L’8 giugno 2026, per iniziativa e impulso della Fondazione Machiavelli, si è tenuto a Roma il V Forum Machiavelli Difesa. Nell’ambito di tale convegno si sono alternati diversi relatori, i quali hanno approfondito molteplici tematiche inerenti al settore della Difesa nel suo complesso.
Tra i numerosi interventi che si sono susseguiti, si è distinto quello del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva. Il Generale ha tenuto un intervento intitolato “Dominio e difesa aerea: superiorità multidominio nell’era della saturazione”. Durante la sua presentazione, ha affrontato diverse tematiche cruciali, che verranno ora approfondite. In particolare, ha evidenziato le minacce emergenti rappresentate da droni low-cost, missili ipersonici e sciami di droni, sottolineando la necessità di sviluppare sistemi integrati di difesa aereospaziale di nuova generazione per contrastare efficacemente tali minacce. Inoltre, ha discusso le modalità di integrazione di tecnologie avanzate per la superiorità aerea, con particolare attenzione alle capacità di volume, resilienza e rigenerazione rapida, essenziali per sostenere conflitti di alta intensità e prolungati.
La superiorità aerea non si giocherà più soltanto sulla piattaforma, ma sulla capacità di integrare sensori, C2, effettori, resilienza industriale e protezione del Sistema Paese.Panel 2 — Kill web, C2 integrato e resilienza aereospaziale
BLUF — Bottom Line Up Front
Nell’era della saturazione, la superiorità aerea non può più essere intesa come mera capacità di controllare lo spazio aereo attraverso piattaforme pregiate e sistemi di difesa tradizionali. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente dimostrano che la minaccia è ormai multi-vettore, multi-dominio, economicamente asimmetrica e potenzialmente omnidirezionale: droni low-cost, munizioni circuitanti (loitering munition), missili balistici, cruise, sistemi ipersonici, cyber-attacchi e guerra elettromagnetica comprimono i tempi decisionali e mettono sotto pressione l’intera architettura difensiva. La risposta non risiede in un singolo sistema d’arma, ma in una kill web resiliente, scalabile e sostenibile, fondata su sensori persistenti, C2 integrato, data fusion, effettori stratificati, capacità industriale di rigenerazione rapida e protezione fisica/digitale delle infrastrutture critiche. In tale quadro, la deterrenza italiana ed europea dipenderà sempre più dalla capacità di integrare qualità e quantità, alta tecnologia e massa, difesa attiva e passiva, superiorità aerospaziale e superiorità informativa.
Takeaway strategici sulle sfide future
- La saturazione impone di superare il paradigma “piattaforma contro minaccia”. La minaccia contemporanea non è più rappresentata soltanto da velivoli o missili ad alte prestazioni, ma da combinazioni ibride di vettori economici, numerosi, adattabili e difficili da classificare. Il problema non è solo abbattere il singolo drone o missile, ma sostenere nel tempo un ciclo di scoperta, classificazione, prioritizzazione e ingaggio economicamente sostenibile.
- Il vero centro di gravità sarà il C2 integrato. Sensori ed effettori, isolatamente, non bastano. Il valore militare nasce dalla capacità di trasformare grandi volumi di dati in actionable intelligence, distribuire una Recognized Air Picture/Joint Environment Picture affidabile e assegnare l’effettore più idoneo alla minaccia corretta nel tempo disponibile. In questo senso, il C2 diventa il cuore operativo dell’architettura della difesa aerea e missilistica integrata, basata sulla concezione di kill web.
- La difesa aereospaziale futura dovrà essere multi-strato, mobile e rigenerabile. Il modello statico, basato su pochi assetti pregiati e costosi, è vulnerabile alla saturazione e all’attrito prolungato. Serviranno architetture stratificate: VSHORAD/SHORAD contro droni e minacce ravvicinate, sistemi MRSAM/LRSAM contro minacce più complesse, sensori spaziali e terrestri, effettori low-cost, capacità counter-UAS e soluzioni di difesa passiva.
- La resilienza industriale diventa parte della deterrenza. La deterrenza non dipende solo dalla qualità tecnologica del sistema d’arma, ma anche dalla capacità di produrlo, aggiornarlo, sostenerlo e rigenerarlo rapidamente. Il processo alla base dell’acquisizione di un nuovo Sistema d’arma è il seguente: requisito operativo, acquisizione, mantenimento, capacità pronta. Se questo ciclo è troppo lento, il vantaggio tecnologico rischia di essere neutralizzato dalla massa avversaria.
