Il dispiegamento di truppe nordcoreane a sostegno della Federazione Russa apre un capitolo distinto rispetto al reclutamento di cittadini stranieri destinati al fronte ucraino. È da questa differenza che muove l’analisi pubblicata su Difesa Online dal generale di brigata (aus.) Nicola Cristadoro. Il punto di partenza è il research paper Carne da cannone. La trappola dell’arruolamento di personale straniero nell’esercito russo per l’impiego sul fronte ucraino, pubblicato dall’Istituto Gino Germani nel 2026: in quel lavoro l’autore esaminava volontari, reclutamenti ingannevoli e forme di ricatto utilizzate per compensare le perdite russe. Il contingente dell’Esercito Popolare Coreano appartiene invece a una categoria diversa, perché inviato per decisione statale, inserito in un accordo strategico tra governi e impiegato nell’ambito di una cooperazione militare formalizzata.1

Dalla manodopera esportata alla cooperazione militare

La cornice politica è il Trattato di partenariato strategico globale firmato da Russia e Corea del Nord nel giugno 2024 ed entrato in vigore nel dicembre dello stesso anno. Cristadoro colloca il dispiegamento militare dentro una relazione più ampia, costruita nel tempo attraverso l’esportazione di lavoratori nordcoreani, l’elusione delle sanzioni internazionali e una rete di controllo che continua a sottoporre il personale all’autorità degli apparati di Pyongyang anche quando opera sul territorio russo.

Secondo questa lettura, Mosca ha contribuito alla formazione di una zona grigia giuridica e amministrativa: visti irregolari, permanenze oltre i termini stabiliti dalle Nazioni Unite e cooperazione nel rimpatrio dei disertori hanno consentito alla Corea del Nord di mantenere all’estero un sistema di sorveglianza e prelievo delle retribuzioni. Il passaggio dai lavoratori civili ai reparti militari conserva la stessa infrastruttura, ma ne amplia la funzione. Alla produzione di valuta estera si aggiungono il sostegno allo sforzo bellico russo, l’accesso a tecnologie e procedure operative e l’acquisizione di esperienza in un conflitto ad alta intensità.2

Combattenti, genieri e unità per la ricostruzione

Le stime richiamate nell’analisi indicano circa 14.000 soldati combattenti inviati tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025. A questi si affiancano migliaia di operai militari e genieri destinati allo sminamento, alla fortificazione e alla ricostruzione della regione di Kursk. La presenza di unità specializzate, compresa una brigata edile, mostra come la collaborazione non sia circoscritta al combattimento: Pyongyang mette a disposizione forza lavoro organizzata e militarmente disciplinata, ricevendo compensi utili a sostenere l’economia nazionale e ad attenuare l’impatto dell’isolamento internazionale.3

Il trattamento economico dei militari riproduce il modello già applicato ai lavoratori all’estero. Le somme corrisposte dalla Russia, stimate attorno all’equivalente di 1.700 euro mensili per soldato, verrebbero in larga parte incamerate dallo Stato nordcoreano. La partecipazione alla guerra diventa così una fonte di entrate e, contemporaneamente, un investimento militare. Per Kim Jong-un, l’esperienza maturata contro droni, artiglieria, sistemi di guerra elettronica e catene logistiche moderne accresce la preparazione del KPA in vista di eventuali crisi nella penisola coreana.4

Dal segreto all’integrazione operativa

I primi rapporti sul dispiegamento emersero nell’autunno 2024, mentre Mosca e Pyongyang cercavano ancora di mantenerne riservata l’entità. Le informazioni raccolte indicavano soldati nordcoreani addestrati in basi russe, dotati di uniformi e documenti destinati a confonderne l’identità e accompagnati da ufficiali, generali e interpreti incaricati di preservare disciplina e coesione. Il riconoscimento ufficiale arrivò nell’aprile 2025;5 nei mesi successivi il regime trasformò le perdite in una narrazione pubblica di sacrificio nazionale, celebrando i caduti come protagonisti delle operazioni oltremare.6

