L’asse geopolitico tra il Canada e gli Stati Uniti si stringe attorno a nodi cruciali per la stabilità internazionale, posizionando Ottawa come un attore centrale nella risoluzione delle crisi globali e nel rafforzamento dell’Alleanza Atlantica. Nel corso di una lunga e articolata conversazione telefonica definita “costruttiva”, il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente statunitense Donald Trump hanno affrontato un ventaglio di dossier strategici ad altissimo impatto, che spaziano dalla complessa transizione verso la pace in Iran alla sicurezza delle rotte marittime globali, passando per la difesa dell’Artico e gli impegni di spesa militare della NATO. Il colloquio, svelato da Carney durante la conferenza stampa di fine sessione parlamentare sulla Parliament Hill a Ottawa, ha visto la partecipazione di figure chiave dell’amministrazione della Casa Bianca, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il presidente dei capi di stato maggiore congiunti, a testimonianza della natura operativa dell’interlocuzione.
Al centro del confronto vi è l’evoluzione del recente e preliminare accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, un’intesa definita dallo stesso premier canadese come un potenziale “game changer” capace di superare le aspettative internazionali. Nonostante le iniziali riserve di Ottawa sul mancato preavviso dell’attacco e sulla conformità al diritto internazionale, il Canada si trova ora in prima linea per consolidare una pace strutturale. La road map tracciata prevede una complessa finestra negoziale di sessanta giorni incentrata sul programma nucleare iraniano e sul destino delle scorte di uranio arricchito, un terreno sul quale il Canada sta coordinando attivamente la pressione in sede di G7 affinché Teheran garantisca un accesso totale e verificabile agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) presso i siti di arricchimento gravemente danneggiati.
La stampa canadese ha ampiamente sottolineato la delicata posizione diplomatica di Ottawa, che pur avendo inizialmente espresso forte rammarico per l’azione militare unilaterale di Washington, ha successivamente virato verso un convinto pragmatismo. Mark Carney, intervistato a margine del recente vertice G7 di Évian-les-Bains in Francia, ha esplicitamente dichiarato che l’operazione bellica contro il regime teocratico può considerarsi “una scelta che è valsa la pena” se l’obiettivo ultimo, ora a portata di mano, rimarrà la neutralizzazione definitiva e irreversibile delle ambizioni atomiche di Teheran. Nelle analisi dei media di Ottawa emerge con chiarezza la centralità dello Stretto di Hormuz, la cui riapertura e stabilizzazione commerciale rappresentano una priorità assoluta per la sicurezza energetica dei partner occidentali. Sebbene Carney abbia categoricamente escluso l’impiego di fondi pubblici canadesi nel piano di ricostruzione o nei pacchetti di incentivi finanziari previsti dall’accordo Trump-Iran, ha confermato la piena disponibilità del Paese ad agire in veste di facilitatore di terze parti o come forza di monitoraggio internazionale per garantire il transito sicuro delle merci.
Il dialogo diretto con la Casa Bianca ha inoltre permesso a Carney di disinnescare le storiche frizioni sui contributi alla difesa collettiva, un tema caldissimo per Donald Trump. Il premier ha annunciato che il Canada è pronto a superare i target della NATO, prevedendo di raggiungere una spesa militare pari al 4% del PIL entro il 2029, ripartita tra investimenti diretti nelle forze armate e ammodernamento delle infrastrutture strategiche nell’Artico, altro quadrante di forte interesse comune. Questo imponente sforzo finanziario, unito al coordinamento multilaterale in seno al G7 per la verifica delle scorte di uranio iraniano, proietta il Canada in un ruolo di primo piano nella definizione del nuovo ordine globale.
Per la politica estera italiana ed europea, la strategia concordata tra Washington e Ottawa indica una rotta ben precisa: la stabilità del Medio Oriente e il contenimento della minaccia nucleare iraniana passeranno attraverso un mix stringente di diplomazia bilaterale e massima fermezza nei controlli internazionali, sotto l’ombrello di un’Alleanza Atlantica rinvigorita dai nuovi impegni di spesa dei suoi membri storici.
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