- Non esiste più una separazione netta tra difesa militare e sicurezza nazionale. La protezione delle basi, delle infrastrutture energetiche, dei nodi digitali, della popolazione e della continuità operativa dello Stato entra pienamente nella logica della difesa aereospaziale. La constatazione secondo cui non esiste più alcuna base sicura costituisce uno snodo concettuale centrale: il territorio nazionale, le infrastrutture critiche e la società diventano parte integrante della postura difensiva.
Intervento del CaSMA, Generale S.A. Antonio Conserva
Per introdurre il suo intervento, il Generale ha citato l’opinione diffusa, basata sull’analisi dei conflitti attuali (russo-ucraino e mediorientale), secondo cui il potere aerospaziale non sarebbe più in grado di fornire un contributo significativo alla risoluzione delle crisi. Questa opinione è supportata dall’aumento dell’impiego di sistemi Unmanned Aerial Vehicle (UAV), armamento ipersonico e sfruttamento del dominio cyber, che andrebbero a minare il tradizionale impiego del potere aerospaziale.
Il relatore ha quindi sottolineato che il mezzo aerospaziale, da solo, non risolve e non ha mai risolto delle crisi nella loro interezza. Tuttavia, continua a rivestire un ruolo determinante, nonostante, alla luce delle crisi menzionate, sembrerebbe non apportare alcun vantaggio strategico-tattico.
A tal proposito, il Generale ha ricordato le caratteristiche intrinseche del potere aerospaziale, ovvero velocità, ubiquità e capacità di reazione immediata. Pur essendo ancora presenti, tali caratteristiche si inseriscono in un contesto più ampio e complesso, caratterizzato dalla presenza di nuove tecnologie emergenti, come i sistemi UAV low-cost e i sistemi d’arma ipersonici. Di conseguenza, si pone la seguente domanda: il nostro sistema di difesa è ancora adeguato o se queste nuove minacce hanno alterato il paradigma esistente?
Il relatore identifica due categorie di minacce: high-tech, rappresentate dall’armamento ipersonico accessibile a un numero limitato di attori internazionali, e low-cost, disponibili a un’ampia gamma di attori, inclusi quelli non statuali quali organizzazioni terroristiche come Hamas, Houthi e Hezbollah. Alla luce di queste nuove minacce, caratterizzate da elevate velocità, massa e bassa osservabilità intrinseca, si rende necessaria una ristrutturazione del sistema di difesa aerospaziale con modalità innovative.
La tradizionale catena di avvistamento RADAR e gli assetti aerei in servizio di Quick Reaction Alert potrebbero non essere più adeguati per contrastare la nuova minaccia. Il relatore propone di investire in sensori sia terrestri che spaziali, nonché nello sviluppo tecnologico volto a contrastare sia le minacce attuali che quelle future. Un elemento fondamentale per supportare questa strategia è la capacità del comparto industriale di rispondere prontamente alle esigenze della difesa.
Secondo il pensiero del Generale Conserva, l’Italia non è pronta ad affrontare le sfide emergenti che il panorama internazionale potrebbe porci davanti, nonostante siano chiari i trend e indicatori, nonché linee di azione.
Riprendendo in analisi la minaccia, nello specifico quella low-cost, il relatore offre uno spunto di riflessione sul bilanciamento costi-benefici. In particolare, compara il costo della minaccia, che si aggira nell’ordine delle decine di migliaia di euro, con il costo degli effettori utilizzati per contrastarla (e.g. velivoli e missili) il cui costo si aggira nell’ordine delle decine di milioni. Va da sé che con queste stime, la guerra andrebbe persa sin dall’inizio sotto l’aspetto economico e, di riflesso, l’aspetto di deterrenza non verrebbe assicurato. Una soluzione è individuabile negli effettori di tipo altrettanto low-cost - ad esempio il sistema d’arma sviluppato dall’industria inglese BAE Systems denominato Advanced Precision Kill Weapon System finalizzato all’abbattimento di UAV ed equipaggiato sul velivolo Eurofighter (ndr) - come razzi guidati, missili della difesa anti-aerea e UAV vs UAV.
Ulteriore elemento imprescindibile sta nella disponibilità di avere un sistema di comando e controllo (C2) adeguato, in grado di gestire la minaccia. Quest’ultima è caratterizzata da numeri e omnidirezionalità dalla quale proviene. Inoltre, un’altra caratteristica di un sistema di C2 è la capacità di gestire una grossa quantità di dati derivanti dal campo di battaglia seguendo un processo di raccolta, certificazione e prioritizzazione del dato/informazione stesso.
In aggiunta, vengono presi come elemento di minaccia emergente dei cosiddetti First Person View (FPV) UAV, i quali sono in grado di determinare una kill zone nella fascia direttamente a ridosso del fronte, rendendo complicate le manovre terrestri e parallelamente la libertà di azione e movimento di elicotteri d’attacco ovvero di velivoli che operano a basse-bassissime quote in operazioni di Close Air Support (CAS).
