C’è una contraddizione profonda, strutturale e non più tollerabile che attraversa da anni le politiche di programmazione territoriale e i meccanismi di allocazione delle risorse pubbliche in Italia come in Europa, ed è giunto il momento di affrontarla senza prudenti diplomazie: mentre le istituzioni europee e nazionali moltiplicano i gridi d’allarme sulla crisi climatica, sul drammatico dissesto idrogeologico che devasta le nostre regioni e sul consumo irresponsabile di suolo, la stragrande maggioranza dei bandi pubblici e dei canali di finanziamento straordinari continua nei fatti a incentivare e a premiare la realizzazione di nuove volumetrie edificate.
Un cortocircuito concettuale e operativo messo a nudo con forza da Fabrizio Canetto, Presidente Nazionale di ASSOEURO (Associazione Italiana Europrogettisti e European Project Manager), il quale richiama l’attenzione quotidiana dei professionisti della progettazione sulla realtà opaca di un sistema burocratico che predilige finanziare da zero la costruzione di nuovi poli scolastici, palestre o hub d’innovazione, ignorando del tutto un dato tanto semplice quanto ingombrante per le scienze urbanistiche: il territorio italiano è già ampiamente saturo di edificato. Caserme dismesse che cadono in rovina, plessi scolastici sbarrati a causa del calo demografico, ex stabilimenti industriali abbandonati, strutture ospedaliere in disuso, colonie estive dimenticate, case cantoniere e depositi ferroviari formano un patrimonio architettonico e civile immenso, spesso collocato in posizioni strategiche e già perfettamente integrato nelle reti infrastrutturali primarie, che continua a degradarsi nell’indifferenza generale mentre si impermeabilizzano ulteriori ettari di superficie vergine.
Le rilevazioni e le stime ufficiali di settore restituiscono la dimensione reale e quasi paradossale di questa enorme risorsa inutilizzata: sul territorio nazionale si contano oltre un milione di edifici pubblici in stato di abbandono o di grave sottoutilizzo, per una superficie complessiva che supera abbondantemente i 19 milioni di metri quadrati e un valore patrimoniale stimabile attorno ai 45 miliardi di euro. Più che una semplice critica teorica o ideologica, la necessità di invertire radicalmente la rotta risponde a un ragionamento tecnico e ambientale di livello elementare, poiché ogni singolo ettaro edificato ex novo rappresenta un ettaro sottratto per sempre alla naturale permeabilità del terreno, con conseguenze dirette e immediate sull’aggravamento del rischio idrogeologico che minaccia ampie porzioni della penisola.
Per questa ragione, appare non più rinviabile l’adozione del recupero funzionale dell’esistente come criterio di partenza vincolante all’interno di ogni bando pubblico, confinando la nuova edificazione a una stretta eccezionalità residuale da motivare in modo puntuale. I vantaggi strategici di questa impostazione si tengono insieme senza sforzo: ogni intervento di rigenerazione assicura un consumo di suolo netto pari a zero, sfrutta le viabilità e le urbanizzazioni già presenti, preserva la memoria storica e identitaria custodita negli immobili dismessi ed evita l’impatto di ulteriori carichi edilizi su aree fragili. Fortunatamente, nel panorama nazionale non mancano esempi virtuosi di progettazione avanzata e riuso adattivo. Pensiamo all’azione svolta da TAG18 Srl nel supportare, affiancata da un team esperto di progettisti nazionali ed europei, diversi Comuni situati in Sardegna, Lazio e Calabria per la partecipazione a bandi nazionali di recupero di edifici urbani abbandonati, reinserendoli all’interno di una rigorosa pianificazione territoriale coerente con gli indirizzi dell’Unione europea. Emblematico in tal senso è il caso della ex Cantina sociale di Serramanna, nel Medio Campidano, una struttura dismessa da molti anni ma rimasta un potente simbolo identitario per un’intera economia vitivinicola che storicamente abbracciava tutti i centri contermini come Villasor, Nuraminis, Samassi e Serrenti.
Una buona progettazione di visione rappresenta il primo e fondamentale passo per attrarre finanziamenti pubblici in grado di generare un reale valore economico e sociale a beneficio dell’intera collettività locale. Tuttavia, come rimarcato con insistenza dai vertici di ASSOEURO, tali esperienze virtuose rischiano di rimanere casi isolati affidati alla sola buona volontà di singole amministrazioni anziché venire elevate a criterio ordinario della programmazione pubblica. Gli strumenti normativi ed economici per compiere questo salto di qualità esistono già ma soffrono di un’eccessiva frammentazione burocratica.
Sul piano nazionale si va dalle risorse del PNRR per la rigenerazione urbana e la coesione sociale ai finanziamenti del programma PINQuA per la qualità dell’abitare, dalle misure della legge di bilancio 2021 fino ai bandi periodici dell’Agenzia del Demanio dedicati alla valorizzazione di fari, edifici rurali ed ex caserme; sul piano europeo, la rotta è tracciata con nitidezza da iniziative come il New European Bauhaus e la NEB Academy nell’ambito di Horizon Europe, affiancate dal Piano Europeo per l’Edilizia abitativa a prezzi accessibili sviluppato in diretta continuità con i principi della Renovation Wave. Per unificare questo quadro frammentato, la proposta istituzionale di ASSOEURO punta su riforme procedurali precise: l’introduzione di una verifica preliminare obbligatoria sulla presenza di immobili dismessi prima di concedere autorizzazioni all’edificazione ex novo, l’assegnazione di punteggi premiali determinanti nei bandi per chi sceglie la via del recupero, l’elevazione del consumo di suolo pari a zero a requisito vincolante di ammissibilità, la creazione di un censimento unico e digitalizzato del patrimonio pubblico abbandonato e la drastica semplificazione dei iter autorizzativi per bonifiche e adeguamenti sismici.
Continuare a gestire il patrimonio dismesso come un problema a margine della programmazione anziché come la più grande risorsa strategica del Paese rappresenta un errore metodologico; promuovere una visione in cui la riqualificazione dell’esistente sia il punto di partenza da cui ogni euro-progettazione deve obbligatoriamente muovere costituisce invece una strada percorribile per coniugare sviluppo economico sostenibile, tutela del territorio e reale rigenerazione sociale.
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