narrativa di Rick and Morty. È la chiave dell'intera operazione: il pubblico viene invitato a entrare in una dimensione alternativa nella quale Trump è un eroe interdimensionale, sciolto dalle normali limitazioni della politica. JD Vance è il suo compagno di avventure, Tom Homan difende l'America da creature provenienti da altri mondi, i nemici politici sono robot, mostri o impostori, la tecnologia spaziale americana conferma la potenza della nazione. In questo universo, il sigillo presidenziale, il cappellino MAGA e la Diet Coke appartengono allo stesso sistema simbolico: istituzione, movimento politico, brand personale e preferenze private del presidente diventano indistinguibili.

È la Casa Bianca a essere assorbita nell'universo narrativo di Trump, non più Trump a occuparla temporaneamente. La presidenza, per definizione, dovrebbe sopravvivere alla persona che la esercita: qui accade il contrario, l'ufficio viene personalizzato fino a diventare scenografia, marchio e proprietà simbolica del leader.

Dalla post-verità all'autenticità

Il video si presta naturalmente alla categoria di post-truth, usata da quasi un decennio come una delle principali chiavi interpretative della comunicazione politica di Trump: è utile per descrivere l'indebolimento delle procedure condivise con cui una società stabilisce quali affermazioni siano attendibili. Ma di fronte a un contenuto che dichiara apertamente la propria natura fittizia, il rapporto binario tra vero e falso spiega poco.

Una parte della letteratura recente sposta infatti l'attenzione dal binario vero/falso alle modalità con cui le affermazioni politiche acquistano autorità. Lone Sorensen e Benjamin Krämer descrivono una crescita delle forme di legittimazione fondate sull'autenticità personale rispetto a quelle costruite su expertise ed evidenza: un'affermazione resta efficace anche quando la sua accuratezza viene contestata, perché la sua autorità deriva dalla percezione che il leader esprima senza mediazioni ciò che pensa, o rappresenti la visione del proprio gruppo. Il video Rick and Morty applica questa logica nella sua forma più pura: non rivendica alcuna accuratezza, e proprio per questo può mostrare, senza contraddirsi, cosa Trump "è davvero" per chi lo sostiene.

Extraterrestri, immigrati e robot

La sequenza più significativa è quella in cui Tom Homan arresta degli alieni. In inglese, alien indica sia l'extraterrestre sia, storicamente e nel linguaggio giuridico americano, lo straniero privo di cittadinanza. Il video rende letterale questa sovrapposizione: gli "alieni" fermati dalla polizia di frontiera sono effettivamente creature provenienti dallo spazio.

La gag è immediata, ma non è innocente. Trasforma una politica coercitiva, fatta di arresti, detenzioni e deportazioni, in intrattenimento, e rappresenta le persone colpite da quella politica come esseri non umani. Non serve che il video pronunci apertamente un messaggio xenofobo: è sufficiente la concatenazione visiva, confine, agente armato, alieno, arresto, comicità. La disumanizzazione viene incorporata nel ritmo della battuta.

La stessa grammatica ritorna nella rappresentazione di Chuck Schumer, il leader della minoranza democratica: non è semplicemente un avversario con idee diverse, sotto la faccia umana nasconde un corpo meccanico, non è autentico, non appartiene pienamente alla comunità, è una macchina travestita da persona. Il conflitto democratico viene così riscritto come scontro ontologico, tra americani "veri", incarnati dal presidente e dai suoi alleati, ed esseri artificiali, stranieri o mostruosi. La politica si riduce a smascherare e sconfiggere creature ostili.

Dalla comunicazione istituzionale alla content factory

La Casa Bianca non ha inventato l'umorismo politico online. Le amministrazioni precedenti hanno usato meme, riferimenti pop e registri informali: Obama ha coltivato una comunicazione digitale ironica, Biden ha trasformato "Dark Brandon", nato come meme ostile, in un elemento della propria campagna. La differenza sta nella sistematicità con cui l'amministrazione Trump ha trasformato i canali istituzionali in una macchina mediatica partigiana, personalizzata e aggressiva. Axios ha descritto la Casa Bianca come un vero e proprio media outlet di destra, capace di adattare personale, linguaggi e tempi di produzione alle regole dell'economia dell'attenzione.

Il Washington Post ha ricostruito una strategia digitale fondata su contenuti spettacolari e provocatori, pensati per raggiungere direttamente il pubblico, aggirare l'intermediazione giornalistica e "riformulare la narrazione". La stessa logica è stata applicata alla deportazione, trasformata in materiale per meme, montaggi musicali e battute condivise dagli account ufficiali dell'amministrazione.