È fondamentale riconoscere la distinzione tra gli scenari ucraino e mediorientale. Nel contesto ucraino, l’assenza di un’espressione del potere aerospaziale è evidente. La Federazione Russa utilizza tale potere come un’estensione delle proprie capacità di fuoco terrestre, mentre l’Ucraina, priva di una componente aerospaziale (o comunque limitata rispetto alla controparte), si trova nell’impossibilità di rispondere efficacemente alla minaccia russa nonostante il crescente impiego di UAV. In questo scenario, si assiste a un’iniziale fase di sfruttamento dell’impiego sinergico di velivoli pilotati e UAV, sia in operazioni di prima linea che in ambito strategico.
Storicamente, lo sviluppo tecnologico occidentale nel settore degli armamenti è stato guidato da dottrine di impiego e operative del sistema aerospaziale volte a neutralizzare i sensori e le minacce di abbattimento nelle fasi iniziali del conflitto, direttamente nel territorio avversario. I conflitti moderni, tuttavia, sono caratterizzati da una molteplicità di minacce, ampiamente distribuite sul territorio e prevalentemente a basso costo, in grado di compromettere le architetture di difesa aerea tradizionali. Di conseguenza, diventa imperativo porre all’avversario lo stesso dilemma che egli pone a noi, ossia l’impiego massiccio di sistemi a basso costo. Solo dopo aver “pareggiato” il sistema di offesa in termini numerici, sarà possibile impiegare sistemi d’arma tecnologicamente avanzati ed economicamente più onerosi.
Il concetto di basso costo è strettamente correlato a quello di resilienza, definita come la capacità di rigenerare le risorse con un ritmo tale da sostenere le operazioni belliche e contrastare efficacemente l’avversario. Questo obiettivo si raggiunge attraverso una sinergia tra Stato e industria, supportata da un sistema logistico all’avanguardia.
L’intervento del relatore ha successivamente approfondito i principi di difesa e deterrenza, in perfetta coerenza con i dettami dello Strategic Concept della NATO, pubblicato in seguito al Summit di Madrid del 2022 (ndr). Il primo passo consiste nel conseguire la parità dei mezzi a basso costo, al fine di fermare l’avversario senza compromettere il bilancio della Difesa e dello Stato. Successivamente, si dovranno implementare le azioni volte allo sviluppo di tecnologie high-tech, poiché solo da queste ultime deriva il vantaggio decisivo. Tale vantaggio è essenziale per contrastare minacce ipersoniche e a bassa velocità, nonché per condurre eventuali operazioni offensive.
In sintesi, l’obiettivo è garantire la difesa degli spazi euroatlantici ab initio e, al contempo, essere in grado di contrattaccare mediante l’impiego di sistemi a basso costo.
Il processo in esame si caratterizza per una intrinseca complessità e richiede un orizzonte temporale di dieci anni per la sua completa realizzazione. È necessario intraprendere un percorso di autonomia all’interno del consesso europeo, anche in considerazione del crescente orientamento degli Stati Uniti verso lo scenario dell’Indo-Pacifico, con conseguente assunzione di responsabilità. Si pone, inoltre, la necessità di affrontare le problematiche legate ai costi, sia quantitativi che qualitativi, attraverso partnership europee e transnazionali con gli Stati Uniti.
Il Generale Conserva, richiamando il concetto di Comando e Controllo (C2) precedentemente menzionato, sottolinea l’importanza di disporre di sensori e sistemi in grado di rilevare ininterrottamente i dati necessari per l’implementazione di azioni di difesa, deterrenza e, ove necessario, attacco. Considerata l’abbondanza di dati disponibili, la loro gestione, secondo il relatore, deve essere supportata da algoritmi di intelligenza artificiale (IA). Non si tratta di dati grezzi, definibili come raw data, bensì di dati immediatamente utilizzabili dai decisori, che possono essere definiti come actionable intelligence. A completamento dei sistemi di C2, risulta necessario incrementare e migliorare le capacità dei sensori sia a livello nazionale che europeo, al fine di garantire una solida indipendenza.
L’elemento che completa il trittico delle capacità sopra menzionate sono gli effettori, in grado di gestire e operare sulla base delle informazioni raccolte. A tal proposito, viene citato il velivolo di sesta generazione Global Combat Air Programme (GCAP), che non deve essere considerato un semplice velivolo, bensì un sistema di sistemi (System of Systems - SoS) in grado di raccogliere, elaborare e condividere informazioni in un ambiente multi-dominio e, parallelamente, gestire autonomamente interi settori dello spazio aereo in ambienti degradati, dove, a causa del massiccio impiego di sistemi d’arma di guerra elettromagnetica, la connettività non può essere garantita. Ulteriore elemento distintivo del velivolo GCAP è l’impiego di veicoli aerei senza pilota (UAV), definiti Collaborative Combat Aircraft (CCA), che fungono da estensori di capacità.
Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica ha delineato i fondamenti di una difesa credibile, deterrente e resiliente, articolata in una rete di sensori, centri di comando e controllo e effettori. Tale architettura, denominata “kill web”, consiste in una serie di “nodi funzionali” capaci di rilevare, elaborare ed eventualmente neutralizzare una minaccia, il tutto in un ambiente operativo interconnesso. I pilastri di una kill web efficace sono: scalabilità, velocità, distanza e resilienza.
Il fattore comune delle minacce risiede nell’ambiente cibernetico, in grado di infliggere danni senza l’impiego diretto di armamenti. Pertanto, oltre alla protezione degli assetti e delle basi militari, è imprescindibile strutturare una difesa anche per le infrastrutture critiche del Paese. Il relatore sottolinea l’importanza del settore energetico, elemento essenziale per l’utilizzo di computer quantistici, armi ad energia diretta e qualsiasi altra attività ad alta tecnologia. Di conseguenza, gli investimenti non dovranno essere limitati al settore della Difesa e allo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, ma dovranno essere altresì indirizzati all’irrobustimento della struttura industriale, alla resilienza della componente energetica e delle piattaforme e basi di lancio.
Con l’impiego di nuovi sistemi d’arma, in grado di colpire a migliaia di chilometri dal fronte, non esiste più alcuna base sicura.
L’obiettivo futuro del sistema della Difesa italiana e dell’Aeronautica Militare è quello di garantire la protezione sia fisica che digitale delle nostre basi, nonché dell’infrastruttura tecnologica, critica e, soprattutto, della popolazione. Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza fondamentale, in quanto i conflitti in corso hanno evidenziato come i cittadini, considerati fulcro della democrazia di uno Stato, siano stati frequentemente individuati come obiettivi legittimi. Nell’ambito dell’Aeronautica Militare, tale approccio fu inizialmente sviluppato dal Generale Giulio Douhet nel suo saggio “Il dominio dell’aria”, pubblicato nel 1921, e ha costituito un punto di riferimento per teoretici del potere aereo quali l’americano Billy Mitchell e l’inglese Hugh Trenchard (ndr).
Il relatore, a fronte delle esigenze operative citate in precedenza, ha affermato che dal punto di vista economico il costo da pagare è considerevolmente elevato, quasi insostenibile per un singolo Stato, ma che può essere ampiamente supportato da un gruppo di Stati quale è l’Unione Europea o in partnership con gli Stati Uniti.
Applicando quanto appena detto ad un contesto esclusivamente italiano, il generale sottolinea che i processi di cui sopra devono essere utilizzati in chiave di deterrenza e non come strumenti da utilizzare per la risoluzione di crisi o conflitti richiamando quindi, il concetto costituzionale dell’art. 11, secondo il quale: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. …”. Fermo restando i caveat normativi, l’Italia deve essere anche in grado di condurre attacchi con la finalità di porre fine a conflitti.
In conclusione, il Generale di Squadra Aerea Conserva ha individuato l’investimento quale elemento cardine del suo intervento, sottolineandone la capacità di generare tutti i sistemi necessari per implementare una postura di deterrenza credibile, pronta e resiliente a 360 gradi.
Tavola rotonda
A seguito dell’intervento del Generale di Squadra Aerea Conserva, si è tenuto un panel tematico incentrato sullo stesso argomento, nel corso del quale hanno preso la parola: il Presidente di MBDA e AIAD, Giuseppe Cossiga; l’Amministratore Delegato di Rheinmetall Italia, Ingegnere Alessandro Ercolani; il Direttore Operativo di CSFE, Eurofighter, Ingegnere Cristiano Montrucchio; e il Group Captain Mark Robertson, Wing Commander della Royal Air Force (Regno Unito).
Il moderatore, il Generale di Corpo d’Armata (aus.) Francesco Diella, ha introdotto il panel richiamando una considerazione elaborata durante il periodo della Guerra Fredda. In particolare, facendo riferimento al concetto di qualità e quantità espresso dal relatore precedente, ha evidenziato come la caratteristica distintiva dell’armamento durante la Guerra Fredda fosse la “quantità”, mentre nel periodo post-Guerra Fredda si sia assistito a una transizione verso la “qualità”, caratterizzata da un forte orientamento allo sviluppo elettronico piuttosto che alla cosiddetta massa. Tuttavia, i conflitti contemporanei e il concetto di democratizzazione della tecnologia hanno nuovamente modificato il paradigma di base. Questa volta, non si privilegia più un fronte rispetto all’altro, ma si considera entrambi, ovvero qualità e quantità, e proprio nell’ambito aerospaziale questo binomio trova la massima espressione e applicabilità pratica.
