Il mercato della progettazione europea sta attraversando una transizione senza precedenti e il momento per affrontarla con lucidità è adesso. Chi guida progetti complessi, dalla gestione dei fondi PNRR ai programmi a gestione diretta come Horizon Europe, Life o Erasmus+, vede oggi oltre il sessanta per cento del proprio potenziale strategico assorbito da compiti amministrativi, scadenze burocratiche e micro-attività quotidiane. Questa palude burocratica soffoca l’impatto reale degli interventi e svuota la professione del suo valore più autentico, privandola di quella visione a lungo termine che dovrebbe esserne il cuore. Lo afferma Fabrizio Canetto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Europrogettisti e European Project Manager. È in questo contesto che si impone con urgenza una riflessione profonda sulla direzione da prendere.
L’algoritmo non sostituirà mai la visione strategica o l’empatia di un Europrogettista, ma chi si ostina a ignorare il cambiamento e a gestire la complessità con metodi analogici e manuali si sta posizionando da solo fuori dal mercato. Il futuro appartiene a quei professionisti capaci di far dialogare le macchine per liberare il valore del pensiero umano, trasformando la tecnologia da minaccia in alleato. Il presidente Canetto ha ben spiegato che su questo punto è necessario essere diretti, perché c’è un pericolo concreto e immediato per i professionisti di lungo corso che non va sottovalutato.
Se non ci si aggiorna rapidamente sulle nuove tecnologie, il rischio non è solo quello di essere superati dalle macchine, ma di essere surclassati da professionisti con molta meno esperienza e professionalità sul campo, i quali però sanno usare l’intelligenza artificiale in modo eccezionale. L’abilità tecnica nell’uso di prompt e automazioni rischia di compensare la mancanza di storicità e capacità professionali, offrendo risposte più rapide e flussi di lavoro più snelli rispetto a chi rimane ancorato a metodi analogici. Non è un campanello d’allarme astratto: è una dinamica già in atto in molti settori, e la progettazione europea non ne è immune. La risposta a questa sfida non può essere né la resa né l’ostilità pregiudiziale verso il nuovo.
Dobbiamo sfruttare gli algoritmi predittivi per analizzare i bandi, mappare i rischi di budget in tempo reale e uniformare la comunicazione all’interno dei consorzi transnazionali, abbattendo i tempi di allineamento della macchina progettuale di almeno il quaranta per cento. L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non è il nemico della professione ma il suo amplificatore naturale, a condizione di saperla governare con competenza e visione. Spostando il carico esecutivo sulle macchine, l’esperienza dell’Europrogettista diventerà imbattibile laddove nessun algoritmo potrà mai sostituire la professionalità: nelle relazioni strategiche con i decision-maker e la Commissione Europea, nell’allineamento etico dei progetti agli obiettivi di transizione ecologica e digitale dell’Unione, e nella creatività progettuale capace di intercettare i trend del futuro e trasformarli in proposte vincenti basate su una reale competenza di settore.
Secondo Fabrizio Canetto, presidente di ASSOEURO, per rendere tutto ciò possibile occorre però ripensare radicalmente anche i modelli di formazione. Non abbiamo più bisogno di una formazione puramente teorica. ASSOEURO sostiene lo sviluppo di modelli didattici basati su sandbox operative, veri e propri ambienti di prova in cui i professionisti consolidati possano colmare il gap tecnico e imparare a dialogare concretamente con i modelli linguistici e i software di automazione avanzata, certificando competenze pratiche, misurabili e immediatamente spendibili. È una svolta che non può più essere rinviata, perché la velocità dell’evoluzione tecnologica non aspetta i tempi lunghi dell’accademia tradizionale. Anche per l’esperto Matteo Lazzarini, componente del Comitato Scientifico di ASSOEURO ed esperto di AI applicata all’europrogettazione, nonché autore di diverse pubblicazioni sul tema, la formazione essenziale sull’intelligenza artificiale deve essere pratica, immersiva e immediatamente applicabile al contesto dei progetti europei, permettendo agli Europrogettisti di integrare in modo naturale e trasparente gli strumenti di automazione nei flussi di lavoro quotidiani.
In coerenza con questa visione, la Presidenza Nazionale ASSOEURO, guidata da Fabrizio Canetto, sta lavorando per promuovere e accreditare percorsi formativi d’avanguardia sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nel Project Management europeo, procedendo ad aggiornare gli standard nazionali di certificazione, inserendo l’utilizzo sicuro, etico e strategico dei sistemi di automazione come requisito qualificante della professione, e promuovendo un tavolo permanente di confronto con i decision-maker nazionali ed europei per semplificare le linee guida di rendicontazione dei progetti, al fine di ridurre l’over-regulation che oggi grava sui beneficiari, rallentando l’efficacia degli interventi.
La tecnologia non genera valore in modo autonomo. Ma l’esperienza da sola, senza strumenti moderni per applicarla, rischia di diventare obsoleta di fronte alla velocità della transizione digitale. È la capacità dell’Europrogettista di unire il proprio bagaglio di competenze a una totale padronanza dell’algoritmo che trasformerà la tecnologia in un motore di crescita per l’Europa. È la capacità di dirigerla verso il bene comune che fa la differenza tra uno strumento e una visione.
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