L’integrazione ha incontrato difficoltà legate alla lingua, alle diverse strutture di comando e al peso dell’ufficiale politico nel sistema nordcoreano. Tuttavia, il contingente è stato progressivamente assorbito nel dispositivo russo. Le unità, inizialmente presentate come forze speciali autonome, hanno operato sotto comando operativo russo e svolto compiti analoghi a quelli delle formazioni di Mosca. All’inizio del 2026 le attività segnalate comprendevano artiglieria, ricognizione e impiego di sistemi lanciarazzi multipli contro aree di confine ucraine, segno di un’evoluzione verso funzioni più specializzate.7

Coercizione, perdite e apprendimento bellico

Per i singoli soldati, la partecipazione non deriva da una scelta volontaria. La selezione avviene attraverso il Ministero della Difesa e la Commissione militare centrale, entro un sistema che non riconosce margini di consenso o rifiuto. Alcuni militari catturati hanno riferito che la missione era stata descritta come un periodo di addestramento all’estero, senza indicazioni trasparenti sulla possibilità di un impiego immediato in prima linea. Al rientro, il personale resta inoltre sottoposto a controlli ideologici, necessari al regime per neutralizzare gli effetti dell’esposizione a società e informazioni esterne.8

Le perdite elevate riflettono l’impatto di un ambiente operativo molto diverso da quello per cui le forze nordcoreane erano state preparate. La guerra dei droni, il terreno aperto di Kursk, l’isolamento linguistico e le carenze logistiche hanno prodotto disorientamento e una curva di apprendimento particolarmente onerosa. Le testimonianze dei prigionieri descrivono scarsità di cibo e acqua, preparazione insufficiente e difficoltà a comprendere ordini e situazione tattica. Per Pyongyang, tuttavia, il costo umano viene assorbito dentro una logica di regime che combina disciplina coercitiva, ritorno economico e acquisizione di competenze.9

Il contingente nordcoreano è lo strumento militare di uno Stato che partecipa al conflitto al fianco della Russia, non un corpo mercenario.

Il nodo giuridico della cobelligeranza

La qualificazione giuridica costituisce uno dei passaggi centrali dell’analisi. Poiché i militari nordcoreani restano membri in servizio attivo delle forze armate regolari, non soddisfano i criteri previsti per la definizione di mercenario. Il loro impiego rende invece applicabile alla Corea del Nord il diritto internazionale umanitario quale parte coinvolta nel conflitto armato internazionale. In caso di cattura, essi devono essere trattati come combattenti e beneficiare dello status di prigionieri di guerra previsto dalla III Convenzione di Ginevra.10

La questione del rimpatrio resta delicata. La restituzione alla parte da cui dipendono potrebbe esporre i prigionieri a gravi violazioni dei diritti umani per essersi arresi; da qui l’ipotesi di accordi con la Corea del Sud o con un altro Paese terzo sicuro.11 Ancora più complessa è l’attribuzione delle eventuali condotte illecite. Nelle fasi iniziali, quando Pyongyang conservava un controllo disciplinare più marcato, la responsabilità potrebbe coinvolgere entrambi gli Stati. Con la piena integrazione sotto il comando operativo russo, l’analisi prospetta invece un peso crescente della responsabilità di Mosca.12

Cristadoro estende la valutazione al ricorso alla forza: l’invio di una formazione militare professionale di dimensioni comparabili a una divisione configurerebbe una partecipazione nordcoreana all’aggressione contro l’Ucraina. Anche qualora le singole condotte non fossero direttamente attribuibili a Pyongyang, il sostegno militare potrebbe essere letto come assistenza a un atto internazionalmente illecito, con conseguenze sul piano della responsabilità statale e della neutralità.13

La zona grigia nordcoreana

Il contingente in Russia è soltanto una componente della capacità coercitiva nordcoreana. Operazioni informatiche e pressione politica14, disturbo dei segnali satellitari15 e provocazioni missilistiche permettono al regime di agire al di sotto della soglia della guerra aperta, mettendo alla prova la coesione tra Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. L’impiego della minaccia nucleare e dei test balistici produce effetti che superano la dimensione militare: influenza l’agenda diplomatica, condiziona le economie regionali e crea divergenze tra alleati sulla combinazione di deterrenza, sanzioni e dialogo.16