Lo sviluppo del panel in esame si basa sulla formulazione di due domande: una relativa all’attuale contesto, l’altra relativa al futuro.
La prima lezione appresa è che non eravamo adeguatamente preparati per i conflitti attualmente in corso negli scenari ucraino, iraniano e israeliano, e qualsiasi azione intraprenderemo non ci renderà pronti per i futuri conflitti. In secondo luogo, le nuove guerre si fondano sulla neutralizzazione di una minaccia, ovvero un sistema difensivo, con la conseguente sostituzione, ma si basano anche sulla creazione di nuove minacce, il che richiede lo sviluppo di nuovi sistemi di difesa. Tuttavia, il vero fattore di cambiamento è la coesistenza di sistemi legacy e sistemi moderni.
Nel contesto italiano ed europeo, sulla base delle lezioni apprese, è stato avviato un processo di adeguamento e ammodernamento che si è rivelato relativamente lento in termini di produzione e innovazione. Tale lentezza è attribuibile sia alle caratteristiche intrinseche di una società evoluta, altamente democratizzata e burocratizzata, sia al fatto che le industrie sono composte da persone, tradizioni e processi. Lo scenario appena descitto, ormai adattato a un mondo che di fatto non esiste più, rappresenta un ulteriore ostacolo al progresso.
Si procede ad un confronto, in termini cronologici, tra il sistema industriale ucraino e quello nazionale. In Ucraina, infatti, in un periodo di tempo limitato, pari a poche settimane, si concepisce e si realizza un nuovo sistema d’arma. Al contrario, nel contesto nazionale, si riscontrano notevoli difficoltà nel programmare un incontro con attori dello Stato Maggiore Difesa.
Sin dall’inizio, il conflitto ucraino ha dato all’industria Rheinmetall (di seguito “industria”) numerosi spunti migliorativi. Innanzitutto, il conflitto russo-ucraino è possibile dividerlo in tre conflitti: conflitto convenzionale dove si vede l’impiego di sistemi d’arma legacy principalmente provenienti dal settore terrestre; durante il conflitto sono state sviluppate e testate nuove tecnologie, quali IA, satelliti e dati; infine vi è il conflitto dottrinale, nello specifico l’impiego di qualità e quantità in tempi diversi.
Anche durante questo intervento torna in auge il concetto del rapporto costo-benefici. In particolare, richiamando gli scritti di Padre Benanti, il relatore evidenzia come il parametro costi-obiettivi nel settore dei droni sia passato da 60.000€ a circa 10.000€. Parallelamente, si sono ristretti i tempi di sviluppo e modifiche di sistemi d’arma.
La prima lezione vera da apprendere è che se si vuole ragionare in termini di quantità e qualità si deve cambiare l’approccio. Nel primo caso, devono essere intensificati i ratei di produzione dell’armamento, mentre nel secondo caso, è fondamentale riuscire a guardare avanti e non rimanere ancorati a campi di battaglia figli di un altro secolo.
Esordisce attraverso la citazione del Gen. SA Conserva, il quale ha asserito che: “la pace si difende dall’alto”. Da qui, il relatore continua rimarcando il concetto che il potere aerospaziale nel contesto italiano viene dato per scontato poiché disponiamo di assetti mediante i quali viene garantita la difesa dello spazio aereo nazionale 24/7. Il tutto mediante l’impiego di velivoli Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare. A tal riguardo, egli sottolinea che il programma è uno dei più importanti in Europa e durante il corso della sua vita ha visto evoluzioni e mutamenti. In particolare, i conflitti in atto hanno inaugurato una nuova era. Il velivolo in questione è tanto tecnologico quanto dispendioso sotto il profilo economico con un export in continua crescita. Quindi, con l’incremento della minaccia percepita, vi è stato anche un incremento di richiesta di velivoli e una richiesta di velocizzazione del rateo di produzione degli stessi, senza tralasciare anche le linee di supporto. Quest’ultimo punto di estrema rilevanza poiché basti pensare che a gennaio 2026 si è registrato il traguardo di un milione di ore volate. Pertanto, prevedere un impiego di questo tipo in termini quantitativi sarebbe impossibile senza una linea di supporto/logistica altrettanto efficiente. Ulteriore elemento di riflessione è dato dalla sostenibilità e in particolare sulla ricaduta positiva del programma Eurofighter sui bilanci degli stati che, secondo le ultime stime, registrano un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) pari a circa cento miliardi di euro con un gettito fiscale netto di ventitré miliardi.