Il video in stile Rick and Morty è l'evoluzione naturale di questa strategia: verticale, rapidissimo, immediatamente riconoscibile, ricco di simboli isolabili, commentabili e rilanciabili. Non richiede attenzione prolungata né conoscenze politiche, non domanda al pubblico di capire, gli chiede di reagire. La sua apparente sciatteria non ne contraddice l'efficacia: l'estetica da AI slop, immagini sintetiche, citazioni evidenti, eccesso visivo, qualità irregolare, comunica velocità e appartenenza alla cultura della piattaforma. Un contenuto troppo raffinato sembrerebbe una pubblicità tradizionale; questo deve sembrare un meme nato online, anche quando a produrlo è l'apparato comunicativo della presidenza degli Stati Uniti.

La stessa estetica, però, non resta confinata al registro ludico: la sua parentela con contenuti sintetici dal tono più serio, costruiti per sembrare cronaca di eventi reali, emerge quando la macchina produttiva viene applicata a un terreno diverso.

La finzione dichiarata come scudo

Il video Rick and Morty è progettato anche per chi lo detesta. Chi lo considera divertente lo condivide come dimostrazione dell'irriverenza di Trump; chi lo trova inquietante lo rilancia per denunciare il degrado della presidenza. Per l'algoritmo la distinzione è irrilevante: entrambe le reazioni producono visualizzazioni, commenti e centralità. È la trappola dell'indignazione algoritmica: il contenuto non deve conquistare tutti, deve rendersi inevitabile.

Come osserva un'analisi dell'Associated Press sulla produzione di immagini sintetiche dell'amministrazione, queste rappresentazioni funzionano perché vengono comprese senza sforzo e offrono una "verità" emotiva anche quando nessuno le scambia per realtà. Più che far credere che Trump abbia realmente pilotato un'astronave, il video mostra ciò che, secondo i sostenitori, Trump "è davvero": potente, trasgressivo, perseguitato da nemici disumani, capace di infrangere le regole di un sistema considerato falso.

Questa dinamica ha un nome nella letteratura sulla comunicazione politica: ambiguità strategica. Parker Bach, Carolyn Schmitt e Shannon McGregor definiscono la strategic ambiguity come una tattica retorica capace di produrre più interpretazioni ragionevoli dello stesso messaggio per comunità diverse, a vantaggio del comunicatore. Il video applica esattamente questo meccanismo: la finzione dichiarata non indebolisce il messaggio, lo protegge. Se criticato, può essere difeso come una battuta; se apprezzato, può essere letto come la rappresentazione autentica di una realtà politica. La propaganda contemporanea non ha sempre bisogno di nascondere la propria falsità: può esibirla, purché quella falsità confermi l'identità del pubblico.

Quando la stessa macchina esce dal cartone animato

Il meccanismo osservato finora vale anche fuori dal registro ludico. Nell'agosto 2026 la stessa produzione visiva ha realizzato altri due episodi, in un contesto via via più delicato: prima la trasformazione di Lake Ontario in "Lake America", poi un video sintetico dell'isola iraniana di Kharg devastata dalle esplosioni, pubblicato durante una guerra reale.

Il 25 agosto Trump scrive su Truth Social che gli Stati Uniti stanno valutando di rinominare Lake Ontario "Lake America", collegando la proposta al deterioramento dei rapporti commerciali con il Canada. Due giorni dopo firma un ordine esecutivo che introduce la denominazione nell'uso federale statunitense: il cambiamento entra nella nomenclatura federale senza toccare il nome riconosciuto dal Canada né la sovranità del lago. Per policy sulle denominazioni ufficiali, Google Maps mostra poi "Lake America" agli utenti statunitensi, "Lake Ontario" a quelli canadesi ed entrambe al resto del mondo. La produzione visuale accompagna il processo: mappe che sostituiscono un nome con l'altro, e i cosiddetti "Donald Ducks", papere armate col ciuffo trumpiano, condivise il 29 agosto con la didascalia "LAKE AMERICA - PROTECTED BY DONALD DUCKS".

La funzione del materiale sintetico qui è ancora simbolica, non diversa da quella del video Rick and Morty: rende visibile un'appropriazione territoriale, la trasforma in oggetto memetico, fa circolare un conflitto commerciale nei registri dell'intrattenimento. Ma la distanza tra meme e decisione amministrativa si riduce quando la denominazione online entra nei database federali e nelle infrastrutture cartografiche usate da milioni di persone: qui il gioco produce conseguenze istituzionali misurabili, non solo identitarie.

