La crisi della pesca e del commercio del gambero rosso in Tunisia ha varcato ufficialmente le soglie dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, trasformandosi in un’articolata e delicata vertenza politica, diplomatica ed economica tra le due sponde del Mediterraneo. Al centro della polemica vi è il recente e clamoroso sequestro, effettuato dalle autorità doganali italiane, di un ingente carico di preziosi crostacei provenienti dai porti settentrionali tunisini, con particolare riferimento agli scali strategici di Bizerte e Ghar El Melh.

La merce è stata bloccata nei porti italiani a causa del presunto superamento dei tetti e delle quote massime di esportazione consentite verso il mercato comunitario. Il provvedimento rigido ha scatenato una forte e immediata reazione di sdegno tra armatori, pescatori e aziende di trasformazione e logistica tunisine, i quali vedono seriamente compromessa non soltanto la redditività di un’intera stagione di lavoro, ma la tenuta economica di un comparto vitale per la bilancia commerciale del Paese nordafricano. Come evidenziato ampiamente dalla stampa tunisina, che ha documentato anche le proteste dei pescatori sfociate in un sit-in davanti al Ministero dell’Agricoltura a Tunisi, gli operatori locali, per voce di esponenti e dirigenti d'impresa quali Majdi Rahmouni, contestano con fermezza le fondamenta stesse dei contingentamenti applicati.

La decisione di limitare drasticamente le esportazioni, applicando una restrizione al 10% che per il 2026 stabiliva un tetto di soli 36.000 chilogrammi, viene giudicata del tutto inadeguata e disallineata rispetto ai reali volumi della produzione nazionale di gambero rosso stimata intorno alle 400 tonnellate annue. Il Nostro Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha segnalato l’esaurimento della quota inteso dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) già a metà maggio, bloccando le importazioni dopo che i certificati emessi avevano raggiunto oltre 50.000 chilogrammi. I professionisti del settore denunciano la totale assenza di un dialogo preventivo con le categorie produttive e la carenza di studi scientifici ed ecologici aggiornati in grado di valutare la reale consistenza degli stock demersali nel Canale di Sicilia. La principale preoccupazione riguarda l’imminente e concreto rischio di veder distrutto l’intero quantitativo di merce confiscata in Italia, un’eventualità che provocherebbe danni finanziari devastanti per le imprese esportatrici, con ripercussioni drammatiche sui livelli occupazionali e sugli investimenti nell’intera filiera marittima tunisina.

Di fronte all’inasprirsi della contrapposizione e per scongiurare un collasso del settore, le istituzioni di Tunisi si sono mobilitate con urgenza aprendo un canale di dialogo istituzionale con Roma e Bruxelles. Il governo tunisino ha annunciato la creazione di una task force interministeriale incaricata di gestire la crisi, avviando al contempo un serrato e complesso negoziato sulle quote di pesca e sull’armonizzazione dei certificati di cattura. L’obiettivo fondamentale del tavolo negoziale è quello di ridiscutere i parametri stabiliti dai piani pluriennali della CGPM, promuovendo una revisione tecnica dei contingenti d’esportazione che possa conciliare la doverosa tutela della sostenibilità ambientale e delle risorse ittiche del Mediterraneo con le legittime esigenze economiche, produttive e sociali della flotta tunisina.

La risoluzione della vertenza sul gambero rosso rappresenta ormai un banco di prova cruciale per le relazioni commerciali, marittime e diplomatiche tra Italia e Tunisia.

La risoluzione della vertenza sul gambero rosso rappresenta ormai un banco di prova cruciale per le relazioni commerciali, marittime e diplomatiche tra Italia e Tunisia, chiamate a trovare una sintesi condivisa capace di proteggere gli investimenti degli armatori e salvaguardare un patrimonio fondamentale dell’economia blu del Mediterraneo.

Domenico Letizia

Domenico Letizia

Giornalista pubblicista, saggista e analista che collabora attivamente con prestigiose testate nazionali, tra cui La Ragione, L’Opinione delle Libertà e Il Riformista, distinguendosi per un’attività di reportage e analisi che intreccia geopolitica, diritti umani e innovazione ambientale.