Sulla base dell’esperienza maturata in campo operativo, il relatore, innanzitutto, rimarca il concetto di difesa e deterrenza e che la difesa si dovrebbe basare, usando una metafora sull’arco e non sulla freccia, garantendo quindi la disponibilità di un fattore che non può essere rifornito: il tempo.
Inoltre, ritiene che l’architettura dell’early warning sensing e il persistent tracking permettano di mitigare il rischio di un attacco a sorpresa e di avere un vantaggio in termini tempistici tale da permettere una risposta commisurata e adeguata alla minaccia, con particolare enfasi data all’integrazione multi-dominio garantita da un’infrastruttura di comando e controllo integrata.
Robertson individua tre punti cardine alla base di una struttura di difesa:
- sistemi di scoperta precoce persistenti, sostenibili, efficienti e, a giudizio di chi scrive, anche resilienti. Questi devono essere in grado di creare e condividere ciò che viene definito in gergo tecnico Recognized Air Picture - RAP, ovvero una Joint Environment Picture -JEP (ndr) con la finalità di scegliere il giusto effettore e di impiegarlo nel momento più idoneo (do the right thing at the right time);
- Integrazione dei centri di comando e controllo e una struttura solida di information sharing. Questi due elementi sono alla base della conduzione di un’operazione militare complessa e sono necessari al fine di evitare che vi sia un ingaggio fratricida. L’importanza incrementa all’incrementare degli attori che prendono parte all’operazione;
- Capacità di effettuare una caratterizzazione della minaccia effettuata sin dai primi momenti del conflitto, con la finalità appunto di scegliere il miglior effettore in funzione della minaccia e salvaguardando il concetto di costo-beneficio. In altre parole, impiegare un velivolo F-35 con missile AMRAAM (AIM-120c) contro un UAV pressoché artigianale non è assolutamente pagante in termini di costi.
Le direttrici future
Per rispondere alla domanda il relatore prende in considerazione il sistema di difesa posto in essere da Israele che, giornalmente e, chi scrive aggiungerebbe da anni, è chiamato a difendere il territorio da minacce quali razzi rudimentali a sistemi d’arma più complessi come i missili balistici. Il sistema di difesa aerea in questione è di tipo multi-livello, ognuno composto da sensistica ed effettori adeguati a specifiche minacce, il tutto correlato da sistemi di comando e controllo. Di questo fanno parte: i satelliti in grado di rilevare il lancio di missili balistici, sensori di scoperta precoce a lungo/lunghissimo raggio, sensori RADAR a minore portata e poi effettori tarati ad ogni minaccia. Quindi, sensori ed effettori adeguati alla minaccia e sistemi C2 in grado di effettuare la categorizzazione e prioritizzazione delle minacce. Il problema di applicazione di tale architettura alla nostra realtà è dato dalla grandezza geografica poiché, in termini di estensione territoriale, Israele è grande quanto la Puglia.
Inoltre, a livello europeo siamo carenti di sistemi satellitari in grado di rilevare il lancio di un missile balistico, di sensori RADAR a lunga portata (cosiddetti Radar Over the Horizon - ndr), di intercettori di missili balistici ovvero Air-Launched Cruise missile e missili a corto raggio manovranti. L’Europa, in futuro, avrà il sistema SAMP-T NG (new generation) con relativo missile ASTER-30 NT (new technology) in grado di colmare alcuni gap capacitivi. Tuttavia, a livello di produzione l’UE è ancora inadeguata, assumendo che la stessa sia interessata a un conflitto similare a quello ucraino. A sostegno di quanto detto, basti pensare che l’Ucraina necessiterebbe di circa 2000 sistemi PATRIOT PAC-3 all’anno, a fronte di un rateo di produzione statunitense di 600 unità annue.
Una direttrice è il segmento spaziale poiché il relatore ritiene che la difesa aerea del futuro non possa non avere un’immagine fornita da sensori space-based di ciò che accade sul campo di battaglia.
Successivamente, è possibile rinvenire altre direttrici nelle costituzioni di sistemi di difesa aerea altamente mobili e in grado di disporre di una vasta mole di dati, ovvero informazioni. Quindi, una difesa aerea in grado di spostarsi e in grado di costruire un solido quadro di intelligence con sensori embedded.
Il secondo è una direttrice industriale. Nello specifico, incentivare le industrie a effettuare delle aperture verso nuove competenze, interessando altri attori esperti in settori differenti da quelli che sono il core-business dell’industria stessa.
Per riassumere, per il prossimo futuro è necessario disporre di un sistema di difesa aereospaziale multi-strato, mobile e supportato da una solida intelligence picture e, parallelamente, un settore industriale che sia aperto e multidisciplinare.