Il caso di Kharg porta lo stesso meccanismo su un terreno dove l'errore di interpretazione costa molto di più. Questo tipo di comunicazione si legge attraverso una letteratura più antica dell'intelligenza artificiale, quella sulla credibilità dei segnali nelle relazioni internazionali. La teoria del signaling parte da un problema ricorrente nelle crisi internazionali: uno Stato può dichiarare di voler combattere o sanzionare, ma l'avversario sa che esiste sempre un incentivo a esagerare la propria determinazione. Una dichiarazione priva di costi è cheap talk: contiene informazione, ma è difficile stabilirne la credibilità quando gli interessi delle parti divergono. I segnali che comportano un costo politico, economico o militare acquistano invece più credibilità, perché un attore poco determinato avrebbe meno incentivi a sostenerli: è la distinzione, centrale nella letteratura sulla deterrenza, tra segnali a basso costo e costly signals, da Thomas Schelling a James Fearon.

L'intelligenza artificiale generativa introduce qui un'asimmetria particolare: generare il video di un'isola in fiamme richiede oggi risorse minime, ma pubblicato dal presidente durante una guerra, Iran, alleati, mercati e media devono comunque stabilire se rappresenti un'azione reale, una minaccia, o un contenuto sintetico senza conseguenze operative, la stessa domanda, in fondo, che il pubblico si pone davanti al video Rick and Morty, solo con la posta molto più alta.

Il 31 agosto Trump pubblica un video generato con l'AI dell'isola iraniana di Kharg devastata da esplosioni e scrive che l'isola viene "blown to smithereens". Reuters analizza il materiale e non trova evidenze dell'attacco. Nelle ore precedenti, tuttavia, gli Stati Uniti avevano realmente colpito postazioni iraniane sull'isola di Larak e l'Iran aveva risposto contro basi americane in Giordania: il contenuto sintetico entra così in un ambiente in cui l'evento rappresentato risulta militarmente plausibile. Lo stesso video, pubblicato da un account anonimo, avrebbe scarso rilievo strategico; diffuso dal comandante in capo delle forze armate statunitensi durante un'escalation, richiede invece una verifica immediata. Si crea così un'asimmetria tra costo di produzione e costo di ricezione: il segnale costa pochissimo a chi lo produce e può imporre costi informativi, diplomatici e strategici a chi lo riceve.

Gli studi sui media sintetici confermano che il rischio principale non è tanto ingannare quanto produrre incertezza: uno studio di Cristian Vaccari e Andrew Chadwick mostrava già nel 2020 che l'effetto più rilevante dei video sintetici può essere l'aumento del dubbio più che l'inganno diretto, con una conseguente diminuzione della fiducia nelle informazioni sui social media; una ricerca del 2026 di Darian Harff aggiunge che l'assenza di un'etichettatura esplicita rende ancora più difficile per il pubblico distinguere un'immagine politica generata dall'AI da una autentica. A questa dinamica si collega il liar's dividend, introdotto da Bobby Chesney e Danielle Citron e poi studiato sperimentalmente da Kaylyn Jackson Schiff, Daniel S. Schiff e Natália S. Bueno: la consapevolezza che ogni contenuto possa essere falsificato permette agli attori politici di bollare come manipolato anche materiale autentico, con benefici politici misurabili soprattutto attraverso l'aumento dell'incertezza e la mobilitazione identitaria dei sostenitori.

I mercati come misuratore imperfetto della credibilità

La familiarità crescente dei mercati con la comunicazione trumpiana apre un'altra dimensione. Nel linguaggio dei trader si è diffusa l'espressione TACO, "Trump Always Chickens Out", per l'aspettativa che alcune minacce aggressive vengano poi ridimensionate. Reuters ha documentato nel maggio 2026 la trasformazione di questa aspettativa in una grammatica operativa del trading retail, insieme a sigle come FAFO e FOMO, mentre gli investitori anticipano le oscillazioni delle dichiarazioni presidenziali.

Il comportamento dei mercati durante la guerra con l'Iran è indicativo. A sei mesi dal conflitto, Reuters osservava il 28 agosto una resilienza dei mercati finanziari superiore a quella inizialmente prevista; la reazione è tornata più marcata quando gli Stati Uniti hanno realmente colpito le installazioni iraniane a Larak, con il Brent salito oltre i 90 dollari al barile. La resilienza finanziaria non basta da sola a dedurre una perdita di credibilità: i prezzi incorporano domanda globale, scorte, rotte alternative, politica monetaria e aspettative sulla Cina. Il fenomeno TACO documenta però, tra alcuni operatori, un credibility discount: la dichiarazione presidenziale viene valutata anche attraverso l'esperienza accumulata sulle precedenti minacce e revisioni.