La relazione con Russia e Cina offre a Kim Jong-un ulteriori spazi di manovra. Pechino rimane il principale attore economico e politico di riferimento, mentre Mosca garantisce opportunità militari, infrastrutturali e finanziarie. La convergenza riduce il valore di un accordo con Washington e consente a Pyongyang di sfruttare ogni incertezza sugli impegni statunitensi nella regione.17

L’ambiguità degli Stati Uniti

Nell’interpretazione di Cristadoro, la postura americana conserva la diplomazia personale e transazionale che aveva caratterizzato il primo mandato di Donald Trump. Restano la disponibilità a un incontro con Kim Jong-un e la ricerca di risultati politici ad alta visibilità.18 Il contesto, però, è cambiato: nel 2025 e nel 2026 la penisola coreana ha perso centralità rispetto ai dossier mediorientali, mentre i documenti strategici statunitensi assegnano alla minaccia nordcoreana uno spazio più limitato.19

Washington tende inoltre a trasferire su Seul una quota maggiore della responsabilità per la deterrenza convenzionale, mantenendo per le proprie forze un ruolo di supporto. Anche l’obiettivo della completa denuclearizzazione appare meno realistico davanti alla crescita dell’arsenale di Pyongyang. Da qui l’ipotesi di accordi più circoscritti — limiti alle testate, controllo degli armamenti o dichiarazioni di pace in cambio di un alleggerimento parziale delle sanzioni — che segnalano pragmatismo, ma possono generare ambiguità sulla solidità dell’impegno americano.20

Il risultato è un equilibrio nel quale la Corea del Nord trae vantaggio dalla guerra europea, la Russia riceve uomini e capacità aggiuntive e la Cina osserva una progressiva erosione della coesione occidentale nell’Asia nordorientale. L’analisi consegna così una questione che va oltre la presenza nordcoreana a Kursk: la cooperazione tra regimi autoritari sta saldando lavoro coercitivo, apprendimento militare, aggiramento delle sanzioni e pressione ibrida, mentre la risposta statunitense oscilla tra disimpegno selettivo e diplomazia personale.