La domanda che ci si pone è come un sistema nato sulla base di un requisito operativo del secolo scorso, essere rilevante ancora oggi e come rimarrà rilevante in futuro? Secondo il relatore non è possibile configurare il velivolo Eurofighter in modo tale da avere caratteristiche di 5a/6a generazione per via dei limiti strutturali che non lo rendono, di base, low observable. Tuttavia, è una macchina altamente abile, in grado di operare a quote significative e in grado di essere equipaggiata con diverso armamento. Partendo da questa base, gli aggiornamenti sono relativi a tutta la parte avionica e di sensoristica. Anche in termini di utilizzo, è vista come un velivolo che è finalizzato all’affiancamento dei velivoli delle generazioni successive anche in ottica del summenzionato SoS. Nel concreto ad oggi è in via di sviluppo la fase P4e (phase 4 enhancement) che si configura come un aggiornamento capacitivo di RADAR a scansione elettronica con capacità evolute, corredato dal Defensive Aids Sub-System (DASS) Base Management, ossia la capacità di impiegare in maniera più precisa le capacità del RADAR. Inoltre, vi è lo sviluppo di reti più veloci a bordo, cockpit aggiornato con capacità di integrazione con il casco, cosiddetto Head Mounted System (HMS). Successivamente, alla luce della crescente minaccia dei sistemi UAV, nello specifico della famiglia dei One Way Attack OWA (ndr), nonostante la missione totalmente differente del velivolo Eurofighter (ossia caccia intercettore), vi è lo sviluppo di soluzioni sostenibili in funzione counter-UAV. Un’altra dimensione, che a detta del relatore è fondamentale, sta nella collaborazione con UAV, ossia tecnologie similari ai succitati CCA (peculiari della 6a generazione).
Infine, il relatore cita il progetto Theseus che è una composizione di progetti nati a latere di una riunione ministero-industria con la finalità di accelerare i processi industriali per meglio supportare le richieste di difesa.
Nota sul progetto Theseus
Il progetto Theseus è richiamato come iniziativa ombrello volta ad accelerare lo sviluppo di nuove capacità operative, ridurre i tempi di integrazione degli aggiornamenti, aumentare il ritmo produttivo del Typhoon, migliorare la disponibilità della flotta in servizio e trasformare il velivolo in ponte tecnologico verso i sistemi di sesta generazione.
In prima istanza, nonostante l’alto rateo di successo dei sistemi di difesa aerea israeliani (teoricamente nell’intorno del 99%) e dei partner ucraini, la difesa passiva deve essere considerata come parte integrante dell’intera struttura della difesa aerea intesa come SoS. La maggior parte delle persone ritiene che siano solo i velivoli fighter e i sistemi superficie-aria a garantire la sicurezza e protezione delle basi militari e delle infrastrutture critiche. Tuttavia, il quadro è più complesso: ad esempio, vi è l’esercito in front-line che garantisce un primo layer di difesa. Con questo, il relatore implicitamente considera l’architettura della difesa aerea come un’architettura multi-dominio e in grado di orientare i sensori siano essi RADAR attivi/passivi siano essi Visual Observer - VISOBS a 360° poiché, differentemente da quanto accadeva durante la Seconda Guerra Mondiale dove la minaccia poteva provenire dal settore Sud-Est, oggigiorno può provenire da qualunque direzione.
Dissertando sulle minacce derivanti da armamento ipersonico e missili balistici, secondo il relatore l’innovazione tecnologica è sicuramente importante, ma non va trascurato ciò che in gergo militare viene definito con l’acronimo CCD, ossia concealment (occultamento), camouflage (mimetizzazione) and deception (inganno). A tal riguardo, sono stati citati i decoy (esca) che, in funzione della loro rispondenza alla realtà (high fidelity) possono essere estremamente efficaci (ndr).
Infine, rispondendo alla seconda domanda, il relatore con la finalità di garantire un sistema Paese resiliente è necessario individuare quali sono i servizi e attività essenziali che hanno ragione di continuare ad operare in caso di conflitto e far di tutto per proteggerli e per garantire la continuità operativa.
Nota su CCD
Con l’acronimo CCD si fa riferimento a concealment, camouflage e deception: tecniche combinate per proteggere risorse, truppe, infrastrutture o informazioni, riducendo l’efficacia dell’azione avversaria.
I relatori, nel rispondere alle domande, hanno richiamato tutti i concetti cardine che sono stati toccati durante il primo panel e il secondo, i quali sono: integrazione di sistemi e quindi la generazione del cosiddetto “sistema di sistemi”, disporre di un solido e interconnesso centro di comando e controllo nel quale confluiscono i dati e vengono fornite informazioni utilizzabili.
