L’avvio del progetto pilota di Starlink in Vietnam non rappresenta una semplice apertura commerciale verso SpaceX, ma un passaggio significativo nella geopolitica digitale del Sud-est asiatico. Hanoi si colloca infatti al centro di una tensione sempre più evidente: da un lato la necessità di modernizzare le proprie infrastrutture di connettività, dall’altro l’esigenza di conservare un controllo rigoroso sui flussi informativi e sui dati che attraversano il territorio nazionale. In una regione nella quale la connettività è ormai parte integrante della competizione tra potenze, il test della costellazione satellitare di Elon Musk diventa un esperimento politico prima ancora che tecnologico.

Il Vietnam punta a far crescere la propria economia digitale fino a farle raggiungere il 30% del PIL entro il 2030. Per sostenere questa ambizione servono reti resilienti, servizi ad alta velocità e una maggiore copertura delle aree rurali, ancora penalizzate da divari infrastrutturali profondi. La stessa esigenza riguarda la sicurezza marittima nel Mar Cinese Meridionale, dove la capacità di comunicare in modo stabile e continuo può incidere direttamente sulla sorveglianza, sulla protezione delle flotte pescherecce e sulla presenza dello Stato nelle acque contese. Ma proprio qui emerge il paradosso vietnamita: aprirsi a una piattaforma straniera senza rinunciare alle rigide norme nazionali di cybersicurezza.

Le trattative con SpaceX sono state lunghe e complesse, concentrate soprattutto sulla localizzazione dei dati e sulla creazione di gateway terrestri sottoposti alla giurisdizione vietnamita. Il progetto pilota, disciplinato da un decreto governativo della durata di cinque anni, è stato costruito come un compromesso pragmatico: Hanoi ha concesso l’ingresso a Starlink Services Vietnam, società interamente a capitale straniero, ma ha delimitato con precisione il perimetro dell’esperimento. Il tetto massimo di 600.000 abbonati e la realizzazione di quattro stazioni di terra a Phu Tho, Da Nang e Ho Chi Minh City indicano chiaramente la volontà di far transitare il traffico dati entro un’infrastruttura controllabile dallo Stato.

La posta in gioco non è quindi la sola digitalizzazione del mercato urbano. Le tariffe previste per il kit e per l’abbonamento mensile di Starlink restano elevate se confrontate con la fibra ottica locale, rendendo il servizio meno competitivo per l’utente medio delle città. L’interesse di Hanoi appare piuttosto tattico e selettivo: usare la tecnologia satellitare dove le reti tradizionali sono fragili, insufficienti o vulnerabili. I cavi sottomarini vietnamiti sono stati più volte esposti a guasti e interruzioni, talvolta letti anche attraverso la lente della competizione geopolitica. In questo quadro, una costellazione satellitare può offrire ridondanza, continuità e maggiore capacità di risposta.

È soprattutto in mare che SpaceX diventa un asset potenzialmente decisivo. Comunicazioni stabili in acque aperte possono rafforzare la flotta peschereccia, sostenere le attività della guardia costiera e migliorare il monitoraggio delle incursioni navali cinesi nelle zone contese del Mar Cinese Meridionale. Starlink, in questa prospettiva, non è solo uno strumento di connettività civile, ma un abilitatore di presenza, resilienza e consapevolezza situazionale. Il Vietnam non intende concedere alla società americana la libertà operativa di cui gode in molti Paesi occidentali, ma riconosce che la tecnologia satellitare può colmare vulnerabilità strategiche che le reti terrestri e sottomarine non riescono più a compensare da sole.

Sullo sfondo resta la promessa di un investimento da 1,5 miliardi di dollari da parte di SpaceX nel Paese. Per il Primo Ministro Pham Minh Chinh, l’accordo assume così anche una dimensione macroeconomica: attrarre alta tecnologia, consolidare il rapporto con gli Stati Uniti e contribuire al riequilibrio della bilancia commerciale, senza però arretrare sulla sovranità digitale. Il caso vietnamita mostra quindi una traiettoria destinata a diventare sempre più frequente: gli Stati hanno bisogno delle piattaforme globali, ma cercano di piegarle a logiche nazionali di sicurezza, giurisdizione e controllo. Hanoi apre la porta a SpaceX, ma lo fa tenendo saldamente in mano la chiave.

Domenico Letizia

Domenico Letizia

Giornalista pubblicista, saggista e analista che collabora attivamente con prestigiose testate nazionali, tra cui La Ragione, L’Opinione delle Libertà e Il Riformista, distinguendosi per un’attività di reportage e analisi che intreccia geopolitica, diritti umani e innovazione ambientale.