Note e riferimenti

  1. Trattato di Partenariato Strategico Globale tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Democratica di Corea, firmato il 19 giugno 2024, ratificato dalla Legge federale russa n. 374-FZ del 9 novembre 2024 ed entrato in vigore il 4 dicembre 2024: testo sul portale ufficiale russo.
  2. L. Yoon, North Koreans Face Repatriation from Russia, Human Rights Watch, 22 febbraio 2022; M. Carlough e J. Kennedy, How North Korea has Bolstered Russia’s War in Ukraine, Council on Foreign Relations, 25 novembre 2025; C. Hong Park, North Korean Overseas Laborers in Russia, Database Center for North Korean Human Rights, 2016; R. Minyoung Lee, North Korea’s Acknowledgement of War Participation, 38 North, 29 aprile 2025; Y. Dam-rin, The Impact of Strengthened Russia–North Korea Relations on International Politics, International Journal of Korean Unification Studies, vol. 34(1), 2025, pp. 29–68.
  3. J. Tae Joo, North Korea deploys specialized military construction unit to rebuild war-torn Russia, Daily NK, 30 ottobre 2025; L. Yu-Jung, North Korea, Russia hail “invincible” alliance on anniversary of strategic partnership treaty, Korea JoongAng Daily, 20 giugno 2025; North Korea to send 1,000 combat engineers, 5,000 workers to rebuild Kursk Region – Shoigu, TASS, 17 giugno 2025.
  4. T. Kang, Russia pays North Korean soldiers about $2,000 a month: South’s spy agency, Radio Free Asia, 23 ottobre 2024; M. F. Cancian e C. H. Park, North Korean Troops Deploy to Russia: What’s the Military Effect?, CSIS, 25 ottobre 2024; C. Zwirko, K. Talman e S.-Y. Chung, North Korea honors over 100 dead troops from Ukraine war at Pyongyang ceremony, NK News, 22 agosto 2025.
  5. C. Dong-woo, N. Korea decides to send around 10,000 soldiers to support Russia in Ukraine war: Seoul, Yonhap News Agency/Korea Times, 18 ottobre 2024; NATO, Doorstep statement by the NATO Secretary General following the North Atlantic Council briefing on the DPRK’s troop deployment to Russia, 28 ottobre 2024; E. Cook, North Korean Soldiers Being “Disguised” As Russian Troops on Front Lines, Newsweek, 6 novembre 2024; J. Kim, North Korea confirms troop deployment to Russia as Putin hails “heroes”, Reuters, 28 aprile 2025.
  6. C. Zwirko, K. Talman e S.-Y. Chung, North Korea honors over 100 dead troops from Ukraine war at Pyongyang ceremony, NK News, 22 agosto 2025.
  7. Ukraine intelligence agency says North Korean units already in Kursk region, Reuters, 24 ottobre 2024; V. Neifakh, South Korea Alleges More North Korean Troops Sent to Ukraine, as Moscow and Pyongyang Keep Mum, The Media Line, 4 marzo 2025; M. Trevelyan, Russia says North Korean troops play key role in de-mining its Kursk region, Reuters, 15 novembre 2025; Y. Taradiuk, North Korean troops in Russia attack Ukrainian border communities, HUR says, Kyiv Independent, 4 febbraio 2026.
  8. L. Sang-yong, Years of indoctrination preceded NK troops’ Russia deployment, Daily NK, 20 novembre 2024; A. Cordesman, The Conventional Military Balance in the Koreas and Northeast Asia, CSIS, 2 agosto 2016, p. 63; C. Yun-hwan, N.K. soldier captured by Ukraine says he thought was going to training, not war, Yonhap News Agency, 12 gennaio 2025; J. Seo-yeong, N. Korea’s national police agency orders intensified surveillance over returnees from abroad, Daily NK, 25 settembre 2023.
  9. S. Ramani, North Korea’s Military Intervention in Kursk: A High Casualty Learning Curve, 38 North, 19 febbraio 2025; A. Sokolin, Ukraine releases first testimony from captured North Korean soldiers, NK News, 11 gennaio 2025; Ukraine reports North Korean losses on Russia’s Kursk front, Reuters, 17 dicembre 2024.
  10. S. Szymanski e J.C.T. Keruski, Ukraine Symposium – North Korea’s Entry into International Armed Conflict, Articles of War, Lieber Institute at West Point, 10 dicembre 2024.
  11. L. Yoon, A Year On, Two North Korean POWs in Ukraine Fear Forced Return, Human Rights Watch, 26 febbraio 2026.
  12. M. Milanovic, North Korea’s Troop Deployment in the Russian War of Aggression against Ukraine: The DPRK as a Principal or as an Accomplice?, EJIL:Talk!, 4 novembre 2024.
  13. Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione 3314 (XXIX), Definition of Aggression, 1974, art. 3(d) e (g); M. Milanovic, North Korea’s Troop Deployment in the Russian War of Aggression against Ukraine, cit.
  14. E. Chanlett-Avery et al., North Korean Cyber Capabilities: In Brief, Congressional Research Service, 3 agosto 2017; J. Pak, Kim Jong-un’s tools of coercion, Brookings Institution, 21 giugno 2018.
  15. T. Harrison, K. Johnson e T.G. Roberts, Space Threat Assessment 2019, Center for Strategic and International Studies, aprile 2019.
  16. Corea del Nord, Kim: deterrenza nucleare contro Seul e gli Usa, ANSA, 28 luglio 2022.
  17. L. Min-hyung, Kim Jong-un arrives in Vladivostok for summit with Putin, Korea Times, 24 aprile 2019; J. Herskovitz e D. Li, China, North Korea Open New Border Crossing Despite Sanctions, Bloomberg, 8 aprile 2019; V. Isachenkov, Russian President Putin Hosts Kim Jong Un for Talks on North Korea’s Nuclear Standoff, Time, 25 aprile 2019.
  18. V. Cha, After Iran: A Scenario for Renewed Trump-Kim Summitry, CSIS, 13 agosto 2026.
  19. A. Yeo, Rethinking North Korea diplomacy, Brookings Institution, 30 aprile 2026.
  20. Trump hints at new approach to North Korea’s nuclear programme, Al Jazeera, 19 giugno 2026.

Fonte: Nicola Cristadoro, “Gli Stati ‘simpatiche canaglie’: le truppe nordcoreane in Russia e l’ambiguità degli Stati Uniti”, Difesa Online, 19 agosto 2026.

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Redazione DYNAMES

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