Commenti dell’analista
I commenti che seguono non sostituiscono il resoconto degli interventi, ma ne propongono una lettura trasversale. L’obiettivo è ricondurre i diversi contributi del panel a un quadro interpretativo coerente, utile per comprendere le implicazioni operative, industriali e strategiche della difesa aerea nell’era della saturazione.
La saturazione è prima di tutto un problema economico-strategico
Il dato più rilevante non è soltanto l’evoluzione tecnica della minaccia, ma il suo rapporto costo-effetto. Un UAV o una munizione circuitante a basso costo non devono necessariamente ottenere un effetto cinetico decisivo: possono comunque tener impiegati intercettori, saturare sensori, imporre stress decisionale, obbligare alla dispersione delle forze e generare costi politici. La difesa aereospaziale del futuro dovrà quindi essere progettata secondo una logica di cost-per-kill sostenibile, evitando l’impiego sistematico di effettori pregiati contro minacce economicamente marginali.
La kill web è il vero salto concettuale rispetto alla kill chain
Il panel conferma il passaggio da una logica lineare — sensore, decisore, effettore — a una logica reticolare, distribuita e adattiva. In una kill web efficace, ogni nodo può contribuire alla scoperta, alla classificazione, alla decisione o all’ingaggio. Tuttavia, questa architettura produce valore solo se è resiliente alla guerra elettromagnetica, alla degradazione della connettività e alla compromissione cyber. Il rischio, altrimenti, è costruire una rete formalmente avanzata ma operativamente fragile.
La superiorità aerea dipenderà sempre più dalla superiorità nello spettro elettromagnetico
Sensori, data-link, RADAR AESA, C2, guida missilistica, navigazione, targeting e counter-UAS dipendono tutti dalla disponibilità, dalla protezione e dall’impiego efficace dello spettro elettromagnetico. In scenari saturi e contestati, chi controlla lo spettro comprime il ciclo decisionale avversario e preserva il proprio. Parlare di superiorità aerea senza includere la superiorità elettromagnetica rischia pertanto di restituire una visione incompleta del problema operativo.
La difesa passiva non è un residuo del passato, ma un moltiplicatore di resilienza
Il richiamo a concealment, camouflage, deception, decoy e continuità operativa è particolarmente rilevante. La difesa passiva non sostituisce la difesa attiva, ma ne riduce il carico. Se una base è dispersa, mascherata, ridondante e capace di rigenerare le funzioni essenziali, l’avversario deve impiegare più risorse per ottenere lo stesso effetto. In un conflitto di attrito, questa dinamica può generare un vantaggio strategico rilevante.
Il limite europeo non è solo capacitivo, ma procedurale e culturale
Il confronto tra la rapidità di adattamento osservata in Ucraina e la lentezza dei processi nazionali ed europei rappresenta uno dei passaggi più rilevanti del panel. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di fondi o tecnologie, ma la capacità di accorciare il ciclo tra esigenza operativa, sviluppo, procurement, sperimentazione e fielding. In futuro, la competitività militare europea dipenderà dalla capacità di rendere l’innovazione difensiva più rapida, iterativa e mission-oriented.
Conclusione analitica
Il panel restituisce un messaggio chiaro: la difesa aerea del prossimo decennio sarà meno piattaforma-centrica e sempre più architetturale, reticolare e nazionale. La capacità decisiva non sarà il singolo intercettore, il singolo velivolo o il singolo sensore, ma l’integrazione coerente tra sensori persistenti, C2, superiorità informativa, effettori stratificati, resilienza industriale e protezione delle infrastrutture critiche. In questa prospettiva, la superiorità multi-dominio non coincide con la somma dei domini, ma con la capacità di sincronizzarli in tempi compatibili con la minaccia. L’Italia e l’Europa dovranno quindi perseguire una postura di deterrenza credibile fondata su tre pilastri: sostenibilità economica dell’ingaggio, velocità di adattamento industriale e resilienza del sistema Paese.
Output strategico
- La difesa aerea del prossimo decennio sarà meno piattaforma-centrica e più architetturale, reticolare e nazionale.
- La capacità decisiva sarà l’integrazione tra sensori persistenti, C2, superiorità informativa, effettori stratificati, resilienza industriale e protezione delle infrastrutture critiche.
- La superiorità multi-dominio coinciderà con la capacità di sincronizzare i domini in tempi compatibili con la minaccia, non con la semplice somma delle piattaforme disponibili.
- Italia ed Europa dovranno fondare la deterrenza su sostenibilità economica dell’ingaggio, velocità di adattamento industriale e resilienza del Sistema Paese.
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