In termini di signaling emerge un paradosso: l'imprevedibilità può offrire un vantaggio negoziale quando gli avversari ritengono plausibile un'azione estrema, ma la ripetizione di minacce poi ridimensionate rischia di ridurre la capacità delle dichiarazioni future di trasmettere informazioni affidabili sulle reali intenzioni del leader. L'AI slop amplifica la stessa dinamica sul piano visuale: se ogni intenzione può diventare istantaneamente un'immagine apparentemente realistica, l'abbondanza di segnali ne riduce il valore informativo individuale, e interpretare il messaggio richiede elementi ulteriori, movimenti militari, decisioni amministrative, sanzioni, dati economici, mentre il costo di emissione tende verso lo zero.

Il potere non ha più bisogno della solennità

Per secoli, il potere politico ha usato la solennità per costruire autorità: edifici monumentali, cerimonie, uniformi, ritratti ufficiali, linguaggio formale. Trump combina questi codici con un registro apparentemente opposto: il meme, la provocazione, il cattivo gusto deliberato. Non è necessariamente un indebolimento del potere. Può essere una sua nuova forma.

Il presidente può apparire contemporaneamente come sovrano e troll, comandante in capo e protagonista di un cartone animato, autore di un ordine esecutivo e regista di un'esplosione mai avvenuta. L'istituzione conserva la propria forza materiale, ma abbandona la distanza simbolica: il pubblico non è più convocato come cittadinanza, viene coinvolto come comunità di fan. Chi comprende la battuta appartiene al gruppo; chi protesta dimostra di essere privo di ironia e, soprattutto, fornisce nuovo materiale alla comunità. La trasgressione delle norme istituzionali diventa essa stessa prova di autenticità. In questa logica, il decoro conta come artificio delle élite: essere presidenziali significa rifiutarsi di "comportarsi da presidente".

Un documento ufficiale

Esiste infine un elemento che rende questi contenuti più di una curiosità della cultura digitale. La National Archives and Records Administration chiarisce che i contenuti degli account istituzionali, tra cui @WhiteHouse, @POTUS e @VP, vengono trasferiti e conservati come documenti ufficiali dell'amministrazione ai sensi del Presidential Records Act: i post social fanno parte dell'archivio storico della presidenza.

Quel video non appartiene soltanto al flusso effimero di Facebook, Instagram o X. Appartiene alla documentazione pubblica del potere esecutivo americano. È questo il paradosso definitivo: un contenuto progettato per durare pochi secondi nel feed diventa una fonte destinata agli storici. E forse saranno proprio quei 36 secondi a spiegare la presidenza Trump meglio di molti discorsi ufficiali: mostrano la fusione tra Stato e brand personale, la trasformazione dell'avversario in essere non umano, la politica ridotta a spettacolo e l'adozione delle logiche algoritmiche come forma di governo dell'attenzione.

Conclusione

La comunicazione politica sintetica introduce così un'asimmetria destinata probabilmente a diventare sempre più rilevante: produrre una rappresentazione plausibile di un evento, che sia un'astronave sopra la Casa Bianca o un'esplosione su un'isola iraniana, costa ormai pochissimo, mentre la posizione istituzionale di chi la diffonde può rendere estremamente costoso ignorarla.

La credibilità, in questo schema, non si azzera: si sconta. L'emittente può conservare potere anche quando i destinatari applicano uno sconto alle sue dichiarazioni, perché l'autorità istituzionale rende comunque necessario valutarne le intenzioni, che si tratti di un cartone animato pubblicato per intrattenere una base o di un video di guerra pubblicato per intimidire un avversario. Una credibilità ridotta diminuisce la capacità informativa del segnale e, allo stesso tempo, aumenta il lavoro richiesto a chi deve interpretarlo: dal follower che decide se ridere o indignarsi, al trader che valuta se coprirsi sul petrolio, fino allo storico che tra qualche decennio dovrà separare, in quell'archivio presidenziale, cosa fosse spettacolo e cosa fosse segnale.

Laura Laportella

Laura Laportella

Digital strategist e analista della comunicazione digitale. Nel suo lavoro collabora con istituzioni, università, enti non profit e realtà della comunicazione politica e pubblica. A livello di ricerca si occupa di come media, piattaforme e narrazioni contribuiscano a plasmare il modo in cui interpretiamo l’attualità e gli equilibri